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Santa Croce: Finché la barca va… la Giunta non rema (ma Orietta canta e noi paghiamo)

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A Santa Croce non si governa: si organizza. E quando mancano i soldi, si organizza meglio.
Tra delibere creative e “ottimismo contabile”, il Comune si prepara alla festa di San Giuseppe 2026. Un buco da 34mila euro colmato dalle note di Orietta Berti e da un “Sì” plebiscitario alla spesa allegra.
Se pensavate che il “pane per l’inverno” fosse l’unica preoccupazione dei santacrocesi, non avevate fatto i conti con la Delibera di Giunta n. 44, un piccolo capolavoro di fantasia amministrativa. Qui, tra un carciofo e un’esposizione ortoflorovivaistica, la parola d’ordine è una sola: ottimismo contabile.

Il programma per la Festa di San Giuseppe 2026 è servito su un vassoio d’argento da 45.352,00 euro complessivi. Un quadro economico (a S.Croce) che farebbe impallidire il “grattacielo nel Perù” di Orietta Berti, l’ospite d’onore che il 14 marzo salirà sul palco per spiegarci che, in fondo, remare è un optional.

𝐔𝐧 “𝐀𝐥𝐥-𝐈𝐧𝐜𝐥𝐮𝐬𝐢𝐯𝐞” 𝐝𝐚 𝐜𝐚𝐩𝐨𝐠𝐢𝐫𝐨 𝐞 𝐢𝐥 𝐫𝐞𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐝𝐮𝐦 𝐝𝐞𝐥 “𝐒ì”
La saggezza popolare di Orietta dice: “Il pane per l’inverno tu ce l’hai, perché protesti sempre per il vino?”. La Giunta ha deciso di offrirci un gran bel calice: con un unico impegno di spesa da 28.200 euro, ci portiamo a casa il “pacchetto completo”. Dentro c’è tutto: il cabaret di Loredana Scalia, il ritmo dei Paprika e l’ugola d’oro nazionale.Una cifra che non ammette repliche e che trasforma il bilancio comunale nel vero pezzo forte della serata, ancor prima che si accendano i riflettori: qui non serve un referendum tra il “Sì” e il “No”, perché la Giunta ha già votato un “Sì” convinto al portafoglio aperto.

𝐈𝐥 𝐥𝐮𝐬𝐬𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐝𝐞𝐭𝐭𝐚𝐠𝐥𝐢: 𝐛𝐚𝐠𝐧𝐢 𝐜𝐡𝐢𝐦𝐢𝐜𝐢 𝐞 𝐠𝐞𝐨𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚
Mentre i “Bersaglieri Kamarinensi” scaldano i motori, il Comune non bada a spese per la cornice. Spuntano 6.500 euro per il noleggio di stand e sedie e 2.750 euro per audio, luci e gruppi elettrogeni. Ma il vero tocco di classe sono i 1.050 euro per il noleggio di due bagni chimici: praticamente un investimento “di lusso” per garantire che la cittadinanza possa liberarsi dai pesi… almeno quelli fisiologici.

D’altronde, con i venti di guerra che soffiano dall’Iran e le tensioni globali che occupano i TG, i nostri amministratori sembrano voler creare un’oasi di pace: se il mondo trema, noi ci rintaniamo in un bagno chimico a norma di delibera, sperando che il rumore dei generatori copra quello dei droni mediatici. In questo scenario, la priorità diplomatica locale appare chiara: stendere un tappeto rosso che porti l’ospite d’onore in piazza, lasciando fuori dai confini comunali ogni tensione internazionale.

𝐄𝐧𝐭𝐫𝐚𝐭𝐞 𝐝𝐚 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐢𝐜𝐚, 𝐬𝐩𝐞𝐬𝐞 𝐝𝐚 𝐜𝐢𝐜𝐚𝐥𝐚
Ma come si finanzia questa crociera? Qui la matematica diventa un’opinione satirica. A fronte di una spesa di oltre 45 mila euro, le entrate sicure tra sponsor (6.460 €) e contributo regionale (5.000 €) si fermano a miseri 11.460 euro. Il resto? Come dice la canzone: “tu non remare, stai a guardare”. Soprattutto guarda il bilancio comunale che deve coprire un “buco” di circa 34.000 euro.

𝐋’𝐢𝐦𝐩𝐫𝐞𝐯𝐢𝐬𝐭𝐨 (𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐜𝐨)
E se qualcosa dovesse andare storto? Niente paura, la Giunta ha pensato a tutto, accantonando ben 500 euro per “Imprevisti”. Una cifra che servirà probabilmente a comprare i fazzoletti per asciugare le lacrime dei contribuenti.

𝐈𝐥 𝐕𝐞𝐫𝐝𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐒𝐚𝐧 𝐆𝐢𝐮𝐬𝐞𝐩𝐩𝐞: 𝐭𝐫𝐚 𝐅𝐞𝐝𝐞 𝐞 𝐅𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐚
Cosa direbbe il buon San Giuseppe di tutto questo sfarzo? Lui, umile carpentiere abituato a far quadrare i conti con pialla e sudore, probabilmente resterebbe in silenzio, sbigottito davanti a tanta “abbondanza” finanziata a debito. Guardando il palco da 45mila euro, penserebbe forse che con quei soldi avrebbe potuto ristrutturare mezza Nazareth o imbandire tavole per i bisognosi di mezza Sicilia.

Il senso profondo delle “Cene”, dove la devozione si fa carne nei volti dei “Santi” che siedono a tavola per grazia e carità, viene qui travolto da un format da gran galà. Mentre la tradizione celebra l’attenzione verso i poveri e la semplicità del pane, la delibera sceglie la magnificenza del cachet, dimenticando che il Patriarca preferirebbe di gran lunga il calore di una tavolata di quartiere allo sfarzo di un evento che, per onorare la sua umiltà, decide di indebitare i suoi devoti.

𝐋’𝐞𝐩𝐢𝐥𝐨𝐠𝐨 (𝐚 𝐬𝐩𝐞𝐬𝐞 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐞)
Mentre ci si chiede se il campanello che suona sia quello dell’amore o quello delle tasse, l’amministrazione investe anche 1.345 euro in pubblicità per far sapere a tutti quanto è bello non remare a Santa Croce. D’altronde, come recita l’antico adagio siciliano, “𝓤 𝓼à𝓬𝓲𝓾 è 𝓭’𝓸𝓻𝓸 𝓮 𝓪 𝓼𝓹𝓲𝓼𝓪 è 𝓭𝓲 𝓬𝓱𝓲𝓾𝓶𝓶𝓾”: l’abito della festa brilla, ma il peso del conto finale rischia di affondare la barca.

Preparate i lillà e le ginestre: il 14 marzo si canta. E se il cancello non lo aprite mai, non preoccupatevi: con questi costi, la musica di Orietta si sentirà benissimo anche dal divano di casa.

𝑭𝒊𝒏 𝒄𝒉𝒆 𝒍𝒂 𝒅𝒆𝒍𝒊𝒃𝒆𝒓𝒂 𝒗𝒂, 𝒍𝒂𝒔𝒄𝒊𝒂𝒎𝒐𝒍𝒂 𝒂𝒏𝒅𝒂𝒓𝒆.

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