La puntata di Tg2 Medicina 33 andata in onda oggi ha affrontato il tema della psico-oncologia, sottolineando quanto il sostegno psicologico sia ormai una componente fondamentale nel percorso di cura dei pazienti oncologici. Non si tratta solo di affiancare le terapie mediche, ma di prendersi carico della sofferenza emotiva che accompagna la malattia e che coinvolge pazienti, familiari e operatori sanitari.
Nel racconto proposto dalla trasmissione Rai, accanto alle testimonianze dei pazienti e agli approfondimenti clinici, emerge con particolare forza la voce di Barbara Giardina, infermiera di origini santacrocesi in servizio all’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma. La sua esperienza rappresenta in modo concreto l’evoluzione del ruolo infermieristico all’interno dei contesti oncologici più complessi.
Barbara racconta come il suo approccio al paziente, agli inizi della carriera, fosse improntato a una visione esclusivamente tecnica:
«Il mio rapporto col paziente era puramente formale, lo consideravo un caso clinico da seguire».
Un’impostazione che nel tempo è cambiata profondamente grazie al lavoro svolto insieme al servizio di psico-oncologia degli IFO e ai percorsi di formazione dedicati agli operatori sanitari:
«Successivamente, grazie anche agli eventi formativi organizzati dal servizio di psico-oncologia degli IFO, ho avuto la possibilità di sviluppare anche le competenze comunicative, psico-emotive ed educative».
Da questo passaggio nasce una nuova modalità di stare accanto al paziente, che va oltre la prestazione sanitaria e diventa relazione autentica:
«Della creazione di un’autentica relazione di cura col paziente, che a me piace piuttosto definire relazione che cura»
Un concetto centrale, perché è proprio dentro questo spazio relazionale che il paziente oncologico può trovare ascolto e contenimento emotivo:
«Perché è proprio all’interno della stessa che il dolore, i vissuti emotivi del paziente vengono leniti in quanto ascoltati e contenuti emotivamente».
La testimonianza di Barbara Giardina restituisce il senso più profondo della psico-oncologia raccontata da Medicina 33: non basta curare la malattia, è necessario prendersi cura della persona.