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Il dramma del padre Davide: dal silenzio iniziale allo sfogo contro la moglie

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Era tornato in fretta e furia dal suo viaggio, l’ennesimo, con il camion. Forse avrebbe desiderato abbracciare Loris per un’ultima volta. Ma il figlio era già stato ucciso e ritrovato morto in un canale fuori paese. Nella notte fra sabato 29 e domenica 30 novembre, quando ha rimesso piede in Sicilia, Davide Stival è stato investito dagli eventi. Non ha trovato il tempo di piangere – almeno pubblicamente -, si è rinchiuso nel suo ermetismo da padre distrutto. Non una parola fuori posto (tranne alla viglia del primo interrogatorio, quando minacciava di vendicarsi contro qualcuno), non una emozione davanti alle telecamere che circondavano lui e la moglie durante la ricognizione presso il mulino abbandonato. Solo uno sguardo basso, sconsolato. Sì è fatto vivo poche volte, tramite l’avvocato di famiglia, per difendere Veronica: “Lasciate mia moglie in pace, non prendetevela con noi, siamo una famiglia perbene. Non abbiamo nulla da nascondere…” diceva Davide. E ancora: “Veronica è una mamma speciale, cercate piuttosto l’assassino di mio figlio. Non vogliamo ‘un’ colpevole, ma ‘il’ colpevole. E non mostrate più le foto di Loris per favore”. Davide era sempre fuori per lavoro e curare il rapporto con un figlio di 8 anni, stando lontano da casa, non è semplice. Anche le sue certezze, a un passo dal traguardo, hanno cominciato a vacillare. Prima di entrare in procura, la sera del fermo, l’uomo iniziava a nutrire qualche dubbio sulla buonafede della moglie: “Se è stata lei mi cade il mondo addosso, non posso crederci” ha sussurrato gli inquirenti. Poi interrogatori separati, le accuse dei pm formulate nei confronti di Veronica e le manette. A quel punto la rabbia di Davide è venuta fuori. Raccontano che sia inorridito: “Se è stata lei a ucciderlo deve dirlo, e poi può anche morire. Adesso rivoglio solo il corpo di mio figlio”. Gli spetta vederlo un’ultima volta. Potrà riabbracciarlo comunque, anche se non sarà la stessa cosa.

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