“Anziani lasciati soli mentre fuori incombe la campagna elettorale”

Santa Croce Chiama contesta l'utilizzo del centro Terza Primavera come punto vaccinale

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“Con largo anticipo è iniziato, nella nostra Santa Croce, il periodo delle grandi manovre elettorali. Incontri segreti, ma talmente segreti e riservati da fare invidia persino alla massoneria”. Così, in una nota pubblicata sui social, gli esponenti del movimento civico Santa Croce Chiama. “E già arrivano indiscrezioni su mal di pancia e di veti nei confronti di questo o quell’altro partito o gruppo politico. Tutti concordi, invece, persino gli ex alleati e grandi sostenitori del sindaco, nel dire che questa è stata una pessima Amministrazione, quindi da cambiare. Nessuna notizia di confronti sui reali problemi del paese, sulle soluzioni da concordare e di cosa si vuole fare di questa nostra città”.

“Noi che più che segrete riunioni siamo abituati a vivere il paese – scrivono gli esponenti di Santa Croce Chiama -, non possiamo non notare quello che succede nel mondo nascosto delle persone fragili. Come non pensare ai nostri anziani, ancora una volta dimenticati? Quei “diversamente giovani” che animavano l’associazione Terza Primavera e che dopo aver rispettato le regole imposte dal covid ed essersi vaccinati, speranzosi di tornare a una vita più normale, sono rimasti delusi da scelte politiche discutibili come quella di utilizzare la struttura di via dr. Iozzia per farvi un Centro Vaccinale sfrattandoli… fino a quando?? Oltre a un iniziative ricreative vi si tenevano corsi per giovani e meno giovani: come non essere orgogliosi delle splendide cene di San Giuseppe, che vi si organizzavano e che coinvolgevano gli anziani e le loro famiglie? Dei corsi di pane pulito, dei numerosi gemellaggi con comuni viciniori con cui condividere gite e serate serene? Ci sembra di essere tornati indietro nel tempo, quando venne “provvisoriamente chiusa” la casa famiglia “Don Gnocchi”, struttura attiva e molto frequentata, autentico fiore all’occhiello della nostra comunità che riusciva a dare sostegno a numerose famiglie di diversamente abili. E’ bastata una veloce “variazione di destinazione d’uso” per chiudere quella struttura e concludere il progetto “dopo di noi” lasciando allo sbando le numerose famiglie dei nostri fragili amici. Certo, il sindaco di allora avrà risparmiato sull’affitto per gli uffici, ma rimaniamo convinti che con un poco di fantasia si potevano trovare altre soluzioni. Chiediamo per un amico – conclude la nota -: quanto vale per i vecchi e nuovi amministratori la serenità e l’aiuto per le famiglie? Facile trovare soluzioni facendo leva sull’anello debole della catena sociale, ma quanto vale, sul piano politico, l’isolamento dei nostri anziani e delle famiglie dei diversamente abili?”.

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