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Quando l’esigenza di vittoria a tutti i costi si tramuta nell’uso di doping La rubrica di Lucy Licitra

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Perché la vita riserba alla società il problema del doping? Si tratta di una piaga che porta alla catastrofe, alla perdita della salute della macchina corporea ed a condanne e punizioni. In linea generale si può dire che il doping è un comportamento anomalo dell’atleta e consiste nell’assunzione di sostanze artificiali, sintetizzate e metodi proibiti. Come si può vedere sia nella legge 376 del 2000 (la legge 376 tuttora vigente nel territorio nazionale per sommi capi dice che costituiscono doping la somministrazione o l’assunzione di farmaci o di sostanze biologicamente o farmacologicamente attive e l’adozione o la sottoposizione a pratiche mediche non giustificate da condizioni patologiche ed idonee a modificare le condizioni psicologiche o biologiche dell’organismo al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti e così via) e con la WADA – AMA (2003), il doping è reato e nuoce alla salute e la legge persegue penalmente sia l’atleta sia colui che somministra tale sostanza illecita e dopante. Il no al doping, il no ai comportamenti devianti in tutti i modi e in tutte le sue sfaccettature e il sì al  vivere in modo pulito con comportamenti etici e valoriali per la salvaguardia della salute. Il doping come sociopatia da sport è un comportamento le cui cause vanno ricercate nelle motivazioni psicologiche e sociali dell’atleta e del suo ambiente sportivo. Alcuni atleti si dopano perché devono sobbarcarsi a sforzi eccezionali per gravosità e durata o perché vogliono costruirsi un corpo fuori da una regola di sana e robusta costituzione. Il doping, le sostanze e metodi proibiti o “bomba” in gergo, corrispondono all’uso di una serie di psicostimolanti, come le anfetamine (dette anche amine simpaticomimetiche o benzedrina), cocaina, crack; ancora steroidi anabolizzanti androgeni, il doping ematico e, quindi, l’epoietina ricombinata o doping genetico, ormoni peptidici e fattori di crescita, ormone luteinizzante, corticotropine e così via (vedi lista della WADA). Il  doping non aumenta la forza né l’intelligenza ma si limita a non fare percepire i segni della fatica. Gli studi e la letteratura dimostrano gli effetti controproducenti del doping e delle sostanze e metodi proibiti:  si sa che creerebbero una situazione anomala nell’organismo, una situazione biochimica opposta a quella ottimale e svantaggiosa per la salute, stimolando il rendimento del proprio corpo al di la dell’equilibrio fisiologico, compromettendone l’integrità. Il desiderio del risultato ad ogni costo, la gara vissuta come situazione d’esame, l’esigenza di vincere per mantenere un’altra quotazione in termini sia di prestigio che di natura economica, costituiscono motivazioni potenti che spingono l’atleta a ricorrere al passaporto “chimico” pur di ottenere il successo.

                                                                                                                                Lucy Licitra

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