Buoni spesa, elenchi senza nomi e importi. “Cos’hanno da nascondere?”

Ripartiamo Insieme contro Agnello e Zago. "Le loro insinuazioni passibili di querela"

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“Disgustoso guadagnare consensi sulle disgrazie delle persone” (Agnello). “Strumentalizzare qualsiasi fatto o evento per far propaganda politica” (Zago). A sentire parlare i due consiglieri d’opposizione (????), si potrebbero fare solo due supposizioni: o non sanno quali sono le funzioni istituzionali del consigliere comunale, oppure non hanno alcun interesse a conoscere come agisce l’amministrazione, quindi sono conniventi”. E’ quanto scrivono in una nota i quattro consiglieri di Ripartiamo Insieme: Piero Mandarà, Antonella Galuppi, Giovanni Giavatto e Salvatore Cappello. “Quando erano soltanto loro ed i loro accoliti all’opposizione non lesinavano di recarsi costantemente, tutti i giorni, presso gli uffici comunali per accedere a tutti i documenti possibili ed immaginabili per poi attaccare sempre le solite tre/quattro persone, lasciando immune tutto il resto della maggioranza. Ovviamente facevano il loro dovere di consiglieri e non ostacolavano il lavoro di nessuno.  Quando la maggioranza è cambiata e si è creata una nuova opposizione, guarda caso continuano ad attaccare sempre le stesse persone. Anzi, se la nuova opposizione muove un dito, subito a criticare, a giudicare adesso anche con la scusa del Covid-19, che, a detta della consigliera Zago, dovrebbe renderci tutti solidali verso gli altri, tranne per alcune persone (gli scriventi).”

“Tutto questo fa pensare che si tratti di attacchi ad personam – si legge nel comunicato – non c’è altra spiegazione. Ma la cosa più sconvolgente è constatare come i consiglieri Agnello/Zago critichino quello che loro hanno sempre fatto: accedere agli atti. L’accesso agli atti è un diritto di tutti i consiglieri. L’Amministrazione comunale e gli uffici preposti hanno negato l’accesso agli atti ai Consiglieri comunali del gruppo “Ripartiamo Insieme” Mandarà, Galuppi, Giavatto e Cappello che avevano richiesto, con atto formale (numero protocollo 7086 del 6/4/2020), gli elenchi completi (inclusi nominativi e importi erogati), tutta la documentazione  degli aventi diritto ai buoni spesa e di quelli respinti, per esercitare l’attività di controllo e vigilanza così come previsto dall’art. 43 TUEL (Consiglio di Stato sentenza n. 4525 del 2014). Diritto riconosciuto a tutti i consiglieri non per “farne propaganda”, perché la pubblicizzazione dei dati sensibili in esso contenuti è penalmente perseguita, ma solo ai fini dell’esercizio della funzione”.

“Nessuno ha mai intenzionalmente interrotto o impedito agli uffici comunali di svolgere il proprio lavoro. – dichiarano ancora i consiglieri comunali – L’accesso agli atti si sarebbe risolto in maniera pacifica con la consegna delle copie di quanto richiesto. Se si sono opposti e, nonostante le insistenze, hanno prodotto di loro spontanea volontà elenchi, redatti appositamente come una sorta di contentino, però privi di nominativi e importi, quindi assolutamente inutili ai fini di un controllo, è forse responsabilità di chi li ha richiesti? Il ruolo del consigliere comunale è quello di ascoltare la voce dei cittadini, di tutti i cittadini, quindi se a lamentarsi sono parecchie persone, qual è la ragione per non effettuare dei controlli mirati visto che è legittimato dalla legge? Se tutto è svolto correttamente non ci sono motivi plausibili per insabbiare le cose. Le insinuazioni di Agnello/Zago nel mostrarsi “disgustati” per il comportamento dei componenti del gruppo politico “Ripartiamo insieme”, esplicitando che dietro all’attività di controllo ci possano essere interessi personali e favoreggiamenti verso persone vicine, sono pretestuose e passibili di querela, perché si tratta di una guerra tra poveri e nessuno vuole togliere niente a nessuno, se non accertare la regolarità di quanto accade.  Il diniego che viene posto sull’accesso completo agli atti richiesti rasenta reati quali: favoreggiamento, violazione della legge sulla trasparenza, abuso d’ufficio (art. 323 codice penale) e rifiuto ed omissione d’atti d’ufficio (art. 328 codice penale)”.

“Tutto questo è la legge che lo afferma, – chiosano Mandarà, Galuppi, Giavatto e Cappello – pertanto si provvederà attraverso le giuste sedi per tutelare un diritto che vuole essere il diritto di tutti i cittadini alla trasparenza e verità che, per essere così fortemente celata, fa pensare che non sia proprio limpida. Il sindaco, che è anche il rappresentante legale del comune e quindi di tutto l’apparato burocratico dello stesso, non continui a nascondersi dietro la secretazione di quel carteggio, visto che lo stesso è in suo possesso e di conseguenza, pensiamo, anche della giunta nonché della Protezione Civile tutta. Il sindaco, perciò, si assuma le proprie responsabilità politiche senza inasprire ulteriormente questa spiacevole vicenda e dia la possibilità ai consiglieri di svolgere a pieno la loro funzione ossia di esercitare il proprio mandato senza limitazioni, garantito dal più elementare diritto. Diversamente, oltre ad assumersi le proprie responsabilità, anche penali, dovrà spiegare alla città cosa ha dà nascondere e perché”.

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