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L’ombra dell’Etna sul litorale ibleo: la cenere vulcanica colpisce il turismo e riaccende il dibattito sulle emergenze

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L’Etna ruggisce e il Sud-Est della Sicilia si scopre, ancora una volta, fragile. L’ultima attività eruttiva del vulcano ha tracciato una linea nera che unisce Catania a Comiso, spingendosi fino a Malta e paralizzando i trasporti aerei in pieno agosto. Ma il problema non si ferma alle piste degli aeroporti. Questa volta la crisi ha superato i confini della logistica per riversarsi direttamente sul nostro litorale, colpendo al cuore l’economia balneare di Santa Croce Camerina e delle sue frazioni costiere.

Mare nero e turisti disorientati

Ieri mattina, residenti e bagnanti hanno trovato una sorpresa amara. Una chiazza uniforme di cenere vulcanica ha invaso le spiagge e i mari della nostra fascia costiera. Tra i turisti, molti dei quali del tutto inconsapevoli del fenomeno, lo smarrimento è stato totale.

Il vulcano fa parte del nostro paesaggio, ma la convivenza con i suoi umori non può trasformarsi in un continuo bollettino di disagi irrisolti. I “Monti Rossi” ci ricordano che le bocche a quote basse non sono preistoria, ma realtà. Il vero nodo non è l’eruzione in sé – evento naturale incontrollabile – ma la gestione complessiva dell’emergenza sul territorio periferico.

Un danno da milioni di euro e il caos trasporti

La crisi ha un peso economico immediato e devastante per l’isola. Una perdita di volume di spesa compresa fra 12 e 24 milioni di euro in appena quattro giorni: è questa la prima stima dei danni per il settore turistico causati dalla chiusura dell’aeroporto di Catania per l’attività vulcanica dell’Etna elaborata da Assoesercenti.

ULTIM’ORA DALLA SAC – In questi minuti la società di gestione ha comunicato ufficialmente il ripristino delle attività di volo in partenza e in arrivo all’aeroporto di Comiso, precedentemente sospese. La stessa SAC ha invitato i passeggeri a verificare lo stato del proprio volo con le compagnie aeree prima di recarsi in aerostazione.

Se lo stop temporaneo degli scali è una scelta tecnica inevitabile per la sicurezza, a mostrare forti criticità – a giudicare dalle accese proteste registrate tra i viaggiatori nelle aerostazioni e sui canali social durante il blocco – è stato il sistema di gestione post-chiusura. Molti passeggeri hanno lamentato disagi nei transfer sostitutivi e un’assistenza considerata ridotta al minimo: le lamentele diffuse non riguardano i necessari stop tecnici, ma la macchina organizzativa dei servizi alternativi nei momenti di picco emergenziale.

Il peso sui Comuni e sulle imprese locali

Questo scenario si riflette a cascata sui nostri territori. Mentre i riflettori dei media regionali sono puntati sugli aeroporti, i Comuni della fascia trasformata e costiera si trovano spesso soli a fare i conti con gli effetti collaterali del fenomeno. Pulire le strade, monitorare i litorali e supportare le aziende agricole e turistiche ha un costo enorme. Famiglie e imprese, anche estranee al circuito strettamente turistico, si trovano a subire disagi e costi indiretti di cui la politica locale e regionale deve farsi carico.

Serve un piano economico e di ristoro straordinario

La cenere dell’Etna non è più un evento eccezionale. Dal 2002 a oggi è diventata una calamità ordinaria e ricorrente. È impensabile che i bilanci dei piccoli Comuni o le tasche dei singoli cittadini debbano farsi carico di spese straordinarie per eventi provocati da un vulcano di rilevanza internazionale.

Ciò che la cittadinanza e le imprese chiedono con urgenza è un piano organico di emergenza coordinato dalla Protezione Civile che sia specificamente finanziato per i ristori immediati. Un piano che non guardi solo al traffico aereo, ma che preveda risorse pubbliche (statali e regionali) destinate ai Comuni costieri, alle famiglie e alle aziende colpite, secondo il principio di sussidiarietà.

Dal punto di vista giuridico, gli strumenti esistono. Trattandosi di una calamità ricorrente che incide su un’area strategica per il Paese, i costi di questa convivenza con il vulcano devono essere messi in conto all’intera comunità nazionale ed europea. Santa Croce, Punta Secca e la nostra costa non possono essere lasciate sole a gestire le ricadute economiche e ambientali di queste ore.

Cenere anche a Santa Croce Camerina

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