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Bilancio approvato “a porte chiuse”: numeri fragili, confronto negato e una maggioranza che schiaccia il Consiglio. Il punto di Insieme per Santa Croce

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All’indomani del Consiglio comunale che ha approvato il bilancio di previsione 2026–2028, il gruppo di opposizione “Insieme per Santa Croce” diffonde una nota critica sui contenuti del documento finanziario e sulle modalità con cui si è arrivati al voto in aula. Nel testo, i consiglieri parlano di numeri fragili, margini ridotti e confronto negato, contestando sia le correzioni intervenute a pochi giorni dalla prima approvazione in Giunta sia la gestione politica del percorso che ha portato all’ok definitivo. Di seguito la nota integrale:

Un bilancio di previsione non è un atto tecnico neutro. È l’atto politico per eccellenza: traduce in numeri una visione, una strategia, una direzione amministrativa.
E proprio per questo colpisce — e preoccupa — che nel giro di otto giorni la Giunta comunale abbia licenziato due versioni diverse dello stesso bilancio 2026-2028, la seconda formalmente definita “rettifica” della prima.
Una correzione che pesa: non un dettaglio, ma il cuore degli equilibri. Non si tratta di un’aggiunta marginale o di un aggiustamento di forma.
La delibera dell’08/01/2026 rettifica il prospetto degli equilibri di bilancio, correggendo un errore nell’indicazione dell’utilizzo dell’avanzo presunto nelle annualità 2027 e 2028: un dato che nella prima approvazione risultava indicato e che viene poi azzerato in sede di rettifica.
Questo non è un dettaglio: significa che lo schema approvato il 31 dicembre conteneva un’impostazione contabile che ha richiesto correzione immediata. Il messaggio politico è chiaro: se una Giunta approva e pochi giorni dopo deve correggere l’ossatura degli equilibri, allora la “direzione d’orchestra” appare più dettata dagli uffici che guidata dalla politica, con la politica nel ruolo di ratifica più che di indirizzo.
Margini di manovra: quasi nulla, soprattutto se arriva un imprevisto. Entrando nei numeri, il quadro è quello di un bilancio rigido, con spazi estremamente ridotti.
Per il 2026 l’equilibrio di parte corrente si attesta attorno a 100 mila euro, a fronte di una spesa corrente superiore ai 13 milioni di euro: margini minimi, che in termini pratici significano una cosa sola: basta poco per saltare gli equilibri operativi.
Per il 2027 e 2028, dopo la rettifica, il margine si riduce ancora: circa 35 mila euro annui.
A questo punto la domanda non è polemica: è amministrativa. Cosa succede al primo imprevisto serio?
Il precedente del 2025: 60 mila euro di contenzioso e si va “al verde”.
Non è una domanda teorica. È già successo.
Nel 2025 il Comune ha sostenuto circa 60 mila euro di spese per contenziosi. In un bilancio con margini di quella dimensione, una voce del genere è sufficiente a bruciare il cuscinetto e portare l’ente, nei fatti, al limite della sostenibilità della gestione corrente.
Questo significa che non siamo davanti a un bilancio “povero” solo per retorica politica: è un bilancio povero perché non incorpora adeguati spazi di sicurezza, e si espone al rischio di paralisi al primo scostamento.
Eppure: proprio così è stato approvato ieri, senza confronto e senza interlocuzione
Il punto politico, però, non si esaurisce nei numeri. Peggio: questo bilancio è stato approvato ieri esattamente in queste condizioni, negando al gruppo di opposizione persino un incontro preliminare per discutere nuovi atti di indirizzo, miglioramenti possibili, correzioni e strategie alternative.
Non solo: i tentativi di interlocuzione si sono arenati, senza possibilità di un confronto reale. E alla richiesta formale — anche tramite PEC — di un parere tecnico utile a discutere nel merito, quel riscontro non è pervenuto come richiesto. In una democrazia locale sana, un bilancio così fragile imporrebbe l’esatto contrario: trasparenza, istruttoria robusta, confronto, verifica, condivisione delle informazioni tecniche essenziali. Qui invece si è scelta la strada della chiusura, con un messaggio implicito: “si approva e basta”.
La nuova aritmetica consiliare: una maggioranza “bulgara” e due soli consiglieri come argine
A rendere ancora più grave il quadro è la nuova configurazione del Consiglio comunale: due esponenti passati dall’opposizione alle fila della maggioranza hanno determinato una maggioranza più che bulgara, capace di contare su 10 voti “sempre e comunque”, contro soli due rimasti a reggere il ruolo di controllo, di critica e di proposta. Due consiglieri non sono solo un numero: sono un simbolo. Rimangono come faro in un’aula dove il confronto rischia di diventare formalità e il voto uno schiacciasassi.
Non è così che si amministra.

Qui sta il punto politico decisivo: non è la forza dei numeri a dimostrare di avere ragione.
La forza dei numeri dimostra soltanto che si può approvare tutto senza ascoltare nessuno.
E amministrare “a colpi di 10 a 2” non è segno di efficienza: è segno di una cultura politica che scambia il consenso numerico con la qualità delle decisioni.
Perché governare non è schiacciare. È assumersi responsabilità, costruire soluzioni, accettare il contraddittorio, migliorare gli atti anche quando arrivano proposte scomode.
E quando invece si rifiuta l’incontro, si evita il confronto, non si trasmettono i pareri tecnici richiesti, e si procede confidando solo nella “forza schiacciante” dei voti, il messaggio che passa è un altro — e purtroppo è sempre lo stesso: finché c’è da spartire, ci sarà sempre qualcuno pronto a vendersi.
È un giudizio duro, sì. Ma è un dato politico che nasce da una dinamica precisa: una maggioranza che si consolida non sulla trasparenza e sulla discussione, ma sull’adesione opportunistica e sull’azzeramento del contraddittorio.
E un Comune non può permettersi di essere amministrato così: con un bilancio fragile, corretto in corsa, approvato senza confronto, e difeso non con la qualità degli argomenti ma con la certezza dei numeri.

I Consiglieri Riva- Mandarà

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