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Santa Croce: tra “soldatini”, vescovi mancati e il mistero del quinto assessore

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Benvenuti all’ennesima puntata della fiction amministrativa preferita dai santacrocesi. Una soap opera dove la coerenza è un optional e la scena politica somiglia sempre più a un mix tra una caserma, una sagrestia e un tribunale.

𝟏. 𝐀𝐭𝐭𝐞𝐧𝐭𝐢! 𝐏𝐚𝐬𝐬𝐚 𝐢𝐥 𝐒𝐢𝐧𝐝𝐚𝐜𝐨
L’ultimo “clic” sui social del nostro Sindaco, Peppe Dimartino, ha scatenato il panico. Di fronte ai post di tal “Santacroce Pasqualino” – uno che ci va giù pesante – il Primo Cittadino ha risposto col pugno di ferro: denuncia per diffamazione. Giusto, per carità — il fango non piace a nessuno e noi prendiamo doverosamente le distanze da ogni offesa personale.
Ma c’è un dettaglio che stona: le denunce, se proprio si vogliono fare, si presentano in silenzio, davanti a un giudice, non in prima serata sui social.
Perché la giustizia non ha bisogno di like, né di testimoni digitali.
Altrimenti, più che un atto dovuto, diventa una scena da fiction ben pubblicizzata, dove il clamore serve più della verità.
Ma la cosa più divertente è la reazione dei suoi fedelissimi di CambiaVerso. Appena il Sindaco chiama, scatta la “chiamata alle armi”. Sembra di rivedere la cartolina del militare: tutti sull’attenti, un.. due.. un.. due.. e ogni condivisione è un passo di marcia. D’altronde, come dice il saggio proverbio: “Comu vò u patruni, u sceccu s’attacca unni voli iddu” (Come vuole il padrone, l’asino si lega dove dice lui). Signorsì, Signor Sindaco!
Eppure, viene da chiedersi: dov’erano allora tutta quell’indignazione e quella caccia all’anonimo, quando un altro profilo misterioso – la celebre “Santa Croce Gang” – raccontava il “bello” Dimartino come il George Clooney locale, mentre gli altri politici venivano dipinti come comparse di un film horror low‑budget?
In quel caso, nessuna denuncia, nessun sdegno, nessun richiamo al codice penale. Solo cuoricini, condivisioni e silenzi contemplativi.
Forse, più che l’anonimato, a dare fastidio è la direzione del vento: se soffia a favore, lo chiami satira; se soffia contro, diventa diffamazione.
Eppure il dissenso, come la satira, è il sale della democrazia — ma la coerenza, a Santa Croce, resta sempre il piatto del giorno… ma fuori menù.

𝟐. 𝐋𝐚 𝐁𝐞𝐧𝐞𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐏𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞 (𝐢𝐧 𝐪𝐮𝐨𝐭𝐚 𝐅𝐫𝐚𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢 𝐨 𝐀𝐥𝐭𝐚𝐫𝐞?)
E in questo clima da caserma, non poteva mancare la nota spirituale. Ecco il Presidente del Consiglio, intento a diffondere la “buona parola” dimenticando però la benedizione finale: “Andate in pace, Fratelli (d’Italia)…”.
Voci di corridoio dicono sia in bilico: si ricandida in Consiglio o punta direttamente alla carriera ecclesiastica per diventare Vescovo? Nel dubbio, la sua predica continua, mentre il confine tra politica e gerarchia ecclesiastica si fa sempre più sottile.

3.𝐈𝐥 𝐐𝐮𝐢𝐧𝐭𝐨 𝐀𝐬𝐬𝐞𝐬𝐬𝐨𝐫𝐞: 𝐢𝐥 𝐅𝐚𝐧𝐭𝐚𝐬𝐦𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐎𝐩𝐞𝐫𝐚
E finalmente, sul palcoscenico del Palazzo, appare (o meglio: non appare) il Quinto Assessore, il più chiacchierato non-protagonista della politica locale.
Un tempo vessillo di campagna elettorale, oggi è diventato ciò che nei thriller si chiama “l’indicibile”: tutti ne parlano, nessuno lo vede.
Un fantasma politico, che di notte vibra nei corridoi del Comune e di giorno scompare tra le scuse e i rinvii.
Il Sindaco, però, non ha bisogno di scenografie: si è costruito da solo il suo labirinto.
Ha detto di NO a tutti – e con grande stile.
No al gruppo del Presidente del Consiglio comunale.
No ai non eletti di CambiaVerso.
No persino allo storico gruppo di Fratelli d’Italia, che nel frattempo aspetta sulla soglia, con tanto di biglietto da visita in mano e sguardo perplesso.
E ora? Dopo gli accordi “suggeriti” dagli sponsor politici e le aspettative delle “new entry” già in cerca di visibilità, il primo cittadino si ritrova a dover giocare l’ennesima partita contro se stesso.
Da un lato il casco dell’uomo solo al comando, dall’altro la fascia del rappresentante di Fratelli d’Italia che… bussa alla propria porta con fare istituzionale.
Il risultato è un dialogo interiore degno di Monicelli, tra realismo comico e tragedia amministrativa:
“I partiti devono pesare!” – grida la delegazione.
“Sì, ma senza schiacciarmi…” – mormora il Sindaco, tentando di restare in piedi tra le macerie delle alleanze.
Nel mezzo di questo valzer delle deleghe, la domanda resta sospesa: riuscirà a far quadrare il cerchio, accontentare il coordinamento provinciale e restare contemporaneamente arbitro, giocatore e guardalinee della stessa partita?
Il centrodestra osserva in silenzio. La tensione sale.
E il vicolo cieco, ormai, non solo è arredato… ma anche dotato di wifi e tazzina di caffè.
Ricordiamo che la legge permette il quinto assessore, ma attenzione: aumentare le spese di bilancio per le indennità mentre si chiedono sacrifici ai cittadini sarebbe inaccettabile. Gli stessi esponenti di CambiaVerso in passato lottavano contro gli stipendi della politica chiedendo tagli e azzeramenti. La nostra proposta: se proprio volete la quinta poltrona, fatelo a costo zero. Dividete il budget attuale per cinque. Invarianza finanziaria, signori! Chi vuole servire la città lo faccia per spirito di servizio, non per il “privilegio” dell’indennità piena.

𝟒. 𝐔𝐧 𝐀𝐬𝐬𝐞𝐬𝐬𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐑𝐞𝐚𝐥𝐭à
Se proprio quella poltrona va occupata, almeno che serva a qualcosa.
Perché non trasformare l’ennesimo premio di consolazione in un assessorato utile?
Santa Croce ha superato i 10 mila abitanti e ospita una comunità straniera ormai parte integrante del tessuto cittadino.
Allora viene spontanea la domanda: perché accontentarsi del solito assessorato “di contorno”, quando si potrebbe istituire un vero Assessorato alle Politiche Extracomunitarie e alla Sicurezza?
Altro che “inclusione” da comunicato stampa o hashtag da weekend elettorale: qui servono idee, mediazione e presenza sul territorio.
Meno slogan con finale felice, più gestione quotidiana della convivenza.
Perché a furia di seminare parole come integrazione e tolleranza, in Piazza degli Studi e in via Caucana continua a crescere solo il senso di abbandono.
Sarebbe davvero troppo chiedere un assessorato che, per una volta, faccia cose invece di fare scena?
Forse sì. Ma almeno, tra l’ombra del fantasma dell’opera e il loggione della politica locale, un pizzico di realtà farebbe bene a tutti — spettatori compresi.

𝐂𝐨𝐧𝐜𝐥𝐮𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞: 𝐋𝐮𝐜𝐢, 𝐂𝐚𝐦𝐞𝐫𝐚… 𝐦𝐚 𝐧𝐢𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐀𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞
Italo Calvino scriveva che una città non si ama per le sue meraviglie, ma per le risposte che dà alle tue domande.
E a Santa Croce, a quanto pare, le risposte le scrive la sceneggiatura di una fiction di serie B: trama confusa, attori distratti e regia improvvisata.
Le buche diventano crateri lunari, i cantieri eterni si trasformano in installazioni permanenti, e il centro storico, un tempo cuore pulsante, ormai svuotato della sua anima santacrocese batte piano… giusto per non disturbare nessuno.
Nel frattempo, si organizzano convegni, selfie e passerelle: la politica come spettacolo, ma senza il piccolo dettaglio chiamato azione.
Noi invece continueremo a parlare dei problemi veri, quelli senza copione: strade, rifiuti, lavoro, giovani che scappano.
Lo faremo con parole semplici, senza il gergo da palazzo e senza effetti speciali.
Perché a differenza di chi recita in giunta, noi preferiamo stare dietro le quinte ma con i piedi per terra.
Sipario abbassato.
Luci accese.
E Santa Croce… aspetta ancora il primo ciak.

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