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La piaga del gioco d’azzardo: un fenomeno sempre più diffuso che condanna vita e anima di S.Mandarà

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Qualche anno fa si parlava di gioco d’azzardo solo quando arrivava Natale. Oggi invece è diventata una patologia che uccide lentamente la serenità di tante famiglie, anche a S. Croce. Una moneta da 1 o 2 euro per tanti diventa una chiave per uscire da una prigione di ristrettezze e potersi comprare una fetta di vita più dignitosa e agiata. Una moneta da affidare per gioco alle promesse della dea bendata che decide su slot machine, carte e lotterie varie. Promesse avide che “costano” 10 euro, 30 euro, 100 euro e così, alla fine, non regalano fette di vita, anzi le divorano… fette di lavoro, di stipendio, di libertà. È dramma personale e sociale di cui la comunità ragusana non è certo immune. Il gioco d’azzardo può innescare una dipendenza patologica paragonabile a quella che si riscontra nell’uso di sostanze stupefacenti. Il problema è che il soggetto affetto da questo disturbo rifiuta di vedere nella sua schiavitù da gratta e vinci e video poker una malattia. Crede solo di avere una cattiva abitudine, un vizio. Una psicologa: “C’è una enorme differenza: nel vizio il soggetto non diventa schiavo di un comportamento, ma decide quando e quanto giocare. Il giocatore patologico invece non riesce a limitare il bisogno di scommettere su qualcosa e finisce per dedicare a ciò che dovrebbe essere solo uno svago occasionale sempre più tempo e denaro, sottraendoli al lavoro e alla famiglia”. Il gioco d’azzardo è una forma di dipendenza ancora troppo sottovalutata, che in breve tempo riduce al lastrico le famiglie, distrugge i rapporti personali e lavorativi, può persino spingere il soggetto a compiere furti per reperire le somme da giocare. Come accade in altre forme di dipendenza, questa patologia colpisce persone con una struttura psicologica fragile. I soggetti più a rischio sono i meno abbienti, più fragili, più inclini a vedere la scommessa non come un semplice gioco, ma come l’ unica strada percorribile per fuggire da una vita di privazioni. Il gioco può colpire indistintamente uomini e donne, lavoratori e disoccupati. La cosa più preoccupante è che la patologia si si sta diffondendo tra gli adolescenti. Un fenomeno che si spiega in parte con la fragilità dell’ individuo in questa fase molto delicata dello sviluppo psicofisico, in parte con la vasta gamma di scommesse offerte dal mondo di internet, un modo in cui i giovani si muovono con grande dimestichezza e spesso senza controlli. Il consiglio? L’aiuto della famiglia ed un percorso psicoterapeutico, forse, posso evitare drammi!

Salvatore Mandarà.

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