Il recente intervento pubblico del sindaco di Santa Croce, Peppe Dimartino, con cui annuncia la volontà di presentare denuncia a seguito di contenuti ritenuti diffamatori comparsi sui social, impone una riflessione che va oltre il singolo episodio. Tocca il cuore del dibattito pubblico locale: il confine tra critica e diffamazione, tra anonimato e responsabilità, tra libertà di espressione e abuso degli strumenti di comunicazione.
Nei giorni scorsi un utente anonimo, attraverso un profilo ritenuto non riconducibile a un’identità verificabile, ha ripreso un editoriale di questa testata ripubblicandolo sulla nostra pagina social senza alcun passaggio attraverso i canali redazionali e senza autorizzazione, accompagnandolo con accuse e affermazioni giudicate gravemente lesive dall’Amministrazione comunale. È un utilizzo improprio degli spazi di discussione che non ci appartiene e che non rappresenta in alcun modo la linea o il metodo di lavoro di Santa Croce Web. Per questo riteniamo doveroso prendere le distanze da quei contenuti e dai relativi commenti.
È altrettanto necessario chiarire una distinzione che spesso viene confusa ad arte. L’uso dello pseudonimo nel lavoro giornalistico, quando inserito in un contesto editoriale con direttore responsabile ed editore chiaramente identificabili, è una pratica riconosciuta e tutelata. Diverso è il ricorso a profili falsi creati per lanciare accuse, insinuazioni o attacchi personali senza assumersene la responsabilità. In quel caso non siamo nel campo della tutela della fonte o dello stile editoriale, ma in quello della distorsione del confronto pubblico.
La critica politica, anche aspra, la satira, il dissenso e il controllo sull’operato delle amministrazioni sono elementi vitali della democrazia. Santa Croce Web li ha sempre ospitati e continuerà a farlo. Ma quando si formulano accuse di rilievo penale o si ipotizzano irregolarità gravi, esistono sedi e strumenti precisi a cui rivolgersi. I social network non possono diventare tribunali sommari, né luoghi dove il sospetto sostituisce la verifica.
In questo stesso quadro non possiamo ignorare un fatto che ci riguarda direttamente. Nell’arco dell’ultima settimana il nostro server ha registrato quattro tentativi di accesso non autorizzato. Sono eventi tecnici in fase di analisi, ma la loro concentrazione temporale ci lascia oggettivamente perplessi. Colpire o tentare di forzare i canali digitali di una testata giornalistica locale significa interferire con un servizio informativo rivolto alla comunità e con il diritto dei cittadini a ricevere notizie.
A tutela della correttezza informativa e della trasparenza verso i lettori, pubblichiamo lo screenshot tecnico delle segnalazioni di accesso anomalo registrate dal sistema. L’immagine è stata preventivamente trattata con l’oscuramento degli indirizzi IP e degli identificativi tecnici sensibili, al fine di garantire la privacy dei soggetti coinvolti ed evitare qualunque possibilità di risalire all’identità degli autori dei tentativi di intrusione.
Non intendiamo attribuire responsabilità senza prove né alimentare sospetti. Sarebbe contrario al nostro metodo. Ma riteniamo legittimo segnalare un clima che appare più teso e meno rispettoso delle regole basilari del confronto civile.
Santa Croce Web continua e continuerà a operare nel perimetro delle regole deontologiche, della verifica delle fonti, del contraddittorio e della responsabilità editoriale. Siamo una testata con riferimenti chiari e pubblici, svolgiamo informazione locale di carattere generalista — dalla cronaca alla cultura, dal sociale agli eventi — e in molte occasioni abbiamo anche contribuito a veicolare comunicazioni istituzionali utili ai cittadini.
La libertà di espressione resta un valore non negoziabile. Proprio per questo va difesa anche dagli abusi. Perché la critica rafforza la democrazia, mentre la diffamazione la indebolisce. E la qualità della vita pubblica di una comunità dipende, più di quanto si creda, dalla responsabilità con cui vengono usate le parole.