{"id":14863,"date":"2014-04-10T10:17:54","date_gmt":"2014-04-10T08:17:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.santacroceweb.com\/giornale1\/?p=14863"},"modified":"2014-04-10T19:18:41","modified_gmt":"2014-04-10T17:18:41","slug":"essere-per-forza-belli-provoca-uninsoddisfazione-perenne-i-metodi-della-pubblitia-di-sara-hassen","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.santacroceweb.com\/index.php\/2014\/04\/10\/essere-per-forza-belli-provoca-uninsoddisfazione-perenne-i-metodi-della-pubblitia-di-sara-hassen\/","title":{"rendered":"Essere per forza belli provoca un&#8217;insoddisfazione perenne. I metodi della pubblicit\u00e0 <font color=red>di Sara Hassen<\/font>"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">La dipendenza dallo specchio sta divenendo ormai per molti giovani una sofferenza con cui fare i conti giornalmente. La bellezza \u00e8 un imperativo ovunque, non solo a casa nostra. La lotta quotidiana tra l\u2019essere e l\u2019apparire \u00e8 snervante. Ci si sente a disagio nel proprio corpo che viene percepito sempre pi\u00f9 come esterno a noi stessi. Prende inizio cos\u00ec l\u2019ossessione del giudizio proprio e altrui. La paura di guardarsi, di essere guardati e non piacere diviene per molti l\u2019incubo con cui vivere. I media, e dunque i giornali, la TV, il cinema, propongono modelli estetici che aggravano lo stress: donne bellissime, vestite, acconciate e truccate alla perfezione, ma soprattutto senza un minimo difetto, ci guardano con aria di sfida, impietosamente ricordandoci che siamo solo persone comuni, mediocre, banali, sciatte. La distanza fra tali modelli e noi appare incolmabile e quindi alimenta la tensione a conseguire tali risultati estetici con conseguente frustrazione per l\u2019inefficacia dei nostri sforzi. La perfezione, per\u00f2, in natura non esiste e mai esister\u00e0. Si dice: &#8220;dove si ferma la natura arriva Photoshop (software di ritocco fotografico)&#8221;. Ancor prima dell\u2019avvento del digitale in fotografia, abili artigiani della pellicola e della camera oscura facevano miracoli creando il mito delle \u201cpin up\u201d, cio\u00e8 delle ragazze in abbigliamento e pose provocanti, le cui foto gli uomini \u201cappendevano\u201d alle pareti. Si chiamassero Marylin, Bettie, Jessica, Rita, Jane, Sofia, Gina, Virna\u2026 Erano tutte bellissime, da sognare ed imitare, nell\u2019abbigliamento, nel trucco, nelle pose. Anche oggi, non meno sensibili come siamo al richiamo del fascino, del glamour, si continua a produrre fotografie \u201cbugiarde\u201d, in cui la semplice bellezza umana viene resa divina. Nel libero mercato dell\u2019attrazione, anche e non solo con finalit\u00e0 sessuali, \u00e8 necessario rispondere a quei dettami estetici. La scoperta della propria immagine e l\u2019esigenza di renderla attraente affiorano con l\u2019adolescenza, et\u00e0 di fragilit\u00e0 e d\u2019insicurezze, ma pure obiettivo fertile e redditivo per tutti coloro che lavorano nell\u2019abbigliamento, nella pubblicit\u00e0, nella cosmesi. I giovani si trasformano in consumatori ideali di proposte che generano e alimentano nevrosi. Ragazzi e ragazze bellissime sono sempre nelle pubblicit\u00e0 di bevande, vestiti, motorini e macchine, dunque anche in settori commerciali che di per s\u00e9 non creano bellezza, ma della bellezza si giovano per suscitare attrazione verso un prodotto industriale altrimenti insignificante per alcuni consumatori. Cos\u00ec una splendida bionda sorseggia una birra, un divo del cinema gusta un caff\u00e8, un altro s\u2019improvvisa fornaio, una rossa da sballo sublima un profumo languidamente appollaiata sulla grondaia di uno stabile. Il prodotto dell\u2019industria viene associato al \u201cbello\u201d, perch\u00e9 deve indurre a pensare che pure i consumatori vengano resi belli o comunque appartenenti alla categoria delle persone di successo. Tanto \u00e8 invalso questo metodo pubblicitario, che desta scalpore l\u2019inversione di tendenza di qualche azienda che affida l\u2019immagine pubblicitaria dei propria prodotti (tortellini, banca), alla faccia del suo dirigente, non certamente avvenente, ma che induce i consumatori a confidare nella persona fisica in s\u00e9 e non in un\u2019impalpabile e lontana entit\u00e0 economica. Pur con qualche restrizione, pure sui bambini si proietta ed estende la pulsione degli adulti. Vestiti \u2013spesso goffamente- come le mamme e i pap\u00e0, i bambini che propone la pubblicit\u00e0 sono sempre bellissimi e alla moda. Molte case di moda propongono gli stessi modelli per figli e genitori. Tutti griffati e belli. Una vera fatica e fonte d\u2019insoddisfazioni, in cui il divario tra realt\u00e0 ed idea crea frustrazione od effimere esaltazioni. Attorno a ci\u00f2 il mercato e gli interessi economici sono enormi. Una volta la moda, la ricercatezza nel vestire e nell\u2019apparire era appannaggio solo di un\u2019\u00e9lite perch\u00e9 il divario di risorse economiche fra le classi sociali e l\u2019offerta di mercato non ne consentiva larga diffusione. Oggi, i ricchi continuano ad essere pochi, ma il mercato ha capito che deve allargarsi ed aprirsi verso altri ceti, inferiori sul piano economico, ma molto remunerativi per i fatturati che riescono ad assicurare alle imprese manifatturiere. I tentativi proposti da alcune ideologie politico-economiche di equalizzare la collettivit\u00e0 anche nei suoi aspetti meramente estetici (si pensi all\u2019abbigliamento proposto od imposto in alcuni stati da regimi totalitari) cozzano contro la libera espressione della individuale personalit\u00e0 di ciascuna persona. Sta a ciascuno di noi, vincere, contenere, assecondare, frenare, rifiutare, e sostanzialmente convivere con questo aspetto della vita, forse innato, che \u00e8 la ricerca della bellezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Sara Hassen<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La dipendenza dallo specchio sta divenendo ormai per molti giovani una sofferenza con cui fare i conti giornalmente. La bellezza \u00e8 un imperativo ovunque, non solo a casa nostra. La lotta quotidiana tra l\u2019essere e l\u2019apparire \u00e8 snervante. 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