Mascherine anti-virus: quali, dove e quando? La risposta degli esperti

Il loro utilizzo diventa obbligatorio in alcune regioni. Ma a cosa servono davvero?

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Dal mondo scientifico e politico e dall’opinione pubblica emergono pareri contrastanti sulla possibilità di estendere l’uso delle mascherine a tutta la popolazione, ed eventualmente renderlo obbligatorio, come strategia da adottare, assieme ad altre, per progettare una riapertura graduale del Paese. E’ opportuno, per non dire necessario, chiarire le funzioni che le attuali mascherine in circolazione svolgono. Esse possono essere suddivise, grossomodo, in due gruppi: il primo, che comprende le mascherine chirurgiche e quelle in tessuto-non tessuto (tnt), ed il secondo che comprende invece le mascherine ffp2 e ffp3.

Il dottor Albora e il collega Moscardelli

Questa distinzione è fondamentale poiché le funzioni che le mascherine dei due gruppi svolgono sono completamente diverse. Quelle del primo gruppo (chirurgiche e tnt) riducono significativamente la probabilità che un soggetto malato, con o senza sintomi, contagi un soggetto sano; tali mascherine però non garantiscono al soggetto sano una protezione dal soggetto malato qualora quest’ultimo non le indossi, anche se le indossasse il soggetto sano stesso. Le mascherine del secondo gruppo (ffp2 e ffp3), invece, proteggono il soggetto sano che le indossa da un eventuale contagio che si potrebbe verificare qualora egli incontrasse dei soggetti infetti e contagiosi: sono dunque le più efficaci “in entrata”, ma potrebbero rappresentare, se dotate di valvola, un serio rischio per i soggetti sani qualora siano indossate da soggetti malati o eliminatori, che eliminerebbero virus espirando e potrebbero abbreviare le distanze sociali per falsa sicurezza indotta da una mascherina “specialistica”.

Il professor Guglielmo Bonaccorsi

Riteniamo scientificamente valida e realizzabile sul piano pratico la strategia di rendere obbligatorio l’utilizzo di mascherine chirurgiche o tnt (quelle del primo gruppo) a tutta la popolazione nei luoghi pubblici. Questa strategia, se adottata da tutti i cittadini, potrebbe ridurre significativamente il rischio di contagio e rappresenterebbe dunque un valido strumento per l’inizio della fase successiva di controllo della pandemia da coronavirus, ovvero quella di una graduale “riapertura” del Paese. Tuttavia, tale strategia potrà essere messa in atto soltanto se il sistema sarà in grado di garantire un numero di mascherine chirurgiche, tnt o similari sufficiente al fabbisogno di tutta la popolazione italiana. E’ indispensabile sottolineare come quest’intervento non possa essere il solo a dover essere applicato affinché una seconda fase possa cominciare, ma rappresenta soltanto un punto di una strategia multisettoriale che dovrà includere altri punti già noti e condivisi come il mantenimento del distanziamento sociale in luoghi pubblici, adeguati comportamenti di igiene personale e collettiva e l’esecuzione di test sierologici affidabili in termini di sensibilità e specificità ad una fetta di popolazione che sia la più ampia possibile, per misurare l’effettiva propagazione della pandemia.

Prof. Guglielmo Bonaccorsi
Direttore della Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell’Università degli Studi di Firenze
Dr. Giuseppe Albora
Medico in form. specialistica in Igiene e Medicina preventiva dell’Università degli Studi di Firenze
Dr. Andrea Moscadelli
Medico in form. specialistica in Igiene e Medicina preventiva dell’Università degli Studi di Firenze

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