Covid, secondo il decreto i cimiteri potrebbero riaprire: ma chi decide?

L'articolo 1 è poco chiaro. Tutto dipende dalla prossima ordinanza di Musumeci

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All’articolo 1 del nuovo decreto del presidente del Consiglio, pubblicato questa mattina in gazzetta ufficiale, si parla anche della riapertura dei cimiteri, senza mai citarli. Al punto i), si legge infatti che “l’apertura dei luoghi di culto è condizionata all’adozione di misure organizzative tali da evitare assembramenti di persone, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi, e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza tra loro di almeno un metro”. Non si dice, però, chi e quando potrà determinare la loro apertura. In una precedente ordinanza del presidente della Regione, Nello Musumeci, l’accesso ai cimiteri era stata interdetta e qualsiasi tentativo di deroga fin qui si è arenato. Come quello del sindaco Ignazio Abbate, che dopo aver annunciato la riapertura di quello di Modica con specifica ordinanza (ed essersi beccato i rimbrotti di quasi tutti i colleghi della provincia di Ragusa) ha dovuto rinunciare.

Dal Dpcm, inoltre, si evince che le messe non potranno riprendere (anche la protesta della conferenza episcopale dei vescovi ha determinato mezzo passo indietro da parte del governo, che adesso ragiona sull’eventualità di contingentare gli ingressi in Chiesa). Sono sospese fino al 18 maggio le cerimonie civili e religiose; mentre sono consentite le cerimonie funebri con l’esclusiva partecipazione di congiunti e, comunque, fino a un massimo di quindici persone, con funzione da svolgersi preferibilmente all’aperto, indossando protezioni delle vie respiratorie e rispettando rigorosamente la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro. La sospensione di manifestazioni organizzate di qualsiasi tipo, e con la presenza di pubblico, fa saltare ovviamente le celebrazioni di San Giuseppe, che erano state posticipate al 3 maggio (Cene comprese).

Un altro equivoco, invece, è stato generato dalla parola “congiunti”. Da quali congiunti ci si potrà recare in visita (dopo aver compilato regolare autocertificazione)? Stando a una prima autorevole ricostruzione, si tratta dei parenti fino al sesto grado, ma non i fidanzati. “Se si ammette di estendere il concetto di “congiunti” a qualsiasi relazione affettiva o amichevole – si legge sul Sole 24 Ore – la norma in commento sarebbe svuotata di contenuto, perché non vi sarebbe evidentemente più alcun limite al suo perimetro applicativo. Quindi, presupponendo che il legislatore non abbia voluto questo risultato, pare di doversi concludere che chi ha relazioni affettive “non giuridicamente strutturate” debba pazientare ancora un po’” (clicca qui per l’articolo completo). Da Palazzo Chigi, però filtrano nuove indiscrezioni: con “congiunti” si intendono “parenti e affini, coniuge, conviventi, fidanzati stabili, affetti stabili”. Le Faq, che saranno pubblicate nei prossimi giorni sul sito di Palazzo Chigi, chiariranno ulteriori dubbi interpretativi sul provvedimento.

DECRETO IN VIGORE DAL 4 MAGGIO

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