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Nonostante la crisi agricola coinvolga l’intero territorio nazionale, qui a Santa Croce Camerina ci sono ancora giovani che non vogliono mollare e credono che investire in questo settore possa dare tanto, sia in termini economici che in soddisfazioni personali. Massimo Catalano è uno dei tanti giovani under 40, che ha deciso di investire il suo tempo e le sue risorse nell’agricoltura. Insieme al fratello ha ereditato l’azienda di famiglia, fondata nel 1990 e sita in contrada Randello, e si è posto un obiettivo: la nostra risorsa economia principale non deve morire. “L’azienda occupa quattro ettari di serre, due ettari di nostra proprietà e due in affitto – ci ha dichiarato -. La produzione comprende principalmente pomodoro ciliegino, peperoni e zucchine. Insieme a me e mio fratello lavorano anche cinque dipendenti, due italiani e tre extracomunitari”. Un dato non trascurabile, quest’ultimo, se si considera che avere cinque dipendenti significa sostenere cinque famiglie e dare una speranza in più per il futuro, perché Massimo è fermamente convinto di quello che fa: “Credo che i mestieri del futuro sono quelli che producono cibo, il nostro è un settore dove si produce cibo ed il cibo non deve mancare mai, per nessuno”. Quindi il raggio d’azione della sua azienda mira in alto. Se attualmente il 70% della sua produzione è condotta al locale mercato ortofrutticolo e il 30% viene spedita al nord Italia, presto potrà esportare anche in Europa. “Fra poco avremo la certificazione Eurep-Gap – ha affermato Catalano – che ci permetterà di spedire all’estero i nostri prodotti con una certificazione che ne attesta la qualità ed il controllo. Una novità è che abbiamo avviato dei progetti per passare al biologico, con altre strutture e superfici, fra cui il sistema di coltivazione fuori suolo”. Massimo rappresenta anche una delle aziende che ha aderito al marchio “Primizie di Montalbano”, il marchio di qualità di cui è titolare il comune di Santa Croce Camerina e di cui si è fatto promotore il Gruppo Agricoltori. “Io al Marchio ci credo tutt’ora – ha spiegato – anche se ha bisogno ancora un po’ di tempo. Le aziende di Santa Croce sono micro aziende e riunirsi in cooperative non è facile per loro perché qui non abbiamo questa mentalità. Quindi credo che il progetto del marchio sia a lungo termine”. Un entusiasmo ed una voglia di fare, quelli del 37enne Massimo Catalano, che ci auguriamo possano essere contagiosi e inducano molti altri giovani a credere nell’agricoltura e rischiare rimanendo nella propria terra, come lui ci sta insegnando.

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