Lettera aperta a chi si prepara ad assumere decisioni importanti

La stagione estiva alle porte potrebbe riservare grandi tensioni anche sotto l'ombrellone

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Quotidianamente e più volte nell’arco della giornata faccio una capatina sulle pagine del giornale online “Santa Croce Web” per non perdere quel legame affettivo che, nonostante la lontananza fisica, mi permette di essere sempre in loco, nella amata terra di Sicilia ed in particolare sulla incantevole spiaggia di Montalbano, su Piazza Faro, sul Belvedere e così via. E’ così che nella mattinata di ieri mi ha particolarmente colpito l’articolo della Redazione dal titolo “Il calvario delle spiagge libere: per fare il bagno si dovrà prenotare”. Mi è quindi venuto spontaneo domandarmi: “ma allora questa estate ci aspetta una stagione di vero calvario?” La risposta, ovvia ed intuitiva, non può che essere affermativa.

Ma nel contempo, penso che quella ormai alle porte sarà una stagione connotata da grandi tensioni e, realisticamente, da poderose litigate tra quanti si aspettano di accedere legittimamente in spiaggia e gli zelanti (ma talora non sempre preparati) vigilantes cui l’Amministrazione Comunale conferirà l’incarico di sorvegliare e vigilare sulla corretta osservanza delle disposizioni in via di preparazione e di emanazione. Ed a tal ultimo riguardo, varrà bene che la stessa Amministrazioni si preoccupi per tempo di “qualificare e legittimare potestativamente” i detti vigilantes ad evitare di arrecare disturbo alla Forze di Polizia (normativamente legittimate e titolari di poteri coercitivi) che verranno sistematicamente chiamate a dirimere le inevitabili controversie.

D’altra parte, come recita un antico detto popolare “non ci vuole la zingara per indovinare il futuro”, i frequentatori di Punta Secca potranno agevolmente immaginare quello che accadrà se solo fanno mente locale a quanto è occorso la scorsa estate in tema di controllo del corretto pagamento del ticket per l’occupazione degli stalli adibiti ad area di sosta e contrassegnati da strisce blu: verbalizzazioni per lo sforamento anche di pochi minuti rispetto all’orario di scadenza del ticket nonostante che un margine di tolleranza venga universalmente riconosciuto; famiglie che si sono ritrovate a piedi perché la propria auto era stata rimossa e portata via; signore con bambini in lacrime che – per lo stesso motivo – non sapevano come riconquistare la strada di casa in mancanza di autolinee o adeguato servizio di taxi. Ma vi è di più. I vari residenti, domiciliati, abituali frequentatori di quella ridente località che, in quanto proprietari di casa, pagano fior di denari in fatto di IMU, TASI (ancorché oggi incorporata), TARI ed altri balzelli dovranno continuare a sostenere tali oneri pur non potendo godere di alcun servizio?

Mi sembra proprio un nonsenso posto che non occorre andare a ricercare alcun testo di diritto se solo ricordiamo il sacrosanto principio del “no taxation without representation” o meglio, adattandolo al contesto, senza poter usufruire di alcun servizio. Imposte e tasse intanto si pagano in quanto ripagano un servizio, sia esso individuale, sia esso indivisibile. Facendomi quattro conti in tasca, per assolvere al pagamento di quei tributi, ogni anno spendo cifre di tutto riguardo che ben mi consentirebbero di godere, servito e riverito come si dice in gergo, di una vacanza dignitosa. Le mie vogliono essere solo delle riflessioni ad alta voce nella speranza che in qualche maniera possano fornire spunto per più qualificate riflessioni in vista delle conseguenti, logiche decisioni.

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