Elettronica, Elettrodomestici, PC, Telefonia, Smartphone | Video Più Shop

Il voto ragusano esprime meglio di qualunque altra tornata elettorale la sconfitta della vecchia politica e dei suoi modi di fare. Considerando il fatto che la metà dei ragusani non ha partecipato al voto, delegando a questa funzione appena il 49% degli aventi diritto, è logico considerare come per la prima volta i “progetti” di una certa classe dirigente siano crollati prima di vedere, o rivedere, la luce. Cosentini rappresentava il successore – un tantino più raffinato nella dialettica, molto meno furbo e “simpatico” negli atteggiamenti – di Nello Dipasquale, che fino a qualche mese fa (con un bottino di 9000 voti) era il primo dei deputati iblei eletti alla Regione. Sono bastati pochi mesi e tanti inciuci per cancellare l’immagine di un sindaco vincente, l’enfant prodige della politica locale, capace di fare un sol boccone dei suoi predecessori. Dei suoi vecchi predecessori. Di colpo è diventato “vecchio” anche lui.

L’incantesimo è finito: i ragusani erano davvero stanchi e lo hanno dimostrato in due modi. I più pigri e/o rassegnati non recandosi alle urne, gli altri votando Piccitto. Un giovane rappresentante del Movimento 5 Stelle, senza precedenti amministrativi, che da questo momento dovrà fare i conti con le aspettative di tutti (e ci auguriamo fermamente che non lo faccia seguendo i diktat del “padrone”, sempre meno redditizi). Ragusa si libera di una classe dirigente obsoleta, che fino alla fine dei suoi giorni ha provato a tessere la tela della cattiva politica. In barba a programmi e proclami, dopo il primo turno, tutti si sono aggrappati a Cosentini per mantenere uno status quo rischiosissimo da perdere: la poltrona. Barone da un lato – inizialmente lodevole per la scelta di andare da solo -, il PdL dall’altro – un partito totalmente avulso, privo di guida e significati (se non fosse per uno che, a livelli più alti, si è beccato 7 anni) hanno abbracciato la causa del “traditore della prima ora”. Del calderone, oltre al perdente Partito Democratico dei “pentiti”, facevano già parte i contorsionisti della politica locale, transitati da destra a sinistra in nome del territorio evocato dal solito Dipasquale. Che da par suo continua a sostenere come in questo periodo storico non esistano più gli schieramenti e la politica vada fatta dalle istituzioni e indipendentemente dal colore. Ma viceversa rischia di cadere in contraddizione, perché questo continuo cambio di casacca – agli occhi dei meno ingenui – può tanto apparire come una ricerca della miglior condizione possibile per restare al potere e cavalcare i privilegi.

Ragusa in effetti non è il primo caso in cui ci si libera, con prepotenza e con coraggio, dei vecchi schemi (il commento più diffuso, su Facebook, è che da domani i fuoriusciti dovranno cominciare a cercarsi un lavoro). Anche Santa Croce, non più tardi di un anno fa, ha affannosamente provato a svoltare. Grazie al sistema delle liste civiche e allo sconquasso di centro-destra e centro-sinistra tradizionali. Le compagini si schierarono apertamente l’una contro l’altra, perché desiderose di cambiare e proporre ricette alternative alle solite, e il sindaco fu eletto per appena tre voti. Tutto questo porta a un miglioramento della democrazia, anche se per valutare la resa del cambiamento occorre pazienza (non in eterno). In cuor nostro, e lo diciamo pubblicamente, siamo contenti che la vecchia politica sia andata in pensione: il popolo ragusano si sta svegliando, ma prima di proclamarlo eroe aspettiamo almeno di capire come andrà il nuovo corso.

Paolo Mandarà

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Guarda anche

LA VAMPA D’AGOSTO

In attesa della “vampa d’agosto” (termine che ho mutuato da uno dei più …