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Il Delfino

L’orrore della Shoah e la “dolce” eccezione del ghetto di Terezin

I ragazzi delle quinte ci parlano del ghetto vicino Praga

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Il 27 gennaio di ogni anno viene ricordata la “Shoah” che in lingua ebraica significa ” distruzione”. Con questo termine viene indicato lo sterminio del popolo ebraico durante la Seconda Guerra Mondiale. Adolf Hitler, capo del partito nazionalsocialista tedesco, già dai primi anni ’30 comincia a progettare una vera e propria “soluzione finale” contro quelli che lui considerava essere inferiori: non solo ebrei, ma anche zingari, omosessuali, testimoni di Geova.

Hitler fece costruire prima dei Ghetti, perlopiù in Polonia e Cecoslovacchia. In seguito vennero costruiti dei campi di sterminio tra i quali ricordiamo Auschwitz, Monowitz, Birkenau. Sei milioni di persone furono uccise! La morte più atroce era quella nelle camere a gas, che i nazisti facevano passare come docce. I prigionieri venivano mandati in queste camere-docce dove, invece dell’acqua sgorgava zyklon-b,un veleno potentissimo che uccideva la gente in pochi minuti. Una volta morti, i cadaveri venivano cremati e le loro ceneri disperse. I prigionieri deportati nei lager venivano registrati con dei numeri, tatuati anche sul braccio, indossavano una divisa a righe, venivano rasati e mandati a lavorare. Denutrizione e malattie dovute anche alla totale mancanza di igiene, maltrattamenti o di umiliazioni continue: questo era lo scenario nei campi di sterminio nazisti.

Nel 1945, i carri armati sovietici diedero fine a questa terribile strage, liberando i prigionieri dai campi. I pochi superstiti erano impauriti, gravemente malati e denutriti. Una triste storia è rappresentata dall’esperienza di Terezin, una località poco distante da Praga.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, Terezin venne trasformata dai nazisti in un ghetto dove vennero rinchiusi molti bambini ebrei provenienti da tutta l’Europa. Questi bambini erano stati cacciati da scuola, la loro vita e quella dei loro genitori era cambiata: dormivano per terra tutti insieme, pativano la fame, si ammalavano facilmente, ma ciò nonostante, agli occhi dei bambini, non era tutto così terribile. Essi erano all’oscuro di ciò che li attendeva, non sapevano che dopo il ghetto sarebbero andati incontro alla morte. Ebbene, in questa città avvenne qualcosa di straordinario: gli adulti più colti deciso di avviare una serie di attività culturali: concerti, scrittura di poesie, opere teatrali, letture, mostre di pittura. I bambini partecipavano attivamente componendo poesie e realizzando disegni sotto la guida di veri maestri d’arte. Freidl Dicker-Brandejs, pittrice e insegnante di Accademia, guidò questa pseudo-scuola dal 1941 al 1945. Durante le lezioni di disegno i bambini si esprimevano in totale libertà: era un modo per sfuggire alla realtà! Nonostante le sofferenze, trovarono ancora la forza e il coraggio di sognare un mondo migliore e di essere liberi come farfalle.

La classe 5° C e 5° D

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