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Tutti cantano Sanremo (Camarinense): il festival delle eredità e delle canzonette

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Signore e signori, benvenuti alla serata finale del 1° Festival della Politica Cantata di Santa Croce. Non siamo all’Ariston, ma tra una buca transennata e un progetto ereditato, lo spettacolo è assicurato. Qui non si vince un leoncino d’oro, ma il diritto di tagliare nastri (spesso preparati da altri).

🎬 𝐈𝐋 𝐁𝐈𝐆 𝐈𝐍 𝐆𝐀𝐑𝐀: 𝐏𝐄𝐏𝐏𝐄 “𝐂𝐋𝐎𝐎𝐍𝐄𝐘” 𝐃𝐈𝐌𝐀𝐑𝐓𝐈𝐍𝐎
L’apertura è da brividi. Le luci si abbassano, parte un fumo scenografico e appare lui: Peppe Dimartino. Sorriso smagliante, capello che non teme lo scirocco e quel fascino da spot “What else?” che gli è valso il titolo di George Clooney di Santa Croce.
Sale sul palco per cantare la sua hit: “Eredità (Meraviglioso… ma non l’ho fatto io)”.
Mentre intona la melodia, sullo sfondo scorrono le foto dei cantieri che si chiudono oggi. Lui sorride, ammicca alla telecamera e canta:
“Meraviglioso… ma guarda un po’ questo cantiere!
Io non l’ho aperto, io non l’ho pensato,
ma il nastro è pronto per essere tagliato!
Sia lode a chi prima di me ha progettato…
ma è col mio fascino che il lavoro è completato. What else?”
E c’è chi mormora che taglia nastri su progetti ereditati e raccontati come nuovi, almeno secondo il brusio sarcastico della piazza.

🛡️ 𝐆𝐋𝐈 𝐀𝐋𝐅𝐈𝐄𝐑𝐈 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐌𝐀𝐆𝐆𝐈𝐎𝐑𝐀𝐍𝐙𝐀: 𝐓𝐑𝐀 𝐑𝐎𝐂𝐊 𝐄 𝐀𝐌𝐀𝐑𝐂𝐎𝐑𝐃
A fargli da scudo umano, ecco i CambiaVerso, che scendono la scalinata come i Ricchi e Poveri della politica locale. Sono la colonna sonora rassicurante del Sindaco: fedeli al “capitano”, cantano con l’entusiasmo di chi sa che, finché la musica gira, il posto in prima fila non si tocca. Con il loro stile intramontabile, spazzano via le polemiche a colpi di ritornelli e fedeltà assoluta: i soldatini della melodia, sempre sull’attenti per il “patruni”.
Ma l’attenzione è tutta per le New Entry di Fratelli d’Italia, i veri Måneskin del litorale camarinense: ieri borchie rock, oggi ballad da prima serata. Con una velocità di cambio-costume che nemmeno il guardaroba del Festival di Sanremo durante la pubblicità, intonano il loro inno:
“Come si cambia (per non morire… politicamente)”.
Del resto, c’è chi giura di intravedere un solfeggio di prova verso nuovi spartiti.
Ma in platea si sa: a Piazza Santa Croce anche le bacchette sembrano muoversi da sole quando parte il pettegolezzo.
Sono loro i veri influencer del consenso: con un “like” spostano un assessorato, con un selfie decidono il destino di una rotonda. Sempre con quel retrogusto di chi sa che cambiare è un dovere, restare è un optional.
Cantano convinti:
“Come si cambia per non morire… come si cambia per poter ambire!
Abbiamo i fans, abbiamo i voti e i filtri giusti per ogni nuova stagione.
Se oggi cantiamo con Peppe, vince Peppe…
ma se domani cambia il vento, cambierà anche la nostra canzone!”
Il loro supporto è così “determinante” che il Sindaco li guarda con lo stesso amore ansioso con cui si guarda il PNRR: con un filo di speranza e la mano pronta sul paracadute. Per loro, “cambiar verso” non è un programma: è uno stile di vita.

🧪 𝐈𝐋 𝐋𝐀𝐁𝐎𝐑𝐀𝐓𝐎𝐑𝐈𝐎 𝐏𝐎𝐋𝐈𝐓𝐈𝐂𝐎: 𝐈 “𝐍𝐄𝐑𝐈 𝐏𝐄𝐑 𝐂𝐀𝐒𝐎” 𝐃𝐄𝐋 𝐃𝐎𝐏𝐎𝐋𝐀𝐕𝐎𝐑𝐎
In un angolo buio del palco, il Laboratorio Politico (DC, FI, Territorio, PD) armonizza a cappella: gli strumenti del potere sono ancora chiusi in custodia. Più che cantanti, sembrano ospiti della Serata Cover che hanno dimenticato il testo: luminari della medicina del sonno che, per non disturbare la quiete pubblica, si prescrivono un letargo perenne.
Si sono spenti con la rapidità di una lampadina cinese durante un blackout, proprio come quei Big che arrivano ultimi in classifica e spariscono dai radar prima ancora del DopoFestival. Sulle note di “Le poltrone… sognano di notte”, ronfano in coro sognando coalizioni molecolari e provette elettorali. Dormite pure, cari scienziati dell’astensionismo: la città può aspettare la vostra prossima epifania… che con questi tempi di reazione, è prevista per il prossimo passaggio della cometa di Halley, o magari per una reunion celebrativa tra trent’anni, rigorosamente fuori concorso.

🎹 𝐈𝐋 𝐃𝐈𝐑𝐄𝐓𝐓𝐎𝐑𝐄 𝐃’𝐎𝐑𝐂𝐇𝐄𝐒𝐓𝐑𝐀 𝐄 𝐈𝐋 “𝐒𝐎𝐋𝐅𝐄𝐆𝐆𝐈𝐎” 𝐃𝐄𝐋 𝐒𝐎𝐒𝐏𝐄𝐓𝐓𝐎
Al centro della scena, impeccabile e autoritario, siede il Presidente Luca Agnello. Non è un semplice arbitro, ma il vero Beppe Vessicchio della politica camarinense. Mentre batte il martelletto per ristabilire l’ordine tra una stecca e l’altra, lo fa con un sincopato che ammicca sospettosamente verso i “chimici” del Laboratorio Politico.Che stia cercando un nuovo spartito per il gran finale? Il sospetto aleggia in platea: tra un ordine del giorno e un colpo di percussione, c’è chi legge segnali ovunque. Ma a Santa Croce, si sa, le bacchette si muovono da sole non appena parte il pettegolezzo.

🎭 𝐈𝐋 𝐓𝐑𝐈𝐎 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐄 𝐌𝐄𝐑𝐀𝐕𝐈𝐆𝐋𝐈𝐄: 𝐈 “𝐓𝐄𝐍𝐎𝐑𝐈 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐑𝐈𝐕𝐈𝐍𝐂𝐈𝐓𝐀”
Dalla prima fila, Mandarà, Barone e Allù scaldano le corde vocali. Non cantano “Grande Amore”: preferiscono l’arrangiamento corale di “Te c’hanno mai mannato a quel paese”.
Più che opposizione, è un’operazione di rebranding della rivincita: osservano il Clooney locale tagliare nastri su vecchi spartiti e intonano una satira spietata per ricordare che la ruota gira (anche senza rotatoria).
“Te c’hanno mai mannato a quel paese?
E mentre qualcuno spaccia la spazzatura per design,
qualcuno, con l’umorismo acido da bar sport, la chiama ‘arredo urbano sperimentale’.”
Ogni nota è una frecciata contro i progetti ereditati raccontati come farina del proprio sacco, almeno secondo la platea. Incalzano la maggioranza ricordando che, tra un selfie e un comunicato stampa, la città non ha bisogno di solisti glamour, ma di qualcuno che sappia leggere lo spartito della realtà, c’è chi aspetta solo che la musica finisca per riprendersi il microfono e dimostrare che lo spartito della realtà lo conoscono meglio di chi oggi sta solo facendo il playback.

A metà canzone spunta Frasca, spartito in mano e aria smarrita: guarda a destra, a sinistra, poi verso le new entry per capire se c’è posto sul pullman dei fans. Nel dubbio, resta lì nel mezzo, come l’ospite non pagante che aspetta il buffet.

👗 𝐋𝐄 “𝐍𝐔𝐎𝐕𝐄 𝐏𝐑𝐎𝐏𝐎𝐒𝐓𝐄” 𝐄 𝐆𝐋𝐈 𝐀𝐒𝐒𝐄𝐒𝐒𝐎𝐑𝐈
𝐑𝐨𝐛𝐞𝐫𝐭𝐚 𝐈𝐚𝐜𝐨𝐧𝐨 (𝐒𝐩𝐞𝐭𝐭𝐚𝐜𝐨𝐥𝐢): In una nuvola di paillettes, canta il remix de “L’anno che verrà” con l’ottimismo di chi organizza karaoke per distogliere la gente dai problemi. Promette che “sarà tre volte Natale e festa tutto l’anno”. Il suo obiettivo? Una Las Vegas permanente dove, tra un brindisi e un fuoco d’artificio, nessuno abbia il tempo di contare le buche. 🎆✨

𝐂𝐢𝐜𝐜𝐢𝐨 𝐃𝐢𝐦𝐚𝐫𝐭𝐢𝐧𝐨 (𝐀𝐦𝐛𝐢𝐞𝐧𝐭𝐞): Scende la scalinata in tuta da lavoro e guanti in lattice, intonando il twist “Fatti mandare dalla mamma… a buttare la plastica”. È il re del mastello: tra un passo di danza e un controllo sulle fototrappole, solfeggia il calendario della differenziata per non far steccare i cittadini. Il suo è il “twist della plastica e dell’organico”: una coreografia frenetica dove, tra un bidone e l’altro, cerca di convincere il pubblico che l’odore di umido sotto il sole di agosto sia in realtà un’essenza vintage necessaria per il bene del pianeta.

𝐃𝐚𝐯𝐢𝐝𝐞 𝐌𝐚𝐧𝐝𝐚𝐫à & 𝐒𝐭𝐞𝐟𝐚𝐧𝐢𝐚 𝐁𝐚𝐫𝐨𝐧𝐞: I “Jalisse” della Fedeltà Assoluta
Non chiamateli semplici coristi: Davide e Stefania sono i fedelissimi della prima ora, quelli che hanno seguito il Sindaco sin dai tempi delle prime note stonate. Sono i Jalisse di Santa Croce: nonostante i nuovi acquisti della destra meloniana cerchino di rubare la scena con acuti rock, loro restano lì, saldi al fianco del “Capitano”. Cantano ininterrottamente “Fiumi di parole” (e di delibere), sicuri che di loro il Sindaco non si priverebbe mai, nemmeno per tutto l’oro del PNRR. Sono l’usato sicuro, la “coperta di Linus” della Giunta, pronti a fare da scudo umano e canoro contro ogni tentativo di oscuramento. Perché, come dice la loro canzone: “Fiumi di parole… tra noi non serviranno più”, basta uno sguardo del “Clooney” locale per capire che il loro posto in prima fila è blindato a vita. 🎤🤝

🏆 𝐈𝐋 𝐕𝐄𝐑𝐃𝐄𝐓𝐓𝐎
Il Festival si chiude tra i fumi della scenografia e l’abbaglio dei flash. La giuria ha votato, ma il saggio del paese, osservando la piazza che si svuota, sentenzia con un monito che non lascia scampo:
“Applausi e canzuni non jinchinu u panaru!”
(Applausi e canzoni non riempiono il paniere!)
La storia di Sanremo, d’altronde, parla chiaro: nel 1983 un certo Vasco Rossi arrivò penultimo con “Vita Spericolata”, eppure oggi la cantano tutti, mentre il vincitore di allora è finito nel dimenticatoio.
Il messaggio per i cittadini è semplice: non fatevi ingannare dalla classifica o dai selfie. Spesso la canzone che merita davvero, quella che cambierebbe lo spartito della città, viene snobbata perché “stonata” rispetto ai cori rassicuranti del potere. Ricordiamoci che il successo di un’amministrazione non si misura dai “like” sul palco, ma da quanto quel brano continua a suonare bene una volta spenti i riflettori. A forza di votare solo la melodia più facile, rischiamo di ritrovarci con un disco rotto, mentre la vera musica resta in fondo alla classifica, inascoltata.
L’unica certezza? Tra fans scatenati, direttori d’orchestra tentati e progetti ereditati, a Santa Croce la musica è sempre la stessa, ma i cantanti diventano ogni giorno più “social”.
Arrivederci alla prossima hit… sperando che il pubblico impari finalmente a distinguere un successo stagionale da un classico immortale!

𝐍𝐨𝐭𝐚 𝐚𝐥 𝐥𝐞𝐭𝐭𝐨𝐫𝐞
𝘘𝘶𝘦𝘴𝘵𝘢 𝘳𝘶𝘣𝘳𝘪𝘤𝘢 𝘶𝘵𝘪𝘭𝘪𝘻𝘻𝘢 𝘭𝘢 𝘴𝘢𝘵𝘪𝘳𝘢 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘧𝘰𝘳𝘮𝘢 𝘥𝘪 𝘤𝘳𝘪𝘵𝘪𝘤𝘢 𝘱𝘰𝘭𝘪𝘵𝘪𝘤𝘢 𝘦 𝘴𝘰𝘤𝘪𝘢𝘭𝘦. 𝘗𝘦𝘳𝘴𝘰𝘯𝘢𝘨𝘨𝘪 𝘦 𝘴𝘪𝘵𝘶𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘪 𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘳𝘢𝘱𝘱𝘳𝘦𝘴𝘦𝘯𝘵𝘢𝘵𝘪 𝘪𝘯 𝘤𝘩𝘪𝘢𝘷𝘦 𝘪𝘳𝘰𝘯𝘪𝘤𝘢 𝘦 𝘤𝘢𝘳𝘪𝘤𝘢𝘵𝘶𝘳𝘢𝘭𝘦, 𝘳𝘪𝘧𝘭𝘦𝘵𝘵𝘦𝘯𝘥𝘰 𝘱𝘦𝘳𝘤𝘦𝘻𝘪𝘰𝘯𝘪 𝘦 𝘷𝘰𝘤𝘪 𝘥𝘪 𝘱𝘪𝘢𝘻𝘻𝘢, 𝘴𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘱𝘳𝘦𝘵𝘦𝘴𝘢 𝘥𝘪 𝘤𝘳𝘰𝘯𝘢𝘤𝘢 𝘧𝘢𝘵𝘵𝘶𝘢𝘭𝘦

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