{"id":13951,"date":"2014-03-13T07:09:04","date_gmt":"2014-03-13T06:09:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.santacroceweb.com\/giornale1\/?p=13951"},"modified":"2014-03-13T10:27:31","modified_gmt":"2014-03-13T09:27:31","slug":"una-parola-dal-significato-dirompente-femminicidio-leducazione-civica-parte-da-scuola-e-famiglia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.santacroceweb.com\/index.php\/2014\/03\/13\/una-parola-dal-significato-dirompente-femminicidio-leducazione-civica-parte-da-scuola-e-famiglia\/","title":{"rendered":"Femminicidio: parola dal significato dirompente. L&#8217;educazione civica deve partire da scuola e famiglia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Oggi la violenza sulle donne uccide pi\u00f9 degli incidenti stradali o delle malattie. In Italia 14 milioni di donne hanno subito una violenza, una su tre ad opera del partner. Nel 90% dei casi il crimine resta impunito solo perch\u00e9 la vittima non ha il coraggio di denunciare, sia per sfiducia nella macchina della giustizia, sia per timore di ritorsioni e di ulteriori violenze. Numeri allarmanti per un fenomeno che non \u00e8 affatto proprio dei nostri tempi. La cultura maschilista trova espressioni in epoca remotissima e ha sempre, ove pi\u00f9, ove meno, creato stati di soccombenza femminile, degenerati in violenza morale e spesso fisica. Le confessioni religiose pi\u00f9 diffuse hanno spesso visto la donna come \u201ccosa\u201d compravendibile, priva di anima, come oggetto di piacere maschile, deputata alla formazione e mantenimento della famiglia, all\u2019assistenza e servizio in favore dell\u2019uomo, pater familias, riconosciuto dalla cultura e dalle leggi come vero gestore della vita familiare e, all\u2019esterno, della vita civile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fra le grandi conquiste sociali di civilt\u00e0 vanno certamente annoverate quelle derivanti da relativamente recenti movimenti di emancipazione della donna, di cui le prime avvisaglie si colgono alla fine del 1800 in forma di sviluppo dell\u2019autocoscienza del ruolo che la donna ha nella societ\u00e0. L\u2019avvicinamento e poi l\u2019equiparazione dei salari delle lavoratrici con quello dei lavoratori, i pari diritti sulla prole, il diritto al suffragio elettorale, la candidabilit\u00e0 alle massime cariche di uno stato, l\u2019avviamento riservato ai posti di lavoro o \u201cquote rosa\u201d, le \u201cpari opportunit\u00e0\u201d, sono conquiste dell\u2019universo femminile che via via negli anni sono state sempre pi\u00f9 incalzanti. Ci\u00f2 malgrado, l\u2019altra faccia del mondo, quella maschile, non ha ancora pienamente accettato tale parit\u00e0. Cos\u00ec talvolta il maschio, al fine di conservare o ribadire la propria aspirazione al predominio su qualcuno, profitta di occasioni in cui far valere preponderanza fisica ed aggressivit\u00e0 proprie del genere maschile per ragioni biologiche ed ormonali. E\u2019 un fenomeno sociale di devianza abbastanza diffuso e che non \u00e8 esclusivo di strati sociali infimi, tutt\u2019altro, bench\u00e9 certamente \u00e8 molto frequente in ambienti subculturali ed economicamente disagiati, ove \u00e8 favorito dall\u2019educazione e dall\u2019esaltazione della violenza, nonch\u00e9 dall\u2019abuso di sostanze che alterano il comportamento (primariamente gli alcolici).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi, di fronte al perdurante e per null\u2019affatto nuovo problema, abbiamo maturato solo maggiore sensibilit\u00e0 e, nella pi\u00f9 vasta logica della tutela della persona, cerchiamo di proporre un maggiore rispetto da tributare anche verso la donna. I mezzi d\u2019informazione si rendono divulgatori delle notizie di cronaca nera, e cos\u00ec da un canto fanno cassa nelle vendite perch\u00e9 il fatto di violenza in s\u00e9 suscita curiosit\u00e0 prima ancora che riprovazione e censura, ma dall\u2019altro gli stessi mezzi si rendono veicoli di sensibilizzazione della collettivit\u00e0 verso il problema in questione, che, in mancanza, resterebbe confinato nel chiuso delle mura domestiche e, raramente, nelle aule dei tribunali. Di fronte ad un elettorato femminile che invoca tutela, anche i governanti cercano di proporsi come combattenti in questa piaga sociale della violenza contro le donne. In quest\u2019otto marzo, comunemente chiamato \u201cfesta della donna\u201d, ma in realt\u00e0 commemorazione di un massacro di donne nell\u2019incendio di un opificio americano e causato dall\u2019incuria di spavaldi datori di lavoro, l\u2019attuale ministro degli interni, Angelino Alfano, ha presentato gli ultimi dati sulla violenza contro le donne, ma anche un opuscolo messo a punto dal Viminale sugli interventi normativi gi\u00e0 attuati e le attivit\u00e0 di supporto per la prevenzione e la repressione del fenomeno. Nella logica di assicurare, che, dopo aver firmato e condiviso la legge contro lo stalking e quella sul femminicidio, continuer\u00e0 a procedere su questa strada anche in sede europea, lo stesso ministro ha affermato: &#8220;Mi impegno a portare il tema della violenza di genere come priorit\u00e0 nel semestre di presidenza italiana della Ue&#8221;. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nella cerimonia dell\u2019otto marzo, ha cos\u00ec esordito: &#8220;Troppo spesso si sente dire che il tema delle pari opportunit\u00e0 \u00e8 superato perch\u00e9 viviamo gi\u00e0 in una condizione di uguaglianza giuridica e materiale tra i sessi. Ovviamente non \u00e8 vero&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla conclusione di detta cerimonia il Capo dello Stato ha consegnato onorificenze a sette donne. Tra di loro anche Lucia Annibali, l\u2019avvocato sfregiata con l\u2019acido, e la siciliana Franca Viola, che ha segnato una tappa fondamentale nella storia dell\u2019emancipazione femminile rifiutando un \u00abmatrimonio riparatore\u00bb. Queste asserzioni provenienti dalle massime cariche dello Stato sono come le belle foto di una rivista di carta patinata: fanno compiacere ma contano di pi\u00f9 i risultati. E\u2019 ragionevole sostenere che non esistono persone che nascono violente. Esse lo diventano per aver sub\u00ecto o visto violenze. Il bambino si conforma al contesto familiare e all\u2019ambiente in cui vive e si sviluppa; se questo propone violenza verbale e fisica o prevaricazione come modo per affermazione della volont\u00e0, probabilmente tali forme di anomalia comportamentale diverranno proprie del fanciullo e dell\u2019adolescente, in special modo se la famiglia o i responsabili della loro educazione non forniscono loro adeguati modelli di vita, valori di civilt\u00e0 e di rispetto della persona. Il genitore non studia per diventare educatore, s\u2019improvvisa tale. Se egli \u00e8 gi\u00e0 portatore di quei buoni valori, probabilmente cercher\u00e0 di trasfonderli sulla prole; ma non sempre riuscir\u00e0 in tale intento, sia perch\u00e9 non \u00e8 attrezzato di conoscenze di pedagogia utili a forgiare il temperamento del fanciullo, sia perch\u00e9 moltissima parte della formazione del giovane \u00e8 imputabile anche all\u2019ambiente extrafamiliare in cui questo vive: gli amici, il lavoro, gli svaghi, persino la scuola, la televisione, i videogiochi e quant\u2019altro oggi propone come modello maschile la figura del macho, della violenza come affermazione del proprio EGO, della virilit\u00e0 comunque espressa, della competizione, della guerra come modo di risoluzione delle controversie. Ancor peggiore eppur frequente \u00e8 il caso di bambini che assistono alle esplosioni d\u2019ira e di violenza dei propri genitori, ed in particolare del padre verso la madre o verso loro stessi. Di fronte a persona tendenzialmente o di fatto o culturalmente debole quali alcune donne, tali bambini divenuti uomini trovano modo per scaricare su di loro i propri disagi, le tensioni, le pulsioni, i torti subiti o magari solo avvertiti come tali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allora, che ben vengano gli sforzi di monitorare e sanzionare legislativamente tali forme di abuso e di cui ogni governo si far\u00e0 certamente promotore, ma lo sradicamento del male si pu\u00f2 operare solo seminando su di un terreno adeguatamente lavorato e concimato. La scuola, e quanto ad essa pu\u00f2 paragonarsi, deve formare i nuovi cittadini, i quali a loro volta collaboreranno per formare i nuovi cittadini e cos\u00ec via. Un processo di conquista di civilt\u00e0 certamente lungo e che potr\u00e0 durare per parecchie generazioni, ma assolutamente indispensabile. Cos\u00ec la disciplina, il rispetto, l\u2019osservanza delle regole scritte e non scritte, diremmo la \u201cbuona educazione\u201d, dovrebbero trovare nella scuola la prima fucina, perch\u00e9 primario luogo nel quale lo Stato, anzi la Nazione deve confidare per la formazione della collettivit\u00e0. All\u2019italiano, alla matematica, alle materie fondamentali, la scuola dovrebbe proporre la pi\u00f9 importante: l\u2019educazione civica in ogni suo aspetto. In seconda battuta sar\u00e0 la famiglia, ormai costituita dalle persone evolute ed elevate dalla scuola, il luogo ove si dovr\u00e0 perpetuare l\u2019insegnamento al rispetto della persona, sia essa donna, sia uomo, sia fanciullo, e persino animale.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Sara Hassen<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi la violenza sulle donne uccide pi\u00f9 degli incidenti stradali o delle malattie. 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