Maggioranza in frantumi, il sindaco: “Non hanno più fiducia in me”

La replica alla nota dei quattro consiglieri "dissidenti" e dell'assessore Robusti

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I provvedimenti adottati questa mattina dal sindaco Giovanni Barone, confermano che il primo cittadino di Santa Croce, anziché produrre uno sforzo supplementare per cercare di salvaguardare la “squadra” che gli ha permesso di vincere le elezioni, preferisce affidarsi ad altre soluzioni politiche per portare avanti il suo operato. Di fronte alla nostra richiesta di “correggere” in corsa l’errore (lo riteniamo tale) di un singolo consigliere, Barone ha preferito tutelare la propria posizione e quella di chi da mesi, ormai, lo incentiva nella ricerca di nuovi equilibri di governo, contravvenendo al patto stipulato con gli elettori e incarnato dagli eletti – tutti gli eletti – della lista “Santa Croce Rivive”. La decisione di revocare la nomina del vice-sindaco e di sospendere le deleghe ai due assessori, senza minimamente tener conto delle proposte di mediazione avanzate negli ultimi giorni, confermano la tendenza del sindaco a dividere anziché unire. Per dare un segnale di discontinuità – assolutamente necessario – sarebbe bastato azzerare la giunta e ridiscutere le linee programmatiche. Invece è risultato più comodo colpire i “soliti” nemici interni. Il nostro impegno in Consiglio comunale non cambierà di una virgola, e terrà fede all’impegno assunto nei confronti dei nostri elettori e della città tutta”. Lo dichiarano i consiglieri Piero Mandarà, Antonella Galuppi, Giovanni Giavatto e Salvatore Cappello, e l’assessore Adolfo Robusti.

La replica del sindaco Giovanni Barone è arrivata attraverso le colonne del quotidiano “La Sicilia”: “Ho ricevuto una lettera in cui mi si accusa che avrei mandato Gravina a firmare una mozione della minoranza, che non prevede affatto la revoca del presidente del Consiglio comunale, bensì l’inserimento nello statuto comunale (in realtà, del regolamento, ndr) della possibilità di revoca del presidente del Consiglio . Una modifica prevista dalla Legge. Ho ripetutamente detto al presidente del Consiglio e al vice-sindaco che io non ho potuto impedire il passo di Gravina, che nella sua libertà da libero cittadino e consigliere, ha fatto ciò che desiderava, quindi senza alcun mandato da parte del sottoscritto. Non ci hanno creduto, non hanno fiducia in me. Con le spalle al muro e dopo un’attenta valutazione, mi sono visto costretto a ritirare le deleghe. Una cosa è certa: non ho nessun interesse a demolire la maggioranza, devo governare”.

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