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Modelli genitoriali e progetti a lungo termine: non andate via per lavoro RUBRICA PEDAGOGIA

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“Se hai vent’anni vattene”: è questa la provocazione che si aggira sul web ormai da parecchi mesi e che potrebbe considerarsi un consiglio  per quei  giovani che si trovano ad affrontare un forte disagio occupazionale. I dati parlano chiaro. In Italia un giovane su tre è disoccupato e tra questi risalta un numero considerevole di laureati-specializzati senza lavoro. La formazione istituzionale ha pertanto perso credibilità e gli elevati costi di questa gravano sulle famiglie che, pur orgogliose dei loro figli, si chiedono quanto tutto ciò possa servire per il loro reale inserimento lavorativo.

Si fa fatica a crederlo, ma in un periodo in cui le possibilità occupazionali sono ridotte, essere in possesso di un elevato grado d’istruzione rimane comunque funzionale per avere chance lavorative in più. Specializzarsi in un settore professionale o in una figura professionale specifica, risulta la migliore strategia da adottare, soprattutto in un Paese dove l’eccessiva richiesta di assunzioni induce i datori di lavoro a compiere scelte rigorosamente selettive e a designare solo i candidati migliori. Al contrario, la strategia dell’imparare un po’ di tutto per proporsi in settori diversi si pone come un metodo ormai largamente sorpassato. L’orientamento professionale si fa dunque sempre più strategico, mentre l’Educazione, dopo decenni di facile successo, si trova a dover guidare i giovani alla progettazione di percorsi precisi e a lungo termine; e a educare gli adulti affinché avvertano il dovere di essere punti di riferimento in un momento in cui nei ragazzi prevale un forte senso di frustrazione e ansia per il futuro. Formare al tempo di crisi è estremamente difficile, e non sarà certamente il fallimento del nostro educare se molti giovani decideranno di varcare il confine in cerca di occupazione.

Anche se non facile da accettare, l’esperienza lavorativa all’estero non va negata ai figli, in quanto motivo di crescita e arricchimento culturale, ma non stupiamoci se, spinti da un sfrenato entusiasmo iniziale, in molti ritorneranno. D’altronde si sa! Il Paese d’origine è insostituibile e il nostro, oggi  più che mai,  necessita di ragazzi preparati, geniali, e creativi.

Doriana Dipasquale

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Redazione

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