Strade provinciali assediate dalla monnezza. “E nessuno la rimuove”

Discariche abusive sulla S.Croce-Comiso. Fare Ambiente si appella al Libero Consorzio

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Il fenomeno dell’abbandono dei rifiuti si riscontra ogni giorno anche sulle strade provinciali, e suscita il disappunto e la riprovazione di cittadini e abitanti delle zone interessate, che se pur segnalando tempestivamente al comune di Ragusa e al Libero consorzio – al fine di adottare le misure necessarie per reprimere l’inciviltà e ripristinare lo stato dei luoghi – non riescono ad avere alcuna risposta.

Il degrado ambientale della sp 60, la Santa Croce Camerina-Comiso che attraversa il comune di Ragusa, è in realtà una strada provinciale che da diversi anni è diventata oggetto di abbandono, specialmente nelle ore mattutine, da parte di coloro che la percorrono per raggiungere il proprio posto di lavoro. L’articolo 192 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152 vieta l’abbandono e il deposito incontrollato di rifiuti sul suolo e nel suolo e l’immissione di rifiuti di qualsiasi genere, allo stato solido o liquido, nelle acque superficiali o sotterranee. Cosi come ai sensi dell’articolo 14 del Decreto Legislativo 30 aprile 1992 n. 285 (noto come Codice della strada), “spetta agli enti proprietari provvedere alla loro manutenzione, gestione e pulizia, comprese le loro pertinenze e arredo, nonché attrezzature, impianti e servizi e, quindi, non limitatamente al solo nastro stradale, ma anche alle piazzole di sosta, onde siano garantite la sicurezza e la fluidità della circolazione”.

“Detto ciò – spiega Salvatore Mandarà, coordinatore provinciale di FareAmbiente – è necessario che intervenga il prefetto di Ragusa affinché l’amministrazione provinciale del Libero consorzio di Ragusa adotti le misure necessarie per eliminare i rifiuti, responsabilità e competenza che tra l’altro è derivante dall’obbligo di custodia connesso alla proprietà e appartenenza della strada. Chiunque veda qualcuno che abbandona rifiuti – conclude Mandarà – lo può denunciare alle forze dell’ordine, prendendo il numero di targa del suo mezzo di trasporto e, se possibile, con l’aiuto di alcune foto scattate in quel frangente che consentiranno di punire coloro che hanno fatto di questa pratica il proprio stile di vita”.

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