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Il Delfino

Sant’Antonio Abate: una tradizione pura e “rurale”. Stasera le luminarie

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I festeggiamenti per l’annuale ricorrenza di Sant’Antonio Abate ci inducono ad alcune riflessioni su una tradizione che, a differenza di altre, non è mai venuta meno e che anzi negli ultimi anni sta conoscendo un nuovo vigore, in particolare a Santa Croce Camerina, grazie anche all’impegno solerte di Amministrazione comunale, volontari e associazioni locali che si adoperano per la buona riuscita della manifestazione. Quella di Sant’Antonio Abate, comunemente venerato come protettore degli animali, è una festa genuina, ancora non colonizzata dagli artifici della società consumistica e, grazie a questa “purezza”, ha ancora un sapore autentico, immediatamente percepito da coloro che, numerosissimi, partecipano in vario modo alle celebrazioni. Certo, tutti conoscono il significato più recente di questa festa, così importante per un’economia rurale dove la salvaguardia della salute e del benessere degli animali era fondamentale per assicurarsi il pane quotidiano; pochi però, crediamo, ne conoscono le radici più antiche e profonde, che, attraversando storia e memoria della recente civiltà contadina, si ricollegano direttamente ad antichi culti pagani e/o celtici.

Gli animali in passato, così come oggi, hanno sempre avuto una funzione fondamentale nelle nostre comunità. Questa considerazione, già da sola, sarebbe sufficiente per riflettere sul cambiamento profondo determinatosi nella nostra società e su quanto ci siamo allontanati dalla consapevolezza che il nostro nutrimento può essere tratto soltanto dai frutti della terra e che rispettare la terra e il suo equilibrio significa innanzitutto rispettare noi stessi. Se torniamo a capire la funzione primaria e primordiale degli animali, e della terra, comprendiamo meglio anche il motivo della popolarità di una festa tradizionale, quella di Sant’Antonio Abate, che si celebra il 17 gennaio di ogni anno. La paura di perdita per quelle economie rurali di sussistenza, il serio rischio di andare incontro a un periodo di fame e stenti, sono le motivazioni profonde da cui trae origine la devozione contadina verso Sant’Antonio Abate, una devozione talmente radicata nelle zone rurali del nostro paese, che, in alcune località, è passata quasi indenne attraverso la modernità e ora trova nuova linfa nella riscoperta delle tradizioni e nella voglia di conoscere un mondo ormai scomparso.

Il lungo periodo intercorrente fra il solstizio d’inverno e l’equinozio primaverile, nella religione romana arcaica, era costellato da numerose cerimonie il cui fine ultimo era quello di purificare uomini, animali e campi, propiziando gli dei affinché questi favorissero il nuovo corso della natura. Uno degli attributi iconografici di Sant’Antonio, insieme con il fuoco che ha una funzione purificatrice e dalla quale discende la tradizione di accendere falò la sera prima della festa. Quindi stasera 16 gennaio, nel piazzale della solidarietà a Santa Croce, con Avis, Unitre e con l’Avs che farà pure il servizio trasporto dei diversamente abili, andrà in scena la classica luminaria. Organizzata assieme a tutti gli amici che si sono offerti per mantenere viva la tradizione.

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