{"id":6373,"date":"2013-07-10T12:32:41","date_gmt":"2013-07-10T10:32:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.santacroceweb.com\/giornale1\/?p=6373"},"modified":"2013-07-10T12:34:52","modified_gmt":"2013-07-10T10:34:52","slug":"lavvocato-di-quattro-ci-racconta-il-mito-della-casa-di-montalbano-era-un-raduno-di-scrittori-poi-camilleri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.santacroceweb.com\/index.php\/2013\/07\/10\/lavvocato-di-quattro-ci-racconta-il-mito-della-casa-di-montalbano-era-un-raduno-di-scrittori-poi-camilleri\/","title":{"rendered":"Di Quattro ci racconta il mito della casa di Montalbano: &#8220;Da Sciascia alla Sellerio, e infine Camilleri&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Punta Secca, piccolo borgo marinaro di Santa Croce Camerina, negli ultimi anni \u00e8 balzata ai clamori della ribalta per il semplice fatto di ospitare la casa del famoso \u201cCommissario Montalbano\u201d, protagonista dei numerosi romanzi di Andrea Camilleri. Ma, prima ancora di raggiungere fama nazionale ed internazionale, Punta Secca \u00e8 sempre stata uno dei \u201cluoghi del cuore\u201d dei santacrocesi, dove, in passato, le famiglie pi\u00f9 abbienti avevano l\u2019abitazione estiva, puntualmente tramandata di generazione in generazione. Questo amore viscerale prescinde da qualsiasi successo televisivo e nasce da un percorso fatto di uomini e storie che si sono susseguiti nel tempo ed hanno impreziosito d\u2019esperienza le sue coste. Per non dimenticare il patrimonio storico-culturale di Punta Secca, Gianni Giacchi, appassionato d\u2019arte pittorica e fotografia, ha voluto raccogliere le testimonianze di chi ha contribuito a rendere questo borgo quello che \u00e8 oggi, conosciuto in tutto il mondo. La prima di queste interessanti testimonianze giunge proprio dall\u2019attuale proprietario della \u201cCasa di Montalbano\u201d, l\u2019avvocato Giovanni Di Quattro. Questa splendida dimora signorile col suo terrazzo che guarda verso il Mediterraneo, meta ogni anno di innumerevoli pellegrinaggi di turisti ansiosi di visitarla e fotografarla, ha una storia ricca di fascino che lo stesso Gianni Giacchi ha voluto raccogliere lasciando la parola e l\u2019emozione dei ricordi all\u2019avvocato Di Quattro. Non ci resta che leggerla\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante la chiacchierata si fa riferimento ai trascorsi di questa casa, ad un passato che bisogna custodire gelosamente perch\u00e8 si fonde e confonde con la storia di Punta Secca. \u201cQui in questa stanza di fronte alla veranda &#8211; racconta Diquattro &#8211; c\u2019era un magazzino di salato, perch\u00e9 Punta Secca aveva una barca addetta a pescare le acciughe e le sarde, che poi venivano portate in questo locale, e dopo essere trattati venivano conservati in barattoli di latta da 5, 10, 25 kg e vendute al costo di 2, 3, 5 lire. All\u2019inizio l\u2019antico magazzino era di propriet\u00e0 dei fratelli All\u00f9. Mio nonno amante del mare, arrivato sul posto nel 1904, lesse un \u201csi vende\u201d affisso in una porta di quel magazzino e dopo breve una trattativa lo acquist\u00f2 per 4.000 lire. L\u2019antico edificio non era altro che una struttura alta quasi quattro metri, costruzione precaria edificata con blocchi di scogli marini. Mio nonno quindi ne fu proprietario e dopo alcuni anni, acquist\u00f2, tramite il Regio Ufficio del Registro di Comiso, da qui dipendeva anche Punta Secca, 36 mq di demanio, che sarebbe questo terrazzo, di 6 x 7 x 4 x 5,50 m\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cMio nonno, avv. Giovanni Di Quattro, dopo un primo intervento, lascia all\u2019unico figlio erede, mio padre avv. Pietro Di Quattro, la successione della casa e che poi a sua volta con tutte le sue pertinenze lasci\u00f2 a me. Per inciso voglio precisare che una decina di anni fa mi arriv\u00f2 dalla Capitaneria di Porto di Siracusa una lettera per chiedermi i titoli di propriet\u00e0 di tale veranda. Esibii un documento, ben conservato con planimetria allegata, firmato dell\u2019allora notaio Agnello di Comiso per dimostrare, \u201cdiabolica probatio\u201d, che quei 36 mq erano stati acquistati in modo perfettamente regolare. Infatti mio nonno, molto scrupoloso, fece redigere un progetto e costru\u00ec questa casa, dalle alterne fortune\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cPunta Secca che fosse un borgo antichissimo era gi\u00e0 noto sin dall\u2019antichit\u00e0 e ancor oggi lo testimonia la monumentale torre, costruita secondo del calcoli astronomici ben precisi, come del resto tutte le torri costiere di avvistamento e di difesa. La torre, come ben sappiamo, era utilizzata per difendere il territorio dalle incursioni piratesche e anche, nell\u2019 ottocento e nei primi del novecento, per difendere le grandi propriet\u00e0 della Marchesa Celestri. La torre, inizialmente, era collegata con la casa Arezzo tramite un ponte levatoio, che io calpestai frequentemente, quindi la nostra casa si trovava proprio di fronte a quella sovrana torre\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cL\u2019abitazione sin dai primi del Novecento \u00e8 stata sempre la nostra residenza di villeggiatura &#8211; prosegue nel suo racconto scrupoloso Diquattro -. La casa era sempre frequentata da personaggi illustri, da Gesualdo Bufalino a Leonardo Sciascia, scrittori di grande spessore, siciliani. Elvira Sellerio, famosa editrice, in quegli anni aveva pubblicato un romanzo di Sciascia dal titolo \u201cI pugnalatori\u201d. Il romanzo trattava una cospirazione tenutasi a Palermo ancora prima del Regno dei Borboni, in cui lo scrittore, fortemente sicuro della sua impunit\u00e0, raccontava che uno dei cospiratori fosse il principe Gaetano Starrabba di Giardinello, padre del principe Francesco, ultimo erede, che risiedeva a Punta Secca, in una casa immersa in quell\u2019ultimo polmone verde, purtroppo oggi scomparso e cementificato\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cIl principe Gaetano, soprannominato \u201cu muncu\u201d, era stato purtroppo in galera per debiti, per cui Sciascia in un suo capitolo de &#8220;I Pugnalatori&#8221;, raccontava le disavventure di questo nobile decaduto. Il caso volle che in una delle nostre riunioni estive pomeridiane, venne a trovarci il principe Francesco Giardinello e io con grande piacere lo presentai a Sciascia. Ci sedemmo nella famosa veranda e ad un certo punto fui molto imbarazzato, ricordando da quanto scritto da Sciascia nel suo romanzo. Pensai subito ad un piccolo alterco fra loro due. Ma non fu cos\u00ec. Da grandi gentiluomini i due iniziarono a discutere. Il principe Gaetano, con grande umilt\u00e0 ma fiero, dichiarava che effettivamente la sua famiglia non nuotava nell\u2019oro e che il padre era stato sempre un uomo di sani principi morali. Sciascia, leggermente imbarazzato ma con grande spirito di comprensione, si scus\u00f2 con il Principe e rispose: &#8216;Ho l\u2019onore di conoscerlo e se avessi saputo prima, non avrei osato scrivere quell\u2019 episodio, me ne scuso\u2026&#8217;\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cPassarono gli anni, e in una delle tante estati, Elvira Sellerio, venne a Punta Secca con suo fratello. Incantati dal posto, presero subito in affitto la casa del dott. Scillieri, che si affaccia ancor oggi sulla spiaggia su questo mare azzurro, testimone di tantissime civilt\u00e0. Iniziammo a frequentarci, trascorrendo dei pomeriggi in lunghissime passeggiate, fino ad arrivare alla piccola sorgente d\u2019acqua che fuoriesce proprio sulla spiaggia, dopo il Palmento, e ancora superando uno scoglio, dalle sembianze di un coccodrillo (ancor oggi ben visibile), e proseguendo sino alla cos\u00ec detta \u201cGrotta di Ernesto\u201d, conosciuta in tutti i suoi particolari dall&#8217;allora maestro Panagia, grotta che fu resa famosa poi nell\u2019ultimo romanzo scritto dal compianto Lucio Mandar\u00e0, sceneggiatore, soggettista e regista alla RAI negli anni 60-70, dal titolo \u201cUna grotta per Ernesto\u201d. In uno di quei pomeriggi estivi, dopo quelle lunghe passeggiate ormai divenute abitudinarie, insieme a Bufalino, Sciascia e la Sellerio ci riposammo a casa mia. Seduti in veranda, al tramontar del sole, iniziammo a discutere e io attentamente assistevo nello sguardo di Elvira uno strano intuito. Gli chiesi cosa le balenasse per la mente e mi rispose con la sua proverbiale pacatezza che voleva scommettere con se stessa per la realizzazione di un progetto molto ambizioso: trasferire su pellicola le storie di un commissario, tratte da un romanzo di Andrea Camilleri, all\u2019epoca ancora poco conosciuto al grande pubblico. Forse era una follia, come lei stessa affermava, ma il suo intuito le imponeva di scommettere. Ne discutemmo a lungo, e dopo alcuni mesi invitammo Cammilleri per una breve vacanza, per iniziare a discutere di tale progetto. Camilleri, arrivato a Punta Secca, fu colpito dalla bellezza sia della casa sia di quell\u2019atmosfera incantata che avvolgeva il nostro piccolo borgo marinaro. Io personalmente all\u2019inizio avvertii un piccolo dissenso per la scelta della casa, molto signorile e quindi non adatta ad un Commissario che vive di stipendio. Ma il gioco era gi\u00e0 fatto. Da quell\u2019 incontro con lo scrittore, si realizz\u00f2 l\u2019intuito strabiliante di Elvira Sellerio. L\u2019 idea fu proposta a Roma, agli organi competenti, e subito dopo, nel 1998, la Palomar con tutto il suo esercito di tecnici, attori, produttori e quant\u2019altro, iniziarono le prime timide riprese. La regia fu affidata ad Alberto Sironi e il ruolo del Commissario Montalbano a Luca Zingaretti\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Antonella Galuppi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Gianni Giacchi<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Punta Secca, piccolo borgo marinaro di Santa Croce Camerina, negli ultimi anni \u00e8 balzata ai clamori della ribalta per il semplice fatto di ospitare la casa del famoso \u201cCommissario Montalbano\u201d, protagonista dei numerosi romanzi di Andrea Camilleri. 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