Finire in corsia nell’anno peggiore: ma il sogno di Alberto è realtà

E' stato catapultato nel reparto di Rianimazione, a Imola, nel momento più critico

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Sono Alberto Loi, un santacrocese per intenderci, ed in questo particolare momento di difficoltà dovuta alla pandemia, per la mia provincia e il mio paese, con grande senso di identità, di appartenenza e per ciò che mi sento di poter e dover dare, sono vicino con il cuore alla mia terra.

Il 2020 rappresenta il mio ottavo anno di studio consecutivo. In questi 8 anni ho frequentato 3 facoltà diverse in 3 atenei diversi, in 3 città diverse. In particolare, la mia esperienza si concretizza tra Urbino, Bologna e Imola in cui sto ultimando i miei studi. Dopo la conquista della seconda laurea, che mi battezza come specialista in Scienze e Tecniche dell’attività sportiva con un punteggio di 110 e lode e tesi sperimentale sulla variazione della composizione corporea e dei pattern di movimento, punto ad un altro 110 e lode alla facoltà di Infermieristica dell’università Almamater Studiorum di Bologna, portando una tesi empirica e innovativa, sul concetto di Patient Engagement, e su come, l’attività fisica, possa modulare i parametri biochimici e metabolici nel paziente affetto da Diabete Mellito di tipo 2, attraverso una minuziosa revisione scientifica, la creazione di un protocollo di allenamento associato alla realizzazione di una cartella integrata in cui collaborano più professionisti e al ruolo Infermieristico come educatore terapeutico.

Sono molto soddisfatto di questo mio percorso; ho sempre voluto diventare un Professionista Multi-Tasking a tutto tondo. Mi sono dilettato anche nella stesura di un libro per la didattica degli studenti futuri e, sto cominciando a pensare a come poter stilare il mio secondo libro: voglio far capire cosa significhi essere uno studente fuori sede; è bene che i ragazzi, nel 2020, capiscano certe dinamiche. In tutti questi anni, fuori casa, ho attraversato momenti di vera gioia e sconforto. Non è per niente facile la vita, lontano da tutto, dagli affetti più cari e dagli amici. Se sono stato male, lo sono stato da solo; se ho pianto, l’ho fatto da solo; se mi son sentito solo, ho dovuto stringere i denti e andare avanti; ti sembra di essere circondato da persone che ti vogliono bene ma, in realtà, come dice mio Padre: Alberto, ricordati che gli amici oggi ci sono e domani spariscono; se vuoi una mano, la trovi alla fine del tuo braccio. Sono andato avanti sempre con questo mood e per questo, ho raggiunto traguardi importanti seppur sofferti.

Ringrazio mio padre per avermi insegnato lo spirito di sacrificio. Devo ringraziare, comunque, la mia famiglia per il supporto e inoltre, vorrei ringraziare di vero cuore la mia Relatrice Orietta V. e la mia Tutor Cinzia D. del polo formativo di Imola a cui voglio un bene dell’anima, che mi hanno aiutato a superare momenti difficili con grande professionalità. Questo triennio del capitolo Infermieristica mi ha messo a dura prova; ho visto, con i miei occhi, il cosiddetto “respiro della morte” dei pazienti. Pensavo non esistesse e, invece, mi ci sono imbattuto un sacco di volte. Tornavo a casa con uno sconforto allucinante, condito da un silenzio tombale e una solitudine fuori dal comune. Dicevano che mi sarei abituato e invece, dopo 3 anni, faccio ancora fatica nonostante mi manca 1 mese per essere ufficialmente un Infermiere, se tutto va bene. Forse non mi abituerò mai.

In particolare, il 2020 è stato un anno molto difficile per me; perché? Emozioni e sensazioni mi hanno letteralmente divorato dall’interno, soprattutto questi ultimi 2 mesi in cui ho svolto il tirocinio finale presso l’unità di Terapia Intensiva (Rianimazione) dell’ospedale di Imola. Seppur da tirocinante, ho compreso a fondo cosa significa soffrire, essere inermi di fronte alla malattia e provare un senso di sconforto di fronte a tali sofferenze. Guardando tutto ciò e sperimentandolo in prima persona, prestando assistenza diretta ai pazienti, in piena autonomia e con la giusta consapevolezza, mi rendo conto di quanto siamo fortunati senza rendercene conto. Impegno: ho una concezione di impegno molto particolare. Gli altri fanno 100? Io faccio 1000. Al di là di questo, penso proprio che nella vita non sia importante superare gli altri ma, superare se stessi. In tutto quello che faccio, cerco di dare il massimo e mi piace pensare di essere un vero e proprio Leader. L’impegno ti permette di raggiungere gli obiettivi, agganciarli, superarli e conquistarli. È il mio mood personale che mi ha permesso di portare a termine, questo mio terzo percorso universitario. Sicuramente, la superficialità non fa parte del mio essere. Prendo sempre le cose con molta serietà, anche le più banali. Perché? Nulla è scontato. Chiaramente, alla base dell’impegno, ci deve essere molta motivazione.

Potrei anche definirmi un motivatore per eccellenza, lo ammetto. Professionalità: per me è una componente essenziale del mio lavoro. Essere professionali significa essere competenti; significa saper fare una determinata azione ma, ancora più importante, sapere il motivo per cui la si sta facendo. È bene che le persone si affidino sempre a professionisti per risolvere qualsiasi tipologia di problema, che può inficiare sugli aspetti psico-fisici. Dal vertice alla base, tutti i professionisti dovrebbero agire attraverso un sapere professionale “smisurato” che sancisce, in primis, fiducia tra il professionista e il paziente. E’ comunque un qualcosa che si acquisisce con l’esperienza e che denota relazionalità, morale, etica e professione.

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