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Santa Croce: Il Centro Storico tra le Favole del 2022 e l’Abbandono del 2026

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C’era una volta, nel lontano 2022, un programma elettorale chiamato “CambiaVerso”. Leggerlo oggi è come sfogliare un catalogo di fantascienza: si prometteva di trasformare il centro storico di Santa Croce Camerina in un “laboratorio di rigenerazione urbana”, un “polo culturale” vibrante, con teatri comunali e facciate ristrutturate grazie a piogge di contributi a fondo perduto. Peccato che, a quattro anni dall’annuncio, l’unico “verso” che è cambiato è quello dei santacrocesi: che invece di convergere verso il centro, scappano a gambe levate verso Marina di Ragusa o altrove pur di farsi una passeggiata dignitosa.

𝐋𝐚 𝐏𝐢𝐚𝐳𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 “𝐀𝐥𝐭𝐫𝐢” 𝐞 𝐢𝐥 “𝐒𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥-𝐒𝐢𝐧𝐝𝐚𝐜𝐨”
Prendiamo Piazza Vittorio Emanuele: una volta il salotto della città, oggi un luogo dove i santacrocesi si sentono stranieri in patria. La piazza è diventata quasi esclusivamente appannaggio della popolazione straniera, complice anche l’apertura di un negozio H24 con distributori automatici che funge da catalizzatore e punto di ritrovo fisso, trasformando il cuore del paese in una zona di concentrazione che scoraggia il passeggio delle famiglie locali.

Ma se volete sapere cosa sta facendo davvero l’Amministrazione per risolvere tutto questo, non guardate la piazza, guardate Facebook. È lì, tra un algoritmo e un “mi piace”, che il sindaco Peppe Dimartino dà il meglio di sé, esercitando l’unica vera arte in cui questa legislatura eccelle: il taglio del nastro su progetti realizzati da altri, pronti per essere “postati” come traguardi propri. Naturalmente, accompagnato dai suoi “Chierichetti del Like”, ombre fedelissime sempre pronte a qualsiasi uso e consumo della propaganda social, immobili nell’inquadratura ma sbiadite nella realtà dei vicoli che raccontano una storia di abbandono.

Qui il saggio proverbio siciliano calza a pennello: “𝑪𝒊à𝒗𝒖𝒓𝒖 𝒅𝒊 𝒓𝒓𝒐𝒔𝒂𝒔 𝒆 𝒇𝒇𝒆𝒕ū 𝒅𝒊 𝒎𝒎𝒆𝒓𝒅𝒂”. Da un lato l’idillio digitale profumato di rose, dall’altro una realtà che puzza di trascuratezza. Perché diciamocelo chiaramente: un paese sporco e trascurato finisce per rappresentare, agli occhi di chi guarda, gente sporca e trascurata. Ma noi non lo siamo affatto, ed è proprio per questo che vedere il nostro borgo ridotto così è profondamente offensivo per ogni singolo cittadino.

𝐋𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐦𝐞𝐬𝐬𝐞 𝐝𝐚 “𝐎𝐬𝐜𝐚𝐫” (𝐞 𝐢 𝐟𝐚𝐥𝐥𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐚 𝐫𝐞𝐜𝐨𝐫𝐝)
Il Sindaco aveva sbandierato punti fermi che oggi suonano come una beffa:
Progetto “Zero Buche” e Decoro Urbano: Si prometteva un pronto intervento. Oggi le buche sono crateri storici. Il decoro è ai minimi: fioriere abbandonate e arredi fatiscenti rendono il centro poco invitante. Altro che “biglietto da visita”.

Riqualificazione e Commercio: Dove sono gli incentivi per i commercianti locali? La desertificazione è un dato di fatto, interrotta solo da attività che poco hanno a che fare con la nostra tradizione.

Recupero edilizio? Le “case vecchie” sono diventate dormitori sovrappopolati, unico presidio in un borgo che i residenti non riconoscono più.

𝐐𝐮𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐢 𝐝𝐨𝐯𝐞𝐯𝐚 𝐟𝐚𝐫𝐞 (𝐞 𝐥𝐨 𝐬𝐜𝐢𝐚𝜇𝐩𝐨 𝐫𝐞𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐝𝐚𝐫𝐢𝐨)
Riqualificare non significa collezionare selfie, ma intercettare fondi FAS e FESR. Invece di occuparsi della “carne viva” del paese, l’amministrazione ha preferito spendere energie e capitale politico su temi decisamente distanti dalle buche di via Carmine. Si sono spesi in una crociata social per sponsorizzare un Referendum Giustizia che i cittadini hanno bocciato sonoramente con un “NO” grande quanto una casa. Un altro naufragio politico per chi, evidentemente, preferisce le grandi manovre mediatiche alla cura del proprio decoro e alla dignità delle nostre strade. L’integrazione è diventata emarginazione, e la visione politica si è ridotta a uno scroll infinito sul cellulare.

𝐂𝐨𝐧𝐜𝐥𝐮𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞: 𝐕𝐨𝐭𝐚𝐧𝐭𝐨𝐧𝐢𝐨 𝐞 𝐥𝐨 “𝐒𝐜𝐫𝐨𝐥𝐥” 𝐈𝐧𝐟𝐢𝐧𝐢𝐭𝐨
Vivere a Santa Croce dovrebbe significare abitare un luogo con un’anima; oggi è solo un’anima in pena. I santacrocesi hanno perso la loro centralità, scambiata con un pugno di “like”, mentre la politica ha fallito la missione più importante: trasformare le slide in mattoni e dignità.

Sindaco, “uscire di casa e riconoscersi” era un bell’augurio da baci perugina elettorale. Peccato che oggi i cittadini, uscendo di casa, riconoscano solo una grande occasione sprecata e una piazza che parla tutte le lingue tranne la nostra. Di fronte a questo carosello di post, crateri stradali e nastri tagliati per conto terzi, non ci resta che rispolverare il grido di Totò:

«𝓥𝓸𝓽𝓪𝓷𝓽𝓸𝓷𝓲𝓸, 𝓥𝓸𝓽𝓪𝓷𝓽𝓸𝓷𝓲𝓸, 𝓥𝓸𝓽𝓪𝓷𝓽𝓸𝓷𝓲𝓸!»

C’è chi Antonio lo saluta e c’è chi lo vota (o almeno ci prova, tra un referendum perso e un post sponsorizzato); noi, onestamente, preferiamo stare dalla parte del Principe della risata: lui almeno ci faceva ridere per davvero, senza bisogno di un distributore H24 per mandar giù questo boccone amaro.

Buona giornata a tutti… o buona passeggiata altrove, dove il “cambio di verso” non è stato solo un tweet venuto male.

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