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Le telecamere di “Pomeriggio Cinque” hanno fatto incursione ancora una volta a Santa Croce “DI” Camerina, come la D’Urso, da mesi, sbagliando, ripete a gran voce imperterrita, inserendo nel nome del paese una preposizione che non c’è. Ospite, per parlare del caso Loris, è stata Antonella Stival, prozia del bambino, per lanciare un appello al nipote Davide, marito di Veronica Panarello, in carcere con l’accusa di aver ucciso il figlio di otto anni e averne occultato il cadavere: “Lascia perdere tutti i rancori, pensa soltanto che tua moglie ti ha regalato due bambini bellissimi e li ha regalati alla nostra famiglia, la famiglia Stival, una famiglia onorata. Davide, voglio vederti, vieni da me. Ho tanta voglia di parlarti…”. Non ha altra possibilità di mettersi in contatto con il nipote perché il giovane rifiuta ogni tentativo di avvicinamento, ha spiegato ai microfoni Antonella, che deve però consegnarli un bigliettino di Veronica che ha preparato per il suo bimbo più piccolo, con un disegno che riporta queste parole: “Ti penso sempre e ti riabbraccerò presto, la tua mamma”.

Si è definita un salmone che nuota controcorrente la signora Antonella, l’unica della famiglia Stival ad avere mantenuto i rapporti con Veronica. Ogni sabato, infatti, è stata a trovarla in carcere con il suo compagno e la figlia. Oggi però non andrà ad Agrigento, come da consuetudine, perché Veronica ha deciso che non riceverà nessuna visita, ma piuttosto, dovendo per regolamento carcerario scegliere tra le le due cose, telefonerà a Davide per chiedergli di vedere il loro bambino. “Che cosa starà raccontando Davide al piccolino? Quali sarebbero i motivi per cui il piccolo non vede più da tempo la mamma e il fratellino?”. La D’Urso si unisce all’appello della signora Antonella, alla fine del collegamento dagli studi televisivi, con un gesto che mostra familiarità all’intera tragica vicenda, per aggiungere che forse un uovo di Pasqua e un bigliettino della sua mamma potrebbero essere per il piccino una piccola consolazione.

LA LETTERA DI VERONICA A DAVIDE

“Davide ho ricevuto una tua lettera, ma faccio tanta fatica a credere che sia stato tu ad inviarmela. Troppo perfetta in tutto. All’ultimo incontro, il 12 febbraio, mi hai detto che il sabato saresti tornato, ma di quale mese? Dopo il nostro abbraccio, che c’è stato, ho creduto che finalmente mi avresti aiutato nella ricerca della verità, ma sei sparito!!!”. E’ una brano della lettera che Veronica Panarello, in carcere ad Agrigento per l’omicidio del figlio Lorys, ha scritto al marito Davide Stival. Il documento è stato reso noto da “Quarto Grado” su Retequattro.

Scrive Veronica: “Tu dici che non mi hai abbandonato, ma mi hai lasciata al freddo e al gelo senza nulla da indossare, rifiutandoti anche di consegnarli a mio padre. Non ti sei nemmeno informato quando sono finita in ospedale”. E sottolinea che “il solo sostegno che ho ricevuto è quello di mio padre, mia madre, la famiglia di tua zia Antonella, le tante persone sconosciute e, soprattutto, dalla famiglia Villardita, il mio avvocato e tu tutto questo non lo reputi abbandono?”. E ancora: “Dici che non vuoi farmi del male, ma quello che stai facendo cos’è? Bene, secondo te? Sono sola nel cercare la verità e la giustizia per nostro figlio; lui se fosse stato qui, non avrebbe permesso mai a nessuno, compreso te, di farmi tutto questo male. Sono distrutta e il mio corpo inizia a dare i primi segni”.

Poi il pensiero di Veronica va al figlio minore: “Hai ragione nel dire che va protetto e tutelato, infatti, il giudice dei minori aveva chiesto massima riservatezza. Ma vi siete mai chiesti come sta veramente? È stato spostato dalla propria casa a quella di tua madre, con cui non era mai rimasto; non vede e non ha al suo fianco suo fratello Lorys; sua mamma è scomparsa anche lei improvvisamente, ed io non ci credo che non mi cerchi o non chieda di me e di Lorys”. Perché “i nostri figli sono sempre stata l’unica mia ragione di vita e sono l’unica cosa che mi spinge a non abbandonarmi alla disperazione”.

Lui “non è soltanto la tua speranza per cercare di andare ‘avanti’, una parola difficilissima in questo momento. Non posso vederlo, ma nessuno ti vieta di farmi avere sue notizie o delle sue foto. Ma tu nemmeno quello fai e per te questo non è farmi del male? Non smetterò di lottare”. Quindi, l’appello finale al marito Davide: “Quando ti deciderei a stare al mio fianco ed aiutarmi nella ricerca e nella giustizia per Lorys, sai dove trovarmi, io ti aspetto. Tu sai chi sono e non mi importa di ciò che dice chi non mi conosce. La cattiveria è la rovina di tutto il mondo”.

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