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Si sono conclusi nella tarda mattinata di ieri all’interno dell’aula Gip del Tribunale di Catania gli interrogatori di garanzia dei sei indagati arrestati dalla Polizia per associazione a delinquere finalizzata alla produzione di certificazioni false per favorire il rilascio di permessi a immigrati cinesi. Uno solo è tornato in libertà: Giovanni La Terra. Il primo a comparire davanti al giudice delle indagini preliminari del Tribunale etneo, Laura Benanti, è stato il cinese Zhu Qiyin, 57 anni, imprenditore tessile, difeso dall’avvocato Maria Platania, l’unico sentito in carcere. Il cinese ha negato ogni addebito dichiarando soltanto di conoscere Antonino Di Marco, 43, titolare di un’agenzia d’affari, e di averlo contattato quando qualche connazionale chiedeva di essere regolarizzato. Ieri è stata la volta di Salvatore Distefano, 53 anni, commerciante e vicepresidente del Comiso Calcio, difeso dall’avvocato Giovanni Mangione, del vigile sanitario Giorgio Cappello, tecnico di prevenzione dell’Asp 7, 51 anni, assistito dall’avvocato Carmelo Di Paola e del già citato Di Marco, difeso dall’avvocato Valerio Palumbo. Sentiti anche Giovanni e Giuseppe La Terra, padre e figlio di 69 e 46 anni, entrambi imprenditori agricoli. I due La Terra sono stati difesi dall’avvocato Maurizio Catalano. Il padre Giovanni ha chiarito la sua posizione tanto che il giudice lo ha rimesso in libertà. L’avvocato Catalano ha avanzato analoga richiesta anche per il figlio Giuseppe ma il giudice si è riservato. Agli interrogatori, durati alcune ore, ha partecipato anche il pubblico ministero della Direzione Distrettuale Antimafia Valentina Sincero, che ha delega per la provincia di Ragusa. Il cinese è finito in cella per il pericolo di fuga mentre gli altri sono ai domiciliari tranne La Terra senior già libero. Tutti gli indagati hanno risposto al giudice delle indagini preliminari spiegando i fatti e negando con forza il reato associativo.

Distefano ha detto che nel 2011 e nel 2012 si è occupato di cercare abitazioni per ospitare cinesi ma di essere convinto che non ci fosse nulla di illegale nel suo operato. Il medico ha confermato l’amicizia con Di Marco mentre quest’ultimo ha detto di avere svolto il lavoro di disbrigo pratiche per regolarizzare i cinesi che chiedevano di entrare in Italia. Secondo la Polizia che ha condotto le indagini iniziate circa un anno e mezzo fa, ogni pratica aveva un costo che oscillava da i 7 ai 9 mila euro. Il gruppo, tramite certificati e attestazioni falsi, riusciva a ottenere autentici permessi di soggiorno per cittadini orientali. Sono centinaia le pratiche finite al centro delle indagini che richiedevano permessi di soggiorno per cinesi provenienti da varie parti d’Italia. Proprio questo ha insospettito la Questura di Ragusa e ha fatto iniziare le indagini. Zhu, secondo l’accusa, svolgeva il ruolo di intermediario tra i suoi connazionali, che a volte non erano ancora neppure arrivati in Italia. Di Marco avrebbe curato la registrazione dei contratti di locazione presso l’Agenzia delle entrate e assunto, talvolta il ruolo di datore di lavoro degli immigrati perchè grazie alla sua frequentazione con il vigile sanitario Cappello evitava di produrre i documenti necessari all’Asp. Secondo la Dda il medico avrebbe anche garantito false certificazioni dell’idoneità igienico-sanitaria degli alloggi dei cinesi. Distefano avrebbe fatto anch’egli da finto datore di lavoro mentre i La Terra avrebbero predisposto fittizi contratti di affitto di immobili di loro proprietà. Molti falsi titolari di lavoro di cinesi erano all’oscuro della vicenda. L’organizzazione, ritiene la Polizia, era diventata un punto di riferimento in tutta Italia: tra le pratiche esaminate vi sono quelle di cinesi provenienti da Prato, Milano, Torino, Roma, Ancona, Reggio Calabria.

Fonte: Il Giornale di Sicilia

Un Commento

  1. Franco

    16 febbraio 2014 a 15:54

    In mezzo a questi “gentiluomini” c’è purtroppo qualcuno che non ci dovrebbe stare per niente…. speriamo che la giustizia trionfi…

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