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Santa Croce ricorda lo sbarco alleato tra memoria e valorizzazione della Casamatta di contrada Filippello

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Una giornata dedicata alla memoria e alla riflessione storica quella celebrata a Santa Croce Camerina in occasione dell’83° anniversario dello sbarco alleato in Sicilia del 10 luglio 1943. La cerimonia si è svolta davanti alla Casamatta di contrada Filippello, restituita alla comunità dopo un intervento di riqualificazione, alla presenza delle autorità civili, militari e religiose, delle associazioni cittadine e di numerosi cittadini.
Nel suo intervento il sindaco Peppe Dimartino ha ricordato come la comunità si sia ritrovata unita per rendere omaggio ai caduti santacrocesi e alle vittime di quei drammatici eventi che segnarono la storia del territorio e dell’Europa. Ha inoltre sottolineato l’importanza del recupero della Casamatta, ringraziando l’associazione Fare Ambiente per il lavoro svolto e l’assessore Stefania Barone per aver seguito il percorso di riqualificazione della terza casamatta nel corso del mandato amministrativo.

Anche il presidente del Consiglio comunale Luca Agnello ha evidenziato il valore della riqualificazione del fortino costiero, ricordando i 14 civili santacrocesi morti durante lo sbarco e i bombardamenti del 10 luglio 1943, oltre ai due bambini Salvatore Tascone e Giuliano Bizzini, vittime nel 1984 dell’esplosione di un ordigno bellico inesploso. Un richiamo, ha sottolineato, al dovere di custodire la memoria e trasmetterla alle nuove generazioni.

Alla cerimonia ha partecipato anche il Circolo dell’Associazione Combattenti e Reduci di Santa Croce Camerina. Il presidente, dott. Gaetano Farina, ha ricordato come lo sbarco in Sicilia abbia segnato «l’inizio del declino dell’asse nazifascista in Europa» e rappresentato per l’Italia la fine del regime fascista, che aveva trascinato il Paese in una delle pagine più buie della sua storia.


Presenti anche i soci dell’UNITRE di Santa Croce Camerina, che hanno recitato in quattro lingue la poesia Coltivo una rosa bianca di José Martí, proponendo un messaggio universale di pace.

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