L’abbeveratoio di contrada San Martino ripulito ancora dai rifiuti

Le effigie di San Giuseppe risplendono. Un pezzo di storia restituito alla comunità

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L’area dell’abbeveratoio di San Martino, sita in territorio ragusano, ma più vicina a Santa Croce Camerina, è  un tesoro da custodire e un patrimonio storico da salvaguardare. La visita del sindaco Giovanni Barone e il ringraziamento del presidente del Consiglio comunale di Ragusa, Fabrizio Ilardo, giunte al termine dell’attività di pulizia promossa domenica da Fare Ambiente, ne sono una testimonianza. Il sito accoglie ancora oggi i resti della Fontana di San Martino, chiamata dai santacrocesi “a abbiviratura”.

La storia locale racconta di una nave spagnola che si arenò sulle nostre coste, e da subito fu contesa fra gli abitanti delle città vicine; tuttavia, debitamente al suo peso, nessuno riuscì ad accaparrarsi il grande blocco di legno. Almeno fino all’arrivo dei cittadini di Santa Croce, i quali riuscirono finalmente ad impadronirsene. Sulla via del ritorno verso il paese, i camarinensi decisero di sostare in contrada San Martino: qui scelsero di fermarsi presso la fontana voluta da Don Guglielmo Vitale (futuro Barone di Corchigliato) per recuperare le energie. Fu qui che, secondo la narrazione tradizionale, l’acqua si trasformò in vino. Colpiti dai prodigi che arricchirono quella vicenda, gli abitanti di Santa Croce decisero di affidare il legno al maestro Salvatore Bagnasco, le cui sapienti mani diedero vita ad una statua di San Giuseppe. A San Giuseppe il barone dedicò una stanza ed un altare consacrato presso la propria dimora, oggi nota con il nome di Palazzo Vitale-Ciarcià; per quanto riguarda la fontana di San Martino, nel 1806 Guglielmo Vitale fece incidere un’epigrafe, in memoria degli eventi di cui sopra. Il barone morì nel 1832: nello stesso anno Santa Croce cominciò a celebrare la festa di San Giuseppe.

La storia ci lega alla fontana di San Martino e al chiostro romano. Ma prima la sopraelevazione della strada, con il cemento e l’asfalto, poi la deviazione del corso d’acqua che fino alla metà degli anni settanta era motivo di ristoro per i passanti, e infine l’incuria e l’abbandono di rifiuti, stanno cancellando una tradizione tutta santacrocese. “Siamo ancora in tempo – dice Salvatore Mandarà di FareAmbiente – a salvare il salvabile e valorizzarla così come è stato fatto qualche anno fa. Significherebbe aggiungere un altro tesoro alla comunità camarinense. Una lenta e costante opera di distruzione perpetrata da chi non ha rispetto per nulla e, negli ultimi anni, ha trasformato la fontana di San Martino e il Chiostro Romano in un cumulo di rifiuti della peggior specie. Adesso spetta a noi – continua Mandarà -: a quelli che vogliono bene a questo paese, a quelli che ancora s’indignano quando vedono deturpare il proprio territorio. A quelli che pensano che tutti siamo figli di una storia”.

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