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12 gennaio 1976 – 12 gennaio 2026: Santa Croce, una memoria che resta

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Cinquant’anni fa, il 12 gennaio 1976, Santa Croce Camerina veniva colpita da una tragedia destinata a segnare profondamente la comunità. Un incidente stradale, causato dal ghiaccio sull’asfalto lungo la strada per Catania, costò la vita a Giuseppe Dimartino e Giovanni Giavatto, giovani santacrocesi conosciuti e stimati.
Dimartino era capitano del Santa Croce Calcio, mentre Giavatto ne era dirigente: due figure centrali per lo sport locale, legate non solo al campo ma anche alla vita sociale del paese.
Con loro viaggiavano altri tre ragazzi di Santa Croce: Peppino Agnello, Pietro Occhipinti e Luigi Zisa, che sopravvissero all’impatto. Tutti accomunati dalla passione per il calcio, Agnello e Occhipinti erano anch’essi giocatori, parte di quella stessa comunità sportiva che fu duramente colpita da quell’evento.
Un episodio che lasciò un segno indelebile, in un’epoca in cui – come viene ricordato – «non c’erano cellulari e le notizie arrivavano ai familiari in modo incerto, aumentando paura e angoscia».
A distanza di mezzo secolo, a rievocare quel giorno è il presidente del Consiglio comunale di Santa Croce, Luca Agnello, che ha affidato a un post su Facebook un ricordo personale e carico di significato. Suo padre, Peppino Agnello, allora giovane studente, «teneva la tesi di laurea (nella foto) tra le gambe mentre viaggiava in auto verso Catania, insieme ad altri quattro giovani santacrocesi».
Un dettaglio che diventa simbolo di una vita sospesa e di un futuro improvvisamente messo in discussione. «Quel giorno, a causa del ghiaccio sull’asfalto, ci fu un incidente», scrive Agnello, ricordando i due amici che persero la vita e i tre che tornarono a casa portando dentro per sempre il peso di quella data.

Giuseppe Dimartino e Giovanni Giavatto, «uomini di sport», sono ricordati ancora oggi al Campo Sportivo di Santa Croce, «in uno spazio della memoria che raccoglie più nomi e più storie, ma che continua a parlare di sacrificio, passione e comunità».
Nel suo messaggio, Luca Agnello si sofferma anche su un luogo diventato nel tempo simbolo di dolore: «Ogni volta che passo da quel viadotto, da quella strada maledetta che nel tempo ha sempre mietuto vittime, il pensiero torna inevitabilmente a quel giorno».

Tra i sopravvissuti a quell’incidente vi furono persone che negli anni hanno continuato a dare un contributo importante alla comunità: Peppino Agnello, impegnato nella vita amministrativa del Comune; Pietro Occhipinti, medico, padre del giornalista Domenico Occhipinti e compianto marito dell’ex sindaco Franca Iurato; e Luigi Zisa, ciascuno con il proprio percorso, ma uniti da una memoria comune.

«La memoria non è solo ricordo. È rispetto, consapevolezza, silenzio», conclude il presidente del Consiglio comunale. Un pensiero che, nel giorno del cinquantesimo anniversario, viene condiviso «per chi non c’è più, per chi è tornato a casa, per chi, da allora, porta dentro quella data».

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Scritto da
Alessia Cataudella

Direttore responsabile SCW

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