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Caucana, torna in azione la catena umana: salvati due ragazzi in mare

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Salvare la vita a due ragazzi che stavano annegando, a causa del mare mosso, e mettere in serio pericolo la propria: questo è quanto è accaduto a Caucana, domenica 30 agosto, nel tardo pomeriggio. Il santacrocese Luigi Puglisi si trovava sul litorale con la sua famiglia e degli amici quando ha sentito quattro ragazzini che cercavano concitatamente aiuto perché dei loro amici erano al largo e non riuscivano a rientrare. Molta gente cercava di prodigarsi in aiuti e lui, insieme all’amico Nunzio, sono immediatamente corsi a salvarli. “Un ragazzino sono riuscito a passarlo al mio amico – ha dichiarato Puglisi – mentre l’altro si era inabissato, così mi sono immerso. Era una ragazzina, ma ho messo in sicurezza pure lei. Quando cercavo di rientrare, al mio amico sono mancate le forze. Ho aiutato anche lui fin quando una forte onda l’ha portato verso riva e sua moglie, Ivana, lo ha aiutato a sua volta. Mia moglie è venuta in mio soccorso perché anch’io non riuscivo fisicamente a farcela. Più nuotavo e più rimanevo fermo a causa delle condizioni del mare. Mi sono sentito male, mia moglie cercava di spingermi a riva ma eravamo distanti circa 700 metri e l’acqua era profonda. Fortunatamente Nunzio, che si era anche infortunato su uno scoglio, ha dato l’allarme in spiaggia e si è formata una catena umana di una cinquantina di persone, di cui facevano parte anche dei tunisini. Un ragazzo ha preso la tavola da surf ed è venuto a prendermi”.

Puglisi, così è stato trasportato immediatamente in ospedale dal 118. Hanno chiamato un’ambulanza col medico a bordo perché ha preso molta acqua e necessitava di smaltire il sale nei polmoni. “Sembrava un incubo – ha ammesso Luigi Puglisi -. Dicevo a mia moglie di salvarsi e di lasciarmi, ma lei non ha mollato. Devo tutto a lei. Se sono vivo devo dire grazie anche al mio amico Nunzio che ha attivato subito i soccorsi, non potendomi aiutare personalmente, ed al ragazzo del surf che spero di conoscere. Inoltre il mio ulteriore ringraziamento va al 118, che mi ha soccorso con prontezza, e alla comunità araba-tunisina perché dopo le mie dimissioni dall’ospedale sono venuti a trovarmi in quanto uno di questi ragazzi che ho salvato appartiene alla loro comunità”.

I ragazzini, dopo essersi ripresi sono scappati via, ma tutti hanno potuto constatare che stavano bene. “Un’ultima cosa vorrei dire – ha aggiunto Puglisi -. Se ci fossero stati i bagnini questo non sarebbe successo e neppure io avrei rischiato la mia vita, però ho agito con istinto e lo rifarei altre mille volte. Inoltre, per tutti coloro che non si sono resi conto di come sono realmente andate le cose e mi hanno accusato di incoscienza per essermi fatto il bagno al largo rischiando la vita, rispondo che prima di parlare bisogna verificare i fatti”. A Luigi Puglisi basteranno due giorni di cautela e riposo assoluti per smaltire il sale nei polmoni, ma non sarà facile dimenticare la brutta avventura che ha vissuto. Essere eroi spesso richiede un caro prezzo da pagare e, per fortuna, questa storia è a lieto fine.

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Scritto da
Antonella Galuppi

Giornalista pubblicista e scrittrice. Laureata in giurisprudenza, mediatore familiare. Si occupa di eventi culturali e spettacoli.

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