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Lunedì 26 maggio si è costituito lo staff del neonato progetto ‘Santa Croce Camerina kaos Magna Grecia’, un’iniziativa privata che rientra a pieno titolo nel turismo culturale per investire nel marketing territoriale. Con partenza alle 9.30 dal caffè Mokambo e l’ausilio di un pulmino della ditta Elios trasporti, il gruppo ha sperimentato il primo tour turistico come un momento di ricognizione e ha prontamente raggiunto contrada Mezzagnone, un sito definito molto interessante dal punto di vista archeologico che conserva praticamente intatti due hamman all’interno di un mausoleo familiare. Non è stato possibile accedere all’intera area per effettuare la visita prevista. La tappa successiva è stata presso il museo archeologico di Kamarina, dove il dottore Di Stefano, dirigente e responsabile del centro, ha reso possibile che il progetto, seppur in fase iniziale e perciò soggetto inevitabilmente a possibili cambiamenti, fosse esposto. Entusiasta e disponibile, quest ‘ultimo ha accettato una possibile collaborazione attiva per il futuro, illustrando altresì i prossimi appuntamenti per alcune manifestazioni culturali che vedranno protagonista il Museo. All’interno della struttura di Kamarina, Gianni Giacchi, citato come pittore, ritrattista ed eccellente grafico,che farà parte dello staff del progetto, ha spiegato le principali vicende storiche dell’area archeologica e della sede museale.

Il Museo raccoglie la documentazione archeologica del territorio camarinense dall’età preistorica a quella medievale, esposta secondo un doppio criterio cronologico e topografico. I materiali provengono principalmente dalle attività di scavo effettuate da P. Orsi, A. Di Vita, P. Pelagatti (a quest’ ultima, la  signora Paola Pelegatti, è stato riservato un momento di ricordo, perché negli anni settanta, come ha riferito il signor Alabiso, usava fare sosta proprio al Caffè Mokambo con consuetudine e con piacere per gustare le prelibatezze dolciarie del posto) e G. Di Stefano nella necropoli, nell’abitato e nell’area rotto portuale; alcune vetrine contengono oggetti di provenienza sporadica ed esemplari delle collezioni Carratello e Pace. Particolare interesse riveste il Padiglione delle Anfore, che, ricavato dalla cantina della masseria, ospita, disposta su due livelli, una collezione tra le più ricche e rappresentative di tutto il Mediterraneo. Infine la Sezione Subacquea, nata dal recupero di otto relitti e in parte da ritrovamenti occasionali, si segnala per l’abbondanza di reperti di pregevole fattura e rarità, utili alla ricostruzione sia dei traffici commerciali di cui la città era tappa, sia della vita della città stessa. La mattinata è proseguita, così come era stato programmato, facendo sosta presso l’area archeologica di Caucana il cui ricordo è legato alla vocazione portuale del sito da dove partivano le comunicazioni per Malta e la costa nord-africana.

L’ intera area si trova situata ad Est di Punta Secca, in località Anticaglie, in un uno stato di evidente abbandono e anche in questo caso non è stato possibile accedervi. I resti dei quartieri, distribuiti lungo la costa, sono coperti da una spessa coltre sabbiosa e di vegetazione che necessita un intervento di recupero per ridare dignità all’intero sito; intervento che appare opportuno debba essere immediato ed eccezionale. L’intero staff del progetto si propone di proseguire con determinazione e ringrazia coloro i quali hanno mostrato vivace interesse e partecipazione all’iniziativa. Il progetto, è giusto sottolineare, nasce dall’esigenza di promuovere un turismo legato al percorso storico-archeologico del territorio e prevede azioni di promozione e valorizzazione turistica, attraverso itinerari tematici per aumentare  notevolmente il numero e  la permanenza dei turisti anche in un’ottica di destagionalizzazione, con l’immancabile ausilio delle autorità competenti.

Giusy Zisa

Area di Caucana ricoperta da vegetazione

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