Calcio, il Santa Croce non vuole ripartire: “Tutelare la salute”

Il direttore Agnello: "Non possono essere solo le società a farsi carico di tutto"

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Con il calcio dilettante fermo al palo fino al 5 marzo 2021, come stabilito dall’ultimo DPCM, il tema che più tiene banco tra i tanti attori dei campionati di Eccellenza in giù non può che essere la ripartenza o meno delle competizioni ufficiali. Con gli esponenti federali che fin qui lasciano intendere di voler a tutti i costi tornare in campo per completare i tornei sembra essersi innescata non poca confusione e tanta incertezza su quello che sarà il futuro degli attuali campionati di calcio dilettanti con opinioni e punti di vista tra i vari addetti ai lavori sempre più contrastanti.

In casa Santa Croce le idee sembrano piuttosto chiare e a spiegarle ci ha pensato il direttore generale del Cigno, Claudio Agnello: “Come tante altre società sportive, anche noi rimaniamo in attesa di capire come programmare il futuro delle nostre attività. Ad oggi prendiamo atto, attraverso gli organi di stampa, le decise ed evidenti volontà da parte degli organi federali di riprendere e completare il prima possibile le competizioni ufficiali, ma non possiamo non esprimere preoccupazione sugli ostacoli e sulle difficoltà che le società sportive si ritrovano ad affrontare nelle attuali condizioni. Tra le più evidenti sottolineiamo la sicurezza e la tutela della salute di tutti i tesserati nonché le conseguenti responsabilità legali e morali dei presidenti su di essi, l’oggettiva praticabilità degli eventuali protocolli su staff, atleti e dirigenti che, prima di fare sport, praticano altre attività come quelle lavorative e familiari, il naturale aumento dei costi di gestione quali staff medico, test, controlli sanitari, sanificazioni, predisposizione degli spazi oltre che nuove modalità di locomozione dei tesserati. Tutto ciò a fronte di una innegabile crisi economica che sta attanagliando quasi tutti i settori commerciali che, fino ad oggi, sono stati l’unica fonte di sostentamento delle attività attraverso le note sponsorizzazioni insieme al volontariato di tanti dirigenti oltre che agli incassi ai botteghini, anch’essi assenti”.

“Inoltre – continua Agnello – nutriamo forti dubbi sulla praticità di disputare tante gare, per altro anche infrasettimanali, durante le alte temperature estive e non comprenderemmo le eventuali veridicità dei verdetti in caso di disputa del solo girone di andata. A fronte delle sopra citate (e solo sommarie) problematiche, di cui, ad oggi, non registriamo dall’esterno idee concrete alla loro risoluzione, guardiamo con forte scetticismo ad una normale e serena ripresa specie se a ricreare le condizioni utili, per un ritorno in campo, debbano essere solamente e concretamente le società. Se così fosse preferiamo che lo stop venga prolungato utilizzando il tempo rimanente per programmare una ripresa più agevolata della prossima stagione sportiva che, ci auguriamo tutti, coinciderà con la sostanziale riduzione della pandemia”.

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