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IL BANQUET-IN: Se la Giunta diventa una “Cena” (tra miracoli e poltrone)

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Smaltiti i coriandoli del Carnevale, a Santa Croce Camerina si cambia spartito. Archiviata la satira dei carri, l’Amministrazione Dimartino si tuffa nella devozione. Ma attenzione: quest’anno la linea tra fede e politica è sottile come un’ostia sconsacrata.
La Giunta si prepara alla tradizionale “Cena” di San Giuseppe, ufficialmente per devozione, ufficiosamente per ringraziare il Patriarca di una pioggia di “grazie” che manco a Lourdes nei giorni di gloria. A Palazzo di Città si mormora che la tavolata sarà ricchissima.

🗳️ 𝐈𝐥 𝐌𝐢𝐫𝐚𝐜𝐨𝐥𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐂𝐞𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢𝐦𝐨: 𝐈𝐥 𝐏𝐚𝐭𝐫𝐢𝐚𝐫𝐜𝐚 𝐚 𝐂𝐚𝐩𝐨𝐭𝐚𝐯𝐨𝐥𝐚

A capotavola, avvolto nella fascia tricolore come fosse un paramento sacro, siede il Primo Cittadino, nelle vesti del Grande Patriarca del Conteggio. Più che un politico, appare come un ragioniere della Provvidenza, custode del “Miracolo del Centesimo”: quel pugno di voti — poco più di cento — che lo ha elevato al soglio comunale.
Si presenta al banchetto stringendo un mazzetto di fresie e una calcolatrice scientifica: la sua vittoria non è stata un plebiscito, ma un’estasi del decimale che profuma di schedina del Lotto azzeccata. Il suo sguardo sembra ripassare il mantra che gli ha garantito la poltrona: “Caro eletto, ti ho dato il Comune per il rotto della cuffia… abbine cura, che le cuffie celesti costano care e in Paradiso la dilazione non esiste!”.

🍲 𝐈𝐥 𝐦𝐞𝐧ù 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐆𝐢𝐮𝐧𝐭𝐚: 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐢𝐩𝐥𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐞 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐢 𝐟𝐢𝐬𝐬𝐢

𝐒𝐚𝐧 𝐌𝐚𝐭𝐭𝐢𝐚 (𝐈𝐥 𝐏𝐫𝐨𝐭𝐞𝐭𝐭𝐨): L’apostolo scelto “per cooptazione” per riempire un vuoto. Con appena cento voti ha ricevuto il “moltiplicatore di cariche”: Consigliere, Vice, Assessore. Fa sembrare la principissedda un piatto ipocalorico. È la prova vivente che nella vita non servono le folle, serve la grazia giusta al momento giusto.

𝐒𝐚𝐧 𝐍𝐢𝐜𝐨𝐥𝐚 (𝐋𝐚 𝐒𝐨𝐬𝐭𝐚𝐧𝐳𝐚): Generoso dispensatore di doti e di pazienza. La sua grazia è come un piatto di Pasta e ceci: densa, concreta e rassicurante. Un legume dopo l’altro, ha saputo coltivare un consenso che non teme carestie elettorali, trasformando la politica in una lenta cottura di relazioni. In un mondo di fritture e apparenze, lui rappresenta la sostanza che nutre la macchina amministrativa, chicco dopo chicco, con la metodica costanza di chi sa che, a tavola come in Comune, la vera dote è saper restare sempre al centro del piatto”.

𝐒𝐚𝐧𝐭𝐚 𝐋𝐮𝐜𝐢𝐚 (𝐋𝐚 𝐕𝐞𝐭𝐫𝐢𝐧𝐚): Alla Cena di San Giuseppe, l’Assessora all’Istruzione è l’Arancia più lucida della Vetrina: dorata, senza voti e strategicamente collocata per dare luce al Sindaco. Mentre il popolo digerisce le tasse, lei resta una decorazione impeccabile e senza spine: la prova che in politica la fedeltà brilla più di qualunque pagella elettorale.”

𝐒𝐚𝐧𝐭𝐚 𝐑𝐢𝐭𝐚 (𝐋’𝐀𝐯𝐯𝐨𝐜𝐚𝐭𝐨): Vive tra il “Dura lex, sed lex” e il ruspante “Abbiamo vinto! Avete perso!”. Per lei il Pani Pulitu simboleggia una sentenza passata in giudicato: dopo il banchetto non restano prigionieri, solo vinti.

🚪 “𝐀 𝐧𝐮𝐝𝐝𝐮 𝐚𝐬𝐩𝐢𝐭𝐭𝐚𝐦𝐮!”: 𝐋𝐚 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐦𝐨𝐧𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚

Il rito dei tre Santi si preannuncia teso. Quando San Giuseppe busserà al Comune, la voce dall’interno risponderà: “A nuddu aspittamu!”. Una frase familiare per chiunque chieda spazio a questa maggioranza (CambiaVerso e Fratelli d’Italia), impegnata a gustarsi frutti che sanno di “𝒐𝒄𝒄𝒉𝒊 𝒄𝒉𝒊𝒏𝒊 𝒆 𝒎𝒂𝒏𝒖 𝒗𝒂𝒄𝒂𝒏𝒕𝒊”.
Ai cittadini resta il profumo delle frittate e il ricordo di promesse elettorali che, come la mustata, lasciano un retrogusto appiccicoso. Ricordate l’adagio:
“A tavula è misa, cu’ mangia mangia, ma a lu scotiri si vidinu li chianti.” (La tavola è apparecchiata, chi mangia mangia, ma è al momento di sparecchiare che si vedono i pianti).

🧪 𝐃𝐀𝐋𝐋’𝐀𝐋𝐓𝐑𝐀 𝐒𝐏𝐎𝐍𝐃𝐀: 𝐈𝐥 “𝐋𝐚𝐛𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨” 𝐭𝐫𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐯𝐚𝐠𝐥𝐢 𝐞 𝐓𝐨𝐫𝐭𝐞 𝐏𝐚𝐬𝐪𝐮𝐚𝐥𝐢𝐧𝐞

Dall’altra parte della barricata, nell’officina del Laboratorio Politico Camarinense, l’atmosfera è di fervente attesa per la “nisciuta” del 15 marzo. Si mormora che il Laboratorio sfornerà il nome del Candidato Sindaco, l’Unto dal Signore pronto a sfidare il Patriarcato vigente.

🎻 𝐈𝐥 “𝐆𝐫𝐚𝐧 𝐑𝐢𝐟𝐢𝐮𝐭𝐨” 𝐝𝐞𝐥 𝐌𝐚𝐞𝐬𝐭𝐫𝐨
In questo clima spicca il gesto di chi, come un Direttore d’Orchestra che posa la bacchetta tra gli applausi, ha ritirato la propria candidatura. L’ex Sindaco, svestiti i panni del Maestro, ha indossato quelli del Sovrintendente del teatro politico, pronto a correggere le stonature dei solisti dalla poltrona d’onore. D’altronde, farsi da parte per “armonia di coalizione” è un atto di alta diplomazia: ti assicura un posto nel Pantheon di chi, non potendo più impugnare la bacchetta ufficiale, decide comunque di dare l’attacco ai fiati e agli archi dalle quinte.

🕯️ 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐞𝐦𝐚𝐫𝐠𝐢𝐧𝐚𝐭𝐢 𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐢𝐥𝐢 𝐭𝐞𝐦𝐮𝐭𝐢

𝐈𝐥 𝐏𝐚𝐭𝐫𝐨𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐀𝐮𝐥𝐚: Il Presidente del Consiglio, che cerca di trasformare le grida in delibere. Ma per lui la grazia è svanita: la Giunta non lo ascolta più, relegandolo al ruolo di spettatore non pagante di un banchetto a cui non è più invitato. Per lui vale l’amaro adagio: ‘𝑨𝒎𝒊𝒄𝒖 𝒅𝒊 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒊 𝒆 𝒇𝒆𝒅𝒆𝒍𝒊 𝒂 𝒏𝒖𝒅𝒅𝒖’ (Amico di tutti e fedele a nessuno), o forse, più tragicamente: ‘𝑷𝒂𝒔𝒔𝒂𝒕𝒂 𝒍𝒂 𝒇𝒆𝒔𝒕𝒂, 𝒈𝒂𝒃𝒃𝒂𝒕𝒐 𝒍𝒐 𝑺𝒂𝒏𝒕𝒐’. Ormai ignoto ai suoi alleati, cerca conforto nel Laboratorio per non restare a “tenere il moccolo”.

𝐒𝐚𝐧 𝐆𝐚𝐞𝐭𝐚𝐧𝐨 (𝐋𝐚 𝐏𝐫𝐨𝐯𝐯𝐢𝐝𝐞𝐧𝐳𝐚): Il “pezzo grosso” vicino alle legioni del Nord. Ha abbandonato l’ampolla della Lega per tuffarsi nel calderone locale, sperando che la provvidenza elettorale non sia finita. Perché si sa: “Cu’ prima non pensa, dopo sospira”.

𝐒𝐚𝐧𝐭𝐚𝐜𝐫𝐨𝐜𝐞 𝐏𝐚𝐬𝐪𝐮𝐚𝐥𝐢𝐧𝐨: Ma il vero miracolo è stato zittire — per ora — tal profilo fake (su facebook) che usa la tastiera come un flagello, nonché nemico giurato e il più temuto dall’Amministrazione per i suoi dardi digitali. In occasione della Cena, ci ha fatto pervenire la sua ricetta: la Torta Pasqualina. Un involucro di “pasta matta” (molto simile a certi impasti politici) con bietole, carciofi e ricotta. È il piatto perfetto per l’opposizione: un mix di ingredienti diversi, nati per essere mangiati fuori casa, proprio come chi oggi sta lontano dal potere.

Il tocco finale? In questa ricetta non deve mai mancare la maggiorana, perché senza una “maggioranza” solida — e non solo tenuta insieme dal mastice delle poltrone — ogni torta amministrativa rischia di sgonfiarsi al primo alito di vento.

Resta da vedere se il 15 marzo uscirà fuori un Santo o l’ennesima frittata. Perché, alla fine, “𝑼 𝒔𝒂𝒛𝒊𝒖 𝒏𝒐𝒏 𝒄𝒓𝒊𝒅𝒊 𝒂𝒍𝒍’𝒊𝒔𝒄𝒉𝒊𝒖𝒏𝒖”. (Il sazio non crede a chi è a digiuno). Insomma, tra una preghiera a San Giuseppe e un occhio alla bolletta, speriamo che almeno il vino sia buono… perché per mandare giù certi bocconi, di fegato ce ne vuole parecchio!”.

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