A Santa Croce Camerina l’estate non è più una stagione, ma un lussuoso stato d’animo da 76.100 euro. Il sindaco Peppe Dimartino e la sua giunta hanno sfornato la delibera numero 166 per gli “Eventi d’Estate 2026”. Un budget da capogiro che fa sfigurare le vecchie amministrazioni, capaci di fare le stesse cose spendendo un terzo rispetto a oggi. Ma si sa, la nuova parola d’ordine è “sussidiarietà orizzontale”. Tradotto dal politichese: l’arte di bussare a ogni Assessorato Regionale sperando che qualcuno paghi il conto.
I veri capolavori di questa stagione, però, si consumano tra la spiaggia e la piazza virtuale. A Punta Secca la gestione delle docce pubbliche è diventata un vero thriller idraulico. Il Comune ha delegato la vendita delle ricariche ai chioschi /locali pubblici senza consultarli, ma il sistema è andato in tilt. Invece di razionare l’acqua, alcune docce sono rimaste aperte senza interruzione, erogando flussi continui forse a causa dei guasti della ditta appaltatrice. Il risultato? Commercianti in rivolta che stampano cartelli di “sciopero della ricarica”, stanchi di fare da parafulmine per i guasti tecnici e di gestire le lamentele dei bagnanti sommersi da questo spreco incontrollato.
Nel frattempo, il mondo dei social è un campo di battaglia. C’è il fedelissimo difensore d’ufficio dell’amministrazione che redarguisce il popolo sovrano su Facebook, spiegando con filosofia che “il mondo non gira intorno ai vostri gusti” e che il rumore del karaoke sotto la finestra è solo un dazio necessario per avere il silenzio della poesia la settimana dopo. Sul fronte culturale la situazione non è migliore: le artiste locali gridano all’esclusione, accusando la giunta di andare a cercare talenti fino a Messina pur di metterle in disparte. Insomma, tra un tramonto a colori, un fiume di denaro pubblico e docce che non si fermano mai, l’unica cosa che scorre più dell’acqua a Santa Croce sono le polemiche.
La sfilata delle vanità: la parata militare dei fedelissimi
Esaurito il capitolo bilanci e docce impazzite, passiamo in rassegna le vere sfilate di questa estate: quelle dell’amministrazione comunale. A Santa Croce, infatti, la politica si misura un tanto al metro di distanza dal Sindaco. Più sei vicino al primo cittadino nelle foto, più vali. Si assiste così a una serie di passerelle istituzionali dove gli assessori, seguendo a ruota il capo, fanno letteralmente a bracciate per conquistare l’inquadratura perfetta.
L’occasione d’oro si è presentata il 10 luglio, per l’anniversario dello sbarco alleato in Sicilia, quando Punta Secca ha accolto i mezzi storici del Club HMV Italia. Una rievocazione che si è trasformata in una seconda, e ben più agguerrita, parata militare: quella della Giunta schierata in Piazza Faro.
Mentre i veicoli d’epoca del 1943 sfilavano con rigore storico, tra gli amministratori si consumava una vera e propria guerra di posizione. Una menzione d’onore va al vicesindaco, schierato in trincea in prima linea, fermamente deciso a non cedere a nessuno la propria posizione strategica accanto al Sindaco. Nemmeno un carro armato americano avrebbe potuto scalzarlo da quel prezioso millimetro di inquadratura. Resta solo un dubbio storiografico: se l’avanzata degli Alleati nel ’43 fu travolgente, la resistenza del vicesindaco per difendere il primato nella foto di gruppo non è stata da meno. Un autentico esempio di eroismo da passerella.
Fantapolitica d’estate: il ritorno del Padrino e il Figlioccio pentito
Ma le sfilate sotto il Faro sono solo bazzecole in confronto al vero sport dell’estate santacrocese: il calciomercato della politica, altrimenti detto “la fanta-alleanza”. Voci sempre più insistenti dai corridoi del Palazzo – e non solo – raccontano infatti di grandi prove tecniche di intesa tra il Sindaco e una vecchia conoscenza della politica locale, Giovanni Barone “ex sindaco”.
Dopo lo strappo di quest’ultimo con il movimento “Territorio”, si è aperta la stagione dei grandi incontri bilaterali in Comune e in luoghi strategici per definire il futuro. Assistiamo così al grande ritorno della saga più appassionante della nostra storia recente: “U Parrinu e u figghiocciu” (il Padrino e il Figlioccio) pronti a rimettersi insieme. Sul piatto della trattativa, per convincere u Parrinu, l’amministrazione ovvero il sindaco avrebbe calato l’artiglieria pesante: o la Presidenza del Consiglio comunale o, in alternativa, la poltrona da Vicesindaco (con buona pace di chi oggi fa le bracciate per tenersela stretta nelle foto). Al momento, l’esperto Parrinu ha preso tempo. Ci sta pensando.
Noi che al caldo estivo preferiamo il fresco della memoria lunga, vorremmo però fare un piccolo riassunto delle puntate precedenti al Padrino: ogni volta che si è candidato a sindaco, u figghiocciu è rimasto saldamente dall’altra parte della barricata, pronto a dargli battaglia. Ma si sa, la politica è l’arte del possibile e forse, stavolta, è la volta buona per un bacio della pace. Del resto, come ripete ossessivamente il primo cittadino in ogni sua vetrina, post social e apparizione pubblica in questa calda estate: “IL BELLO È GIÀ IN CORSO”. E se il “bello” è questo grande valzer di poltrone, prepariamoci a vedere i fuochi d’artificio prima del tempo.
Il Grande Rebus del Centro – Destra: tra correnti contrapposte, matrimoni mancati e la “guerra del voto”
Se la fantapolitica con il “Parrinu” Barone fa sognare, l’analisi dei partiti tradizionali a Santa Croce Camerina merita una laurea in diplomazia applicata. Il panorama del centrodestra locale assomiglia a una puntata di una serie tv intrisa di strategie, freddezze istituzionali e veti incrociati.
Partiamo da Fratelli d’Italia, che in paese non è un partito, ma un rebus geopolitico. C’è una parte maggioritaria della base che con il Sindaco non ha mai trovato il giusto feeling. Il motivo? Una classica faida da “Guerra dei Due Mondi” che si consuma più in alto, a livello provinciale e regionale, tra i fedelissimi dell’onorevole Giorgio Assenza e quelli vicini al senatore Salvo Sallemi. Siccome Assenza è storicamente il padrino politico del nostro Sindaco, la sponda vicina a Sallemi è rimasta fatalmente fuori dai giochi e a guardare dal balcone. Una contrappessata che, c’è da scommetterci, si trascinerà congelata fino alle prossime elezioni Regionali, quando si dovranno contare i veri pesi massimi.
Dall’altro lato dello specchio c’è Forza Italia, che a Santa Croce siede saldamente sui banchi dell’opposizione. Negli ultimi tavoli provinciali si è tentato il colpaccio: un grande “manuale Cencelli” della provincia di Ragusa. L’idea dei vertici era allineare le giunte locali al modello Roma-Palermo, con uno scambio di cortesie: assessori di Forza Italia dove governa Fratelli d’Italia e viceversa, stringendo l’accordo sull’asse Ragusa, Modica, Comiso e Santa Croce. A Modica e Ragusa erano tutti pronti a firmare, ma quando la pratica è arrivata a Comiso e Santa Croce, la musica è cambiata radicalmente. A Comiso e Santa Croce, infatti, i rispettivi sindaci sembrano assolutamente inamovibili nell’intendimento di non fare alcuno spazio alla coalizione, tanto meno a soggetti non graditi. Una chiusura netta che ha rispedito al mittente l’offerta. Del resto, a Santa Croce il matrimonio non s’aveva da fare: il Sindaco non voleva forzature strutturali e Forza Italia non aveva alcuna intenzione di salire sul carro a un anno dal voto, rischiando di pagare il conto delle docce di Punta Secca senza aver fatto nemmeno un bagno.
E in tutto questo scompiglio, il Sindaco ha lanciato l’ultimo “tutti liberi” che sta facendo tremare i corridoi. Il diktat per la prossima tornata è chiaro: cara giunta, tutti in pista a fare la campagna elettorale da consiglieri comunali. Niente più poltrone regalate sulla fiducia o doppie cariche assegnate senza sudare la camicia. Chi vuole fare l’assessore domani, deve raccogliere i voti per strada oggi. Una mossa che promette di trasformare l’attuale “sfilata delle vanità” in una spietata e divertentissima gara di sopravvivenza politica. Con buona pace della pace interna.
Conclusione: Il gran finale del teatro estivo
Insomma, tra delibere a cinque zeri, docce che si rifiutano di smettere di erogare acqua, parate militari per il selfie perfetto e alleanze nate all’ombra del campanile, l’estate a Santa Croce Camerina si conferma il palcoscenico ideale per la più classica delle commedie politiche. Mentre la giunta si prepara a contare i voti uno a uno per salvare la poltrona e i partiti continuano a giocare a scacchi sotto l’ombrellone, ai cittadini non resta che godersi lo spettacolo (e pagare il biglietto).
A futura memoria di padrini, figliocci, assessori podisti e alleati dell’ultima ora, la saggezza popolare non sbaglia mai un colpo. C’è un vecchio adagio siciliano che fotografa perfettamente questa spietata corsa all’oro delle cariche pubbliche:
“Supa a cappa ri l’altaru, cu’ prima arriva s’assetta”
(Sulla tovaglia dell’altare, chi prima arriva si siede).
“IL BELLO È GIÀ IN CORSO” ci ripetono dal Palazzo. E se la sedia sull’altare è una sola, prepariamoci a vedere ancora molte bracciate e parecchi sgomiti prima di arrivare alle urne. Quindi “IL BELLO DEVE ANCORA VENIRE”.