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Santa Croce, il campo sportivo diventa ring politico: bagarre in Consiglio comunale

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Dopo aver fatto il sacrificio di pensare, qualcuno si è anche mosso. Apriti cielo. La visita di un consigliere comunale d’opposizione e del coordinatore di Forza Italia al campo sportivo di Santa Croce -tuttora oggetto di cantieri- non s’aveva da fare. Motivi di sicurezza. Ed è su questo che la maggioranza consiliare ha deciso di fare opposizione all’opposizione. Perché fare la maggioranza (bulgara) non basta più.
E così un Consiglio comunale quasi mite, giovedì sera, si è trasformato in corrida. Le foto al campo non erano in alta risoluzione e per lo più, secondo Cambia Verso, mostravano una realtà distorta. Ma a quel punto erano distorti pure gli atti, giacché i lavori (costati la bellezza di 700 mila euro) risultano conclusi dalla fine di luglio.
Se sia un campo di patate o meno saranno i tecnici a dirlo, pronunciandosi al termine del collaudo. Ma è bastata una visita (per altro già annunciata al sindaco), una foto, un passo fuori tempo, per far inferocire i controllori. E così al centro dell’ultima seduta del Consiglio, che ha sorvolato sul vero motivo del contendere (i lavori sono stati realizzati a regola d’arte? E se no, perché?), è finita la processione allo stadio. Con annesso l’atto d’accusa alle società sportive di averli fatti avvicinare all’Area 51.
Anche il presidente del Consiglio comunale, un tempo organico alla maggioranza, è entrato nel mirino dei magistrati inquisitori. Gli hanno contestato il fatto che potesse esprimersi su quello che aveva visto, sorvolando persino sui progressi evidenziati. Non poteva, non doveva. “Noi siamo qui per fare i consiglieri”, ha sbottato Agnello, abbandonando per un attimo l’aplomb.
Nella visione (non più così ingenua) degli amministratori, per parlare occorre chiedere il permesso. Per questo sui social prevale la condivisione: parla uno per tutti, gli altri si limitano a rilanciare. Talvolta ad imitare. In aula, però, siamo entrati in una nuova fase: si procede a briglie sciolte.
Assessori seduti tra i banchi della maggioranza, per lo più competenti di monnezza (mica è un’offesa), si ergono a censori. “La possibilità per i consiglieri di motivare la propria soddisfazione o insoddisfazione alle risposte dell’Amministrazione? Esiste solo da qualche mese”. Ma ce n’è davvero per tutti i gusti: consiglieri spavaldi da sembrare ultrà, aspiranti lacchè che cambiano idea più in fretta del clima in marzo, e poi una serie di signorsì – così timidi, così carucci – che credono ancora al paese delle favole. Il nostro.
Dove tutti hanno diritto a fotografarsi, tranne gli avversari politici. Se potessero, li manderebbero in esilio: per lesa maestà.

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