Mandarà: “Pensiamo a un’alternativa. Il dialogo col Pd è necessario”

Il leader del gruppo Insieme: "Troppi fattori esterni. Con Barone esperienza deludente"

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A palazzo di Città la maggioranza non è più quella di una volta. La lista che ha permesso a Giovanni Barone di vincere le elezioni si è sgretolata. Svanita alla vigilia della pandemia, dopo mesi di cronico logorio. I tre consiglieri di Ripartiamo Insieme (come Cappello, fresco di adesione al Pd) hanno girato i tacchi, mettendosi in proprio. A reggere, in maniera quasi “occulta”, la permanenza del sindaco Barone – che altrimenti non avrebbe più i numeri per governare – sono rimasti gli oppositori della prima ora, che pur senza aderire ufficialmente, sono i nuovi “responsabili”. E vantano un rapporto privilegiato con il vicesindaco Filippo Frasca. Piero Mandarà, che assieme a Galuppi e Giavatto è fuoriuscito dalla maggioranza, non vuole più saperne. Il presidente del Consiglio è anche il leader del gruppo “Insieme”.

La vostra fuoriuscita e l’inciucio che denunciate da mesi, hanno sancito l’avvio degli ultimi due anni di legislatura. Cosa si aspetta?

“Ribaltoni e cambi di casacca non portano mai a nulla di buono. Al posto del sindaco avrei rimesso il mandato nelle mani dei cittadini. Non può continuare a governare coi voti del nostro gruppo. I santacrocesi hanno votato una coalizione e un programma e adesso si ritrovano altri uomini e altre idee. I cambi in corsa servono soltanto alla propria sopravvivenza politica. Da tempo, in paese, giravano strane voci su possibili accordi tra pezzi di maggioranza e la coalizione sconfitta alle elezioni. Sono state confermate dopo che noi, responsabilmente, abbiamo scelto di sfilarci. Non c’erano più le condizioni per andare avanti: i patti della vigilia erano stati disattesi e gli intrallazzi erano diventati ingestibili. I nostri assessori si sono fatti da parte, così il sindaco li ha revocati”.

L’opposizione di prima reclama di essere opposizione anche adesso.

“Nei primi tre anni di legislatura, l’opposizione, oggi maggioranza, a parte rare eccezioni non è mai pervenuta. E’ stata silenziosa e accomodante, ha basato la propria azione politica solo su tentativi di rivalsa o di rivincita ai danni del sottoscritto e del mio gruppo. Chi non è mai venuto in Consiglio comunale faticherà a rendersene conto. L’unico obiettivo non era mandare a casa il sindaco, che non rappresenta più la volontà popolare, bensì fare la guerra ai vari Mandarà, Galuppi e Giavatto”.

Santa Croce non meriterebbe un po’ più di stabilità politica?

“Credo sia giunto il momento di dare avvio a un nuovo ciclo. L’esperienza di Santa Croce Rivive è finita e, come tutte le cose, ha portato con sé cose buone e cose meno buone. Che secondo noi hanno prevalso. Oggi è il momento di ripartire, cercando di coinvolgere le migliori forze del paese. Bisogna evitare, come è successo a Barone, di essere stato troppe volte ostaggio di chi ha anteposto il proprio interesse personale a scapito della progettualità. Che fine hanno fatto le idee sulla santacruciarità? Le proposte di innovazione e cambiamento? Non basta parlare di rifiuti e fumarole. Occorrerebbe affrontare il tema dello sviluppo, del turismo, delle opere pubbliche. A parte qualche strada rappezzata non si è visto niente. Vedo un’amministrazione ferma, abbarbicata ai personalismi, che ha perso di vista lo scopo finale: ossia l’interesse collettivo”.

State preparando il dopo-Barone? Qualcuno vi accusa di essere già in campagna elettorale.

“Se essere in campagna elettorale vuol dire costruire un’alternativa, pensare a progetti di ampio respiro per il paese, immaginare un rimedio alle numerose criticità già esistenti, sì, allora siamo in campagna elettorale. L’idea, comunque, è garantire la prosecuzione di questa esperienza amministrativa esercitando un’opposizione non ‘preconcetta’ ma ‘costruttiva’, valutando i singoli atti portati, di volta in volta, all’attenzione del Consiglio comunale. Abbiamo fatto numerose proposte per superare la stasi del Covid, ma sono state respinte tutte quante. Dall’Amministrazione non c’è alcun segnale d’apertura: così diventa difficile servire il paese”.

Avete perso Cappello, che ha scelto di aderire al Partito Democratico.

“Ho salutato con piacere la nascita del gruppo del Partito Democratico in Consiglio comunale attraverso la presenza del consigliere Cappello. Può essere un ulteriore tassello per far emergere problematiche e proposte costruttive. Se il Pd vuole accettare la sfida di essere il luogo che attrae e federa attorno a sé sensibilità e storie diverse, soprattutto a livello locale, anche a Santa Croce potrà riguadagnare consenso”.

L’esperienza di Insieme ha un futuro? Dialogherete con il Pd?

“Oggi il gruppo “Insieme” rappresenta a Santa Croce una buona fetta del voto d’opinione, però dobbiamo rafforzarci rispetto al rapporto con il territorio, che è il nostro tallone d’Achille, e costruire una coalizione vincente attraverso una lista civica che aggreghi le forze moderate del paese, e soprattutto le associazioni e il volontariato, che a parer mio, rappresentano il modo migliore per supplire alle inefficienze dei partiti. Se vogliamo accettare questa sfida, è evidente che il dialogo con il Pd (ma non solo col Pd), è un dialogo necessario”.

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