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Tromba d’aria, parla Occhipinti: “Danni enormi, serve fondo di solidarietà”

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Dopo l’inaspettata e devastante tromba d’aria che il giorno della befana ha travolto c.da Sughero e zone limitrofe del santacrocese, si traggono le somme per capire come far fronte ad emergenze simili. In un paese come Santa Croce, a connotazione prevalentemente agricola, dove i danni causati dai forti venti, in certi periodi dell’anno, sono abbastanza prospettabili, la già precaria sopravvivenza dei produttori agricoli rischia di sgretolarsi del tutto, così come è accaduto ai malcapitati proprietari dei fondi a cui la recente tromba d’aria ha fatto visita, distruggendone la produzione in modo insanabile. Il sindaco, Franca Iurato, il giorno successivo all’evento calamitoso si è recata con una rappresentanza di vigili urbani nelle zone colpite per vagliare la portata dei danni prodotti. Anche le associazioni di categoria si sono consultate per cercare una soluzione adeguata al fenomeno che possa dare ristoro a chi, improvvisamente ed incolpevolmente, si trova privato del proprio mezzo di sussistenza.

In merito alla questione si è espresso Guglielmo Occhipinti, portavoce del gruppo agricoltori, che da sempre si batte per la tutela del lavoro agricolo e la ricerca di un adeguato riconoscimento economico dei prodotti frutto della nostra terra. “Purtroppo i danni riportati dai produttori, dopo la venuta di questa tromba d’aria, sono stimabili a 2 mila euro il metro quadrato, se si considerano le strutture distrutte, la produzione devastata e il necessario sgombero del terreno che dovrà essere fatto”. Un prezzo veramente altissimo per un settore già frustrato. Non potendo prevenire, né bloccare questi fenomeni atmosferici, però si cerca di trovare dei rimedi per aiutare a risollevare chi li subisce. “Esiste da anni un’assicurazione, Fata, presente nella nostra provincia – ha aggiunto Guglielmo Occhipinti – che assicura le strutture serricole , ma tutto lascia il tempo che trova. Siamo in mano ad una politica che a parole è brava ma con i fatti non se ne occupa. Ci vorrebbe un fondo di solidarietà per le emergenze e questo ovviamente non possiamo crearlo noi produttori. Non si può spremere un limone che non ha succo. Questo dovrebbe essere fatto dai sindacati o dalle associazioni di categoria. Loro potrebbero utilizzare una percentuale delle quote associative, che tutti noi paghiamo, e impiegarle per costituire questo fondo. Di certo le tessere associative aumenterebbero di numero perché tutti si assocerebbero e in più ci sarebbe la possibilità di avere un ristoro per chi dovesse subire una calamità di questo tipo. L’assessore Corallo è andato a Ragusa presso l’ispettorato per denunciare quanto accaduto, perché le domande devono essere fatte. Chiunque subisce un danno deve comunque farle. Poi si vedrà. Ci devono aiutare quelli che sono più forti di noi. Se i sindacati fanno qualcosa, bene, altrimenti vuol dire che ha ragione Renzi: che se ne vadano tutti a casa!”.

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Scritto da
Antonella Galuppi

Giornalista pubblicista e scrittrice. Laureata in giurisprudenza, mediatore familiare. Si occupa di eventi culturali e spettacoli.

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