Denunciò presenze “sospette” al cimitero: ma è lei che viene multata

Pina Cocuzza scrive di nuovo al sindaco: "Legalità e giustizia sono solo belle parole"

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Il ricordo di un’avventura (vietata) al cimitero è un verbale postumo per “aver violato l’obbligo di limitazione alla circolazione”. E’ il caso di Pina Cocuzza, ex candidata al Consiglio comunale che, nei panni di comune cittadina, il 28 aprile si era recata nel piazzale del cimitero e, notando strani movimenti all’interno dell’ufficio del custode (l’accesso al camposanto era interdetto per limitazioni anti-Covid), ha scattato alcune foto e denunciato il fatto pubblicamente. Ha chiesto al sindaco di visionare le telecamere, per appurare le eventuali responsabilità, ma l’amministrazione si è limitata a farle recapitare una nota, firmata dall’addetto ai servizi cimiteriali, che giustificava quelle presenze di “troppo” con il ritiro di alcune autocertificazioni. Ma la signora Cocuzza non si è limitata alla classifica segnalazione e ha inviato un esposto in Prefettura.

Per questo, nella giornata di oggi,  è stata negli uffici della Polizia municipale, dove ha confermato la prima versione dei fatti. La sua presenza all’interno del piazzale del cimitero, però, le è costata una multa da 280 euro (come documentato dalla foto). “Caro sindaco, Giovanni Barone, stanotte ti fossero fischiate le orecchie, sappi che ero io – scrive la Cocuzza in una nota – Non sai quanto mi sono pentita di non averti votato. Lo avessi fatto!!! “Dura lex sed lex” non è soltanto una bella frase, ma la necessità morale di piegarsi a una legge, anche se dura, e oggi ho avuto davvero una bella lezione.  Anche io mi sono piegata a una dura legge, quella di avere comunicato un illecito e di ritrovarmi io con un bel verbale (giusto, per carità). C’è qualcuno, invece, che non deve piegarsi alla stessa legge, giustificato da te e dai tuoi uffici!! Bene, anzi, benissimo!!! Da oggi spiegherò, così come hai fatto tu in campagna elettorale, che le parole legalità e giustizia sono belle parole e che tali devono rimanere. Spiegherò alle mie figlie e ai miei nipoti che ho sbagliato io. Devono riempirsi la bocca di queste parole ma guai ad applicarle. Potrebbero ritrovarsi loro con un bel verbale da pagare e altri con una bella giustificazione, scritta addirittura dal primo cittadino”.

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