Il guano degli uccelli sulle panchine della piazza. E chi si siede più?

Un fenomeno che si ripete da sempre. E riparte il dibattito: qual è l'albero giusto?

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Parlare di guano, termine suggerito dal dizionario, forse lo rende leggermente meno disgustoso, ma in piazza Vittorio Emanuele II a Santa Croce Camerina è il problema di queste ultime settimane. Gli escrementi dei passerotti e dei volatili preoccupano gli habitué della piazza. Sembra di assistere alla medesima situazione che si propose alla fine degli anni ’90 e che portò dapprima alla piantumazione delle palme, poi abbattute causa punteruolo rosso, poi alle diatribe se piantumare o meno il “carrubo selvatico”. E infine alla decisione di mettere a dimora una pianta chiamata “albero del mastice”, apparentemente idoneo per l’amministrazione pro-tempore, che nel 2013 si impose sul comitato “No al Schinus Terebinthifolius”: con il risultato che oggi in piazza ci ritroviamo con gli stessi problemi di sempre.

La fitta coltre di rami e foglie attira al tramonto migliaia di uccellini che in quei rami trovano ristoro, producendo nel contempo un elevatissimo frastuono. Fin qui nulla di particolarmente inquietante, se non fosse che alla sera questi stormi di uccelli provocano sporcizia non solo sulla piazza sottostante, ricoprendola dei loro insidiosi escrementi, ma anche riuscendo a centrare qualche macchina e qualche passante che alzando la testa si ritrova un maleodorante regalo di natale sula testa o sugli indumenti. Non basta la spazzolata dell’operatore ecologico mattutino che all’alba, togliendo la parte che si stacca, è convinto di aver pulito. Il guano ristagna nelle aiuole degli alberi assieme alle piume che si staccano durante i frenetici passaggi dei volatili tra i rami e che in parte vengono anche sparpagliate tutt’intorno alla piazza perché sospinti dal vento.

A preoccupare i cittadini santacrocesi, pochi a dire il vero, e i commercianti è soprattutto l’aspetto igienico-sanitario di tali ‘aspersioni’, tenuto conto che la piazza è frequentata regolarmente da extracomunitari che già al tramonto si trattengono a prendere una boccata di aria fresca e non riescono neanche a sedersi sulle panchine perché imperniati dagli escrementi naturali degli uccelli.

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