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Giorgio Grasso, l’angelo dell’Oncologia che ha dedicato la vita a combattere il male che lo ha portato via

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L’11 agosto ci ha lasciati Giorgio Grasso, un collega straordinario, un professionista esemplare e, sopra ogni cosa, un uomo di una sensibilità e un’umanità fuori dal comune. Nato il 5 gennaio 1961, figlio del compianto Salvatore, Giorgio si è spento all’età di 65 anni. Aveva da pochissimo tagliato il traguardo della pensione, vivendo il 2 maggio 2024 il suo primo giorno di riposo, ma il destino è stato purtroppo crudele: subito dopo aver raggiunto la meritata quiescenza, ha scoperto di avere un male incurabile. Lo stesso identico male che per tantissimi anni aveva combattuto con dedizione e coraggio attraverso la sua professione.

La sua è stata una carriera monumentale, racchiusa in quel gesto simbolico dell’ultima timbratura arrivata dopo ben 41 anni e 6 mesi di instancabile lavoro in prima linea. Giorgio ha iniziato a lavorare a Ragusa presso l’ASP 7 il 28 marzo 1987. Entrato nel mondo della sanità dopo il diploma nel 1980, è diventato un punto di riferimento insostituibile per chiunque abbia incrociato il suo cammino nelle strutture sanitarie iblee.

Dal mese di agosto del 1988 fino al marzo del 2020 ha lavorato nel Dipartimento Oncologico guidato dal primario dottor Carmelo Iacono, stimato professionista insignito del prestigioso premio “Maestro dell’Oncologia”. Ed è proprio in questa eccellenza medica che le nostre vite si sono intrecciate: io, Piero Mandarà, ho avuto l’onore e il profondo privilegio di lavorare al suo fianco per vent’anni. Insieme abbiamo diviso i turni, prima tra le mura dell’Ospedale Civile e successivamente al Maria Paternò Arezzo di Ragusa.

Lavorare con Giorgio non era semplicemente “fare il turno”. Era un’esperienza che arricchiva l’anima. In un reparto delicato e complesso come l’oncologia, dove il dolore è di casa, Giorgio sapeva essere un faro di luce. Aveva il dono raro di far volare il tempo: tra una risata terapeutica per sollevare il morale e qualche lacrima inevitabile condivisa in corsia, la sua presenza rendeva tutto più leggero. Chiunque abbia lavorato con lui ricorda la sua dolcezza infinita, la sua instancabile gentilezza e quella capacità innata di accogliere i pazienti non solo come infermiere, ma come un vero e proprio “angelo custode”. Non è un caso che, tra i tanti messaggi di affetto, sia risuonata una frase che lo definisce alla perfezione: “C’è un angelo in più in cielo, a te che sei stato l’angelo dell’oncologia”.

Giorgio viveva la nostra professione con lucidità e profonda consapevolezza delle difficoltà quotidiane della sanità. Amava ripetere una frase che oggi risuona come un testamento spirituale e un monito per tutti: “Ogni tanto mettetevi dall’altra parte della barricata e noterete quanto impegno e fatica ci mette tutto il personale sanitario essendo numericamente sottostimato”. In queste parole c’era tutta la sua vicinanza ai colleghi e il suo rispetto per il sacrificio quotidiano della nostra categoria.

Nell’aprile del 2020, con lo stesso spirito di servizio e dedizione, si era trasferito nel reparto di Psichiatria, portando anche lì la sua grande empatia fino al suo ultimo giorno di servizio. Quando non indossava il camice, amava rigenerarsi con il suo hobby preferito: la moto, simbolo di quella libertà e di quel movimento che ha sempre caratterizzato la sua vita dinamica e generosa.

Oltre al camice e alle sue passioni, Giorgio era un uomo profondamente legato ai valori veri della famiglia e ai suoi affetti più cari. Ricordo l’amore immenso per la sua adorata moglie, Pinuccia Molè, con cui era unito in matrimonio dal 24 giugno 2006, e l’orgoglio infinito per le sue figlie, Miranda con il compagno Leo, e Sonia. Un legame profondo che si estendeva alla sorella, alla cognata Teresa, alla suocera e ai parenti tutti, che oggi lo piangono insieme alla comunità di Modica, dove nella Chiesa del Sacro Cuore riceverà l’ultimo saluto.

Ciao Giorgio, amico e collega indimenticabile. Ti vogliamo bene. La sanità iblea perde un professionista immenso, noi perdiamo un pezzo di cuore, ma il tuo ricordo e il tuo esempio resteranno per sempre impressi nelle corsie degli ospedali che hai onorato, nelle menti dei tuoi cari e nelle vite di tutti noi che abbiamo avuto la fortuna di camminarti accanto. “Resterai nei nostri cuori…”

Piero Mandarà

Giorgio Grasso insieme allo storico gruppo di colleghi fuori dall’ospedale: immagini impresse nel tempo che testimoniano l’affetto, la stima e l’unione di una squadra straordinaria.

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