Ricordando Capaci. Come nacque lo scatto con Falcone e Borsellino

Vi riproponiamo l'intervista del direttore Paolo Mandarà al fotografo Tony Gentile

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Oggi ricorre il 28° anniversario della strage di Capaci. Il 23 maggio ’92, alle 17.58, Cosa Nostra uccise il magistrato Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e i tre agenti della scorta. In occasione di questa ricorrenza, vi riproponiamo un’intervista realizzata due anni fa per Buttanissima Sicilia dal direttore Paolo Mandarà al fotografo Tony Gentile, autore di uno scatto entrato nella storia: quello che ritrae Giovanni Falcone e Paolo Borsellino durante un convegno organizzato dal magistrato Giuseppe Ayala.

(da Buttanissima.it)

E’ un premio alla carriera, a quella formidabile istantanea esibita, oggi e per sempre, nelle scuole e negli uffici pubblici di tutta Italia: il sorriso e la complicità dei giudici Falcone e Borsellino, ritratti durante un convegno a Palermo nei giorni successivi all’omicidio Lima. La sala piena di fotografi e giornalisti, ma a catturare l’attimo meglio di chiunque altro è Tony Gentile, fotografo palermitano oggi in forza al colosso Reuters. Gentile – e qui torniamo al premio – ha appena ricevuto l’onorificenza di Cavaliere dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

“La motivazione? E’ stato riconosciuto il valore artistico e morale di quell’immagine. E’ una foto che si trova ovunque e che maturò in circostanze eccezionali”. All’incontro organizzato da Giuseppe Ayala, i due magistrati apparivano allo stesso tavolo, in una rara uscita pubblica condivisa. Erano giorni di terrore, l’attenzione è tutta riservata a loro: “Sono lì per parlare dei rapporti fra la mafia e la politica – ricorda Gentile a distanza di 25 anni – Io devo coprire l’evento per il Giornale di Sicilia e, dato che ero anche un freelance, per arricchire il mio archivio. Trascorro tutta la serata a osservare. Percepisco che succede qualcosa, i due si avvicinano per parlarsi. Cogliere l’azione è fondamentale per un fotografo, così mi posiziono di fronte al tavolo e scatto. C’è una foto che funziona più di altre e la propongo al giornale. Ma per precise scelte editoriali rimane in archivio e non viene utilizzata, non subito”.

“Dopo 57 giorni muore Falcone, e quella foto improvvisamente cambia significato – racconta con straordinaria lucidità -. Non rappresenta più soltanto due magistrati, ma un passaggio di testimone fra l’uno e l’altro. Altri 57 giorni e succede il finimondo in via D’Amelio. Il significato cambia ancora. Chi l’aveva già avuta, la utilizza. Altri la comprano. Dal ’93 comincia a vivere una vita propria e finisce su cartelloni, manifesti e lenzuola. Raggiunge la massima divulgazione popolare”. E’ una foto che fa storia.

Ma il Gentile di quegli anni vive una città martoriata, la sua città. E continua a scattare. Non solo morti ammazzati: rappresenta la vita di tutti i giorni, vissuti in un panorama surreale di sangue e dolore. Ne viene fuori un libro, pubblicato nel 2016, dal titolo “La guerra. Una storia siciliana”. E’ il dipinto finale di cronache e spaccati quotidiani in cui Gentile è emotivamente coinvolto: “Tanti fotografi girano il mondo a caccia di una guerra. Ma stavolta la guerra era a casa mia. In tanti si presentarono a Palermo, ma quella era la “mia” storia. Di Palermo avevo raccontato le buche nelle strada e la ragazzina che prendeva l’acqua alla fontana. E continuai a raccontare come la vita andava avanti in quei momenti. I palermitani erano abituati all’idea che si sparasse per strada. Unendo ogni piccolo pezzo di cronaca, ricavai un pezzo di storia”. Che è questo libro.

Il ricordo di allora è garantito (oltre che dalle fotografie) da interviste e riconoscimenti come il titolo da cavaliere. Tony, nel frattempo, va avanti nel suo lavoro. “Non è cambiato nulla rispetto a 25 anni fa. Continuo a fare attualità, con soggetti diversi, sicuramente più internazionali, e situazioni interessanti a livello globale. Seguo gli avvenimenti sportivi e i viaggi del Papa, è una vita movimentata”. Si porterà dietro per sempre Falcone e Borsellino, e la loro complicità: “Fa piacere aver scattato quella foto. E’ molto bello, per uno che fa il mio lavoro, aver realizzato un’immagine destinata a rimanere per sempre negli occhi e nel cuore delle persone”.

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