Chiudere tutto è inutile finché prevale l’idiozia dei comportamenti

Il Covid ha cambiato anche il senso delle parole - L'editoriale di Antonella Galuppi

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L’espressione “immunità di gregge” che negli ultimi tempi è diventata un mantra e rimbomba attraverso ogni mezzo di comunicazione, di massa e social, la trovo inquietante e anche un po’ indisponente, sebbene racchiuda una grande verità. D’altronde la pandemia ci ha portati a calibrare le parole e a modificarne il senso originario. “Positivo”, usato come aggettivo puro o sostantivato, ha perso la sua valenza gioiosa, acquisendo un carattere del tutto deleterio. Oggi nessuno vorrebbe essere positivo e neppure riesce a pensare positivo, vista la situazione. In merito all’immunità di gregge, sarebbe bene analizzare separatamente le parole. Gregge richiama immediatamente a un gruppo di ovini che procedono l’uno accanto all’altro ed è sempre stato ricondotto, metaforicamente, a comportamenti di massa eseguiti senza riflettere, solo per imitazione. Se in condizioni di vita “normali” uniformarsi agli altri è stato inteso come incapacità di pensare con la propria testa, quindi non riuscire a prendere delle decisioni autonome, nella nostra attualità “pandemica” agire in modo uniforme e non differenziarsi è quanto mai necessario, anzi vitale. L’anticonformista, allo stato attuale, non è più l’ammirevole soggetto responsabile delle proprie azioni e altamente razionale, è colui che con il suo comportamento può distruggere sé e gli altri.

L’aumento dei contagi da Covid ha comportato, a livello mondiale, nazionale, locale, molte limitazioni che non avremmo mai immaginato, scelte che provengono dall’alto delle autorità e che ci indispongono perché incidono sulla nostra libertà personale, lavorativa, affettiva. Ho sempre pensato che le regole debbano essere rispettate, anche le più ostiche. Ci si può lamentare in modo più o meno eclatante ma la lamentela non supportata dalle dovute confutazioni diventa sterile. Fra le innumerevoli limitazioni a cui siamo sottoposti, non possiamo evitare di parlare delle chiusure di bar, ristoranti, b&b, negozi, scuole, palestre, centri estetici, parrucchieri, barbieri, cinema, teatri e tutto quanto viene ritenuto secondario e non di prima necessità. Sono stata sempre contraria alla loro chiusura e lo sono tutt’ora, non perché sia folle e tantomeno per interesse personale. Invece, sono fermamente convinta, tranne per pochissimi casi di idiozia congenita, che in tutte le attività su elencate vengono rispettati scrupolosamente i criteri di sanificazione dei locali, l’uso delle mascherine, l’igienizzazione delle mani e il distanziamento sociale, ovvero tutto quanto possa garantire la protezione dal virus.

Altra cosa sono i pranzi, le cene, le scampagnate nelle seconde case insieme alla famiglia, dove per famiglia non si intendono solo i congiunti, intesi come conviventi, ma si inglobano fratelli e sorelle con le rispettive famiglie, zii, cugini, nipoti, compari, amici e quant’altro. Abbiamo mai pensato che dietro un’altra famiglia, che non convive con noi, ci sono tante altre relazioni di cui non conosciamo la tracciatura? Abbiamo riflettuto sul fatto che con costoro abbassiamo i nostri livelli di guardia, quindi zero mascherine, zero sanificazioni, zero distanziamento sociale? Il covid non risiede a scuola, a meno che un docente, un alunno o un dipendente lo introduca dopo aver avuto una condotta dissennata. Il covid non si prende mangiando al ristorante se vengono rispettate tutte le regole di sicurezza e neppure lo si incontra in giro, a meno che il solito intelligente di turno, portatore del virus, in barba a tutto e tutti, circoli come se nulla fosse, solo per il fatto di essere asintomatico. Non si prende il covid se si va a bere un caffè con un’amica, seduti al tavolino di un bar, e neppure se si va a guardare uno spettacolo.

Ci lamentiamo che i lockdown non servono a nulla perché assistiamo a continue chiusure e aperture che fanno tanto male all’economia. Ma crediamo realmente che la responsabilità sia solo di chi ci impone delle limitazioni? Abbiamo mai pensato che tutto questo è colpa di quei pochi incoscienti che continuano a trasgredire sottobanco credendo di prendere in giro tutti? Se avessimo seguito tutti, e sottolineo tutti, le indicazioni che da oltre un anno ci vengono chieste, oggi non saremmo al terzo lockdown e non avremmo costretto tante attività commerciali a vivere di stenti o chiudere definitivamente. Magari non avremmo risolto in via definitiva il problema pandemico, però avremmo coscienza del fatto che ognuno ha agito correttamente.

E che dire del concetto di immunità? Vaccinarsi in massa potrà condurre senz’altro verso la nostra vecchia e tanto amata normalità, ma siamo certi che solo il vaccino ci permetterà di risolvere la questione? Se non adotteremo uno stile di vita appropriato e rispettoso correremo sempre dei rischi perché il vaccino, da solo, non potrà salvarci se non saremo noi a volerci salvare. Allora riflettiamo: sì, ad adottare TUTTI gli stessi comportamenti responsabili; sì, alle aperture delle attività economiche e produttive; sì, alla didattica in presenza; sì, alle vaccinazioni (con la possibilità di scegliere il vaccino più consono a noi, perché se proprio dobbiamo morire fateci scegliere di quale morte!). Prima vinciamo questa sfida e prima potremo tornare, non solo ad abbracciarci, ma a “vivere” in simbiosi con gli altri, perché nessuno può stare bene se l’altro è in difficoltà. Meditiamo…

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