Ci sono date in cui la “microstoria” delle nostre famiglie incrocia inevitabilmente la grande Storia d’Italia. Per Santa Croce Camerina e per l’intera Sicilia, quella data è il 10 luglio 1943: il giorno dello sbarco alleato e dell’avvio dell’Operazione Husky. A ottantatré anni da quegli eventi (Nota: calcolato sul 2026), l’ex sindaca Franca Iurato ha affidato ai social un commovente e dettagliato spaccato di quei giorni, ricostruito attraverso i racconti della nonna Peppina e della madre. Una fotografia vivida di ansia, fame, ma anche di straordinaria umanità rurale.
La vita sotto l’oscuramento e l’ansia del fronte
Nelle settimane precedenti allo sbarco, la vita della famiglia Iurato rispecchiava quella di migliaia di italiani. Con lo zio Biagio al fronte russo, la casa patriarcale andava avanti grazie alle donne, agli anziani e ai ragazzi.
«Il pranzo della domenica diventava un momento di lutto», racconta Franca Iurato. «Mio nonno sintonizzava clandestinamente la radio sul canale che trasmetteva il bollettino dei caduti, forse da Malta. Mia nonna faceva viaggi dalla cucina piangendo e mia mamma la seguiva a ruota, nel terrore di sentire il nome dello zio».
Poi c’era l’oscuramento notturno e il suono lacerante delle sirene. Eppure, in quel clima di costante pericolo, emergeva la resilienza contadina: «Un giorno l’allarme suonò mentre la nonna infornava il pane. Nonostante i solleciti a rifugiarsi, continuò imperterrita: “Se sono destinata, una bomba può colpirmi ovunque, ho tante bocche da sfamare”».
La notte del 10 luglio: il mare “a lume a ggiuornu”
Con l’intensificarsi dei bombardamenti, la famiglia – insieme a cugini sfollati da Ragusa e vicini di casa – si trasferì nella casa di campagna a Casuzze, dividendo gli spazi con la famiglia del massaro Occhipinti. La preoccupazione più grande per gli uomini era la tutela delle tante ragazze del gruppo, nel timore di violenze da parte delle truppe d’invasione.
La svolta arrivò nella notte del 10 luglio. Alzatosi nel buio, il nonno si accorse che qualcosa di straordinario stava accadendo: il mare era innaturalmente illuminato, «a lume a ggiuornu». Di lì a poco, i paracadute iniziarono a planare dal cielo e i mezzi anfibi toccarono le spiagge santacrocesi.
«È sempre un figlio di mamma»: il salvataggio del nemico
È nel momento del contatto con l’esercito alleato che la solidarietà supera le barriere della guerra. Sentendo dei lamenti provenire dal terreno adiacente, la nonna Peppina scoprì un giovane paracadutista alleato, ferito e impigliato a un albero.
Nonostante l’iniziale prudenza del marito, la donna non esitò a soccorrerlo, pronunciando una frase che racchiude l’etica universale delle madri: «È sempre un figlio di mamma. Se mio figlio si trovasse nella stessa situazione, vorrei che qualcuno lo aiutasse». Il giovane venne liberato dalle corde e successivamente preso in carico da un mezzo della Croce Rossa.
La sfilata degli americani e il lenzuolo bianco sul campanile
All’alba, la vecchia strada sterrata Casuzze-Santa Croce divenne il teatro del passaggio della colonna americana. Tra i soldati c’erano molti oriundi che, parlando un dialetto antiquato, si fermavano a chiedere acqua e a domandare di quale famiglia del paese fossero imparentati.
Non mancarono i momenti di forte tensione, subito sciolti dall’equivoco: «Un soldato entrò nel baglio e sollevò il braccio di mia zia Pina. Gli uomini erano pronti a intervenire temendo il peggio, ma il militare voleva solo guardare l’orologio al polso della zia per conoscere l’ora italiana».
Mentre le truppe proseguivano senza compiere violenze, i colpi di cannone sparati dalle navi al largo stavano però già provocando vittime e danni nel centro abitato di Santa Croce. A evitare il peggio fu l’intervento del parroco, il sacerdote Di Quattro, che sventolò un lenzuolo bianco dal campanile della chiesa, salvando il paese da ulteriori distruzioni.
«Sono certa – conclude Franca Iurato – che in ogni famiglia si tramandi un preciso racconto di quei tragici giorni che fecero la Storia e che non possiamo dimenticare». Un invito, quello dell’ex sindaca, a custodire una memoria orale che, a distanza di decenni, riesce ancora a parlare al cuore delle nuove generazioni.
Il programma dell’83° Anniversario a Santa Croce Camerina
Proprio oggi, venerdì 10 luglio, ricorre l’83° Anniversario dello Sbarco in Sicilia – la storica “Operazione Husky”. Per l’occasione, l’Amministrazione Comunale di Santa Croce Camerina invita tutta la cittadinanza a partecipare alla giornata di commemorazione per onorare la memoria di chi ha vissuto quei momenti cruciali per la Nazione e di chi ha perso la vita.
Un sentito ringraziamento va a tutti coloro che hanno collaborato attivamente alla realizzazione di questa importante manifestazione, promossa dal Sindaco Arch. Giuseppe Dimartino e dall’Amministrazione Comunale.
Di seguito il programma completo degli appuntamenti previsti per la serata:
- Ore 19:30 – Raduno dei partecipanti presso la Casamatta di c.da Filippello.
- Onori ai Caduti e Deposizione della Corona d’alloro con gli Onori alla Bandiera.
- Intervento delle Autorità Civili, Militari e Religiose.
- Inaugurazione della Stele Commemorativa in collaborazione con l’associazione FareAmbiente.
- Sfilamento delle Autorità, delle sezioni combattentistiche e della Fanfara degli Iblei dell’A.N.B. (sezione di Santa Croce Camerina) con arrivo presso il Parco Urbano Fonte Paradiso.
- Ore 20:00 – Esibizione della Fanfara degli Iblei presso il Parco Urbano Fonte Paradiso.

