
Siamo un paese unico al mondo: abbiamo più assistenti sociali che vigili urbani. Con 16 milioni di PNRR spesi altrove e il “bonus facciate” come unica arma per il centro, la piazza si interroga sul futuro. Viaggio ironico (ma non troppo) verso le prossime elezioni.
Il giorno dopo Santa Rosalia: lo sceriffo, i birilli e la processione fantasma
Il nostro viaggio all’interno del “Far West Camerina”, iniziato denunciando lo spettacolare Gran Premio dei motorini contromano durante l’ultima festa patronale, ha sollevato un polverone degno delle migliori pellicole di Sergio Leone. Tra i vari spettatori del saloon, è intervenuto con grande senso istituzionale anche il Comandante della Polizia Locale, Joe Di Dio. Il quale, davanti alla ricostruzione del far-west stradale tra via Bagni e Piazza Vittorio Emanuele, ha risposto con ammirevole fair play, ringraziando per il chiarimento e aggiungendo: “Faremo più attenzione a quanto segnalato e confidiamo sempre nella collaborazione dei nostri concittadini, con le loro segnalazioni”.
Una replica da applausi, che dimostra come il dialogo tra istituzioni e cittadini sia ancora vivo. Ma che, stringendo l’obiettivo sulla realtà, ci ricorda un dettaglio fondamentale: le evoluzioni acrobatiche sono avvenute nell’esatto momento in cui la processione di Santa Rosalia si trovava in un altro punto del paese. Una strategia militare d’alta scuola. Questi ragazzi sapevano benissimo che l’intero corpo dei vigili urbani – ridotto ormai a un glorioso ma microscopico comitato di sette persone – era impegnato a scortare il simulacro altrove. Non appena lo “sceriffo” ha girato l’angolo per seguire il corteo, la piazza è diventata formalmente una terra di nessuno.
Questo mix di bullismo stradale e strafottenza urbana non è un caso isolato, ma la punta di un iceberg che galleggia da anni nel nostro centro storico. Perfino il parroco, durante le celebrazioni, si è trasformato in un fine analista politico, invitando i fedeli a “stare vicini alla chiesa”. Il motivo? Semplice pragmatismo siciliano: l’attuale Amministrazione ha fatto miracolosamente asfaltare solo le strade dove passava la Santa. Il messaggio del clero è chiaro: stringetevi attorno alla parrocchia, perché a Santa Croce l’asfalto non si ottiene con le regolari tasse, ma per grazia ricevuta (o per calcolo elettorale). Ma la dignità di un paese non può dipendere dai miracoli stradali a cadenza annuale. È ora di tirare fuori le proposte.
Il paradosso di Santa Croce: più operatori del dialogo che fischietti in strada (e lo scudo burocratico)
Per capire come siamo arrivati a questo punto, dobbiamo svelare il paradosso dei paradossi, un primato che probabilmente ci invidiano in tutta Europa: a Santa Croce Camerina abbiamo attualmente in organico più assistenti sociali che agenti di polizia municipale in strada.
Sia chiaro, il supporto sociale è fondamentale, ma sorge una domanda spontanea che meriterebbe un premio Nobel per la logica: come si fa a controllare il territorio, a inseguire i motorini contromano e a mantenere la legalità se per ogni vigile che dovrebbe elevare un verbale abbiamo un’ampia rete di professionisti pronta a comprendere il disagio? Se qualcuno passa col rosso, che facciamo? Gli mandiamo una pattuglia o gli organizziamo una seduta di ascolto sul divano del Palazzo Municipale?
E affinché la cittadinanza capisca quanto questa macchina del dialogo sia ramificata, proviamo a tracciare un quadro riassuntivo di questo virtuoso esercito del sociale. Tra figure organizzative, istruttori direttivi, contratti legati ai piani di zona, addetti interinali e personale amministrativo rigorosamente laureato nella materia, l’organico vanta già cinque professionisti presenti. Ma non finisce qui: a questi si aggiungono un’unità fissa distaccata alla Casa di Comunità e ben tre assistenti attive con le cooperative per l’assistenza ad anziani e disabili. Un dispiegamento di forze che farebbe invidia a una metropoli:
Eppure, la scusa che “non ci sono soldi” o che “la legge vieta i concorsi” fa ridere i polli. Quando si tocca questo tasto, dagli uffici comunali si alza subito lo scudo spaziale della burocrazia. Gli amministratori, con il volto contrito del politico incompreso, iniziano a recitare il rosario delle giustificazioni: ci parlano di rigidi vincoli di bilancio, di tetti massimi alla spesa del personale, di una capacità assunzionale ridotta al lumicino dal rapporto tra entrate e uscite e di regole ministeriali sul turn-over che bloccano i concorsi per la Polizia Locale.
C’è qualcosa di vero in queste scuse? Dal punto di vista della fredda burocrazia contabile, sì. Dal punto di vista politico e della gestione pratica del paese, assolutamente no.
Perché la matematica della politica locale ha delle regole tutte sue. Com’è possibile che i vincoli di bilancio, i tetti di spesa e le regole ministeriali diventino improvvisamente flessibili come un elastico quando si tratta di mantenere o assumere altre figure professionali come l’intero e solido reparto dedicato ai servizi sociali, ma diventino rigidi come il marmo non appena si pronuncia la parola “vigile urbano”? La verità è che anche nei piccoli Comuni i margini di manovra e le deroghe speciali esistono, specialmente per la sicurezza stradale, ma restano subordinati alle priorità politiche dell’ente. Se la priorità è la mediazione e non il controllo, le strade rimangono sguarnite per scelta, non per colpa dei ministeri romani.
Tutto questo diventa ancora più esilarante se pensiamo che, nel frattempo, il Comune è stato uno dei municipi ad aver maggiormente beneficiato delle risorse del PNRR, portando a casa una cifra monstre che sfiora i 16 milioni di euro. Sedici milioni. Una montagna di denaro pubblico con cui si sarebbe potuta riqualificare l’intera pianta urbana. Com’è possibile che con 16 milioni in cassa non si sia mai programmato di riqualificare, sia dal punto di vista strutturale che sociale, il cuore antico del paese? Questo è un fallimento amministrativo sotto gli occhi di tutti. Nel 2022 ci avevano promesso un visionario “laboratorio di rigenerazione urbana” e un “polo culturale vibrante”.
A quattro anni di distanza, la realtà ci restituisce una Piazza Vittorio Emanuele che, da salotto buono in cui si commentavano gli abiti della domenica mattina, si è trasformata in un luogo dove i santacrocesi si sentono stranieri in patria. La piazza è diventata quasi esclusivamente appannaggio della popolazione straniera, scivolando nell’indifferenza e nell’anarchia di chi pensa che le regole della comunità non lo riguardino. E l’unica risposta della politica è stato un bando da 30mila euro complessivi (massimo 4mila euro a domanda) per sistemare intonaci e – udite udite – le grondaie.
Pretendere di combattere il declino sociale che ha svuotato il centro usando il “bonus grondaia” e nascondendosi dietro i vincoli del turn-over, dopo aver gestito 16 milioni di euro, è come tentare di curare una polmonite fulminante con una caramella alla menta. Ci vuole ben altro.
Le proposte per il 2027: un approccio integrato contro il declino
Come abbiamo analizzato nel nostro precedente intervento, la scommessa demografica e culturale che ci attende da qui a dieci anni è enorme. Ma per evitare che l’integrazione si trasformi in una silenziosa e irreversibile sostituzione identitaria o in una reciproca indifferenza, non basta più guardare e commentare. La riqualificazione dei centri storici caratterizzati da un’alta densità di popolazione straniera richiede un approccio integrato. Non si tratta solo di restaurare edifici, ma di coniugare la rigenerazione urbana con l’inclusione sociale e lo sviluppo economico. Quando la componente migratoria è forte, le politiche urbanistiche devono trasformare la diversità da potenziale elemento di fragilità a motore di rivitalizzazione.
Se le istituzioni tollerano che interi gruppi prendano possesso del centro ignorando le regole civiche più elementari, il problema della convivenza ci presenterà il conto molto presto. Ridiamo dignità a Santa Croce Camerina deve quindi diventare il punto numero uno del programma elettorale di qualsiasi futuro candidato a sindaco, basato su tre pilastri politici e sociali fondamentali:
- Rigenerazione Urbana e “Terapia dell’Affitto” (Housing)
Il sovraffollamento e il degrado degli immobili soprattutto del centro storico sono i veri problemi del nostro cuore antico. La futura amministrazione deve istituire un’Agenzia Sociale per la Casa che faccia da mediatrice di “Affitti Sicuri” tra i proprietari storici (spesso italiani non residenti) e gli inquilini stranieri, garantendo manutenzione e canoni calmierati. Al contempo, serve tolleranza zero: controlli rigorosi di idoneità abitativa per spazzare via il fenomeno dei posti letto abusivi. Per farlo sul serio, iniziamo a utilizzare al meglio le risorse umane che già abbiamo in casa: mettiamo al lavoro gli assistenti sociali attualmente in organico, affiancandole alle forze preposte, per avviare un censimento immobiliare e sociale capillare, serio e degno di questo paese. Meno scrivanie e più controllo sul territorio. Infine, offriamo incentivi alle giovani coppie e agli studenti per spezzare l’isolamento e favorire un mix sociale che eviti la nascita di ghetti.
- Spazio Pubblico e Sicurezza Partecipata
La piazza e le strade devono tornare a essere un luogo inclusivo e sicuro, non un autodromo contromano. Servono progetti di urbanistica tattica: aree pedonali curate, arredi nuovi e illuminazione potenziata che scoraggino naturalmente la microcriminalità e il bullismo urbano. Ma la sicurezza si fa anche insieme: l’amministrazione deve lanciare dei Patti di Collaborazione, coinvolgendo residenti italiani e stranieri nella cura attiva dei beni comuni, dalla pulizia di un vicolo alla gestione di un giardino pubblico. Chi cura un pezzo di paese impara a rispettarlo.
- Sviluppo Economico (Oltre le botteghe del Far West)
L’economia del nostro centro è poco vivace e frammentata. Dobbiamo regolamentare e valorizzare il commercio etnico, aiutando i negozianti stranieri ad adeguarsi agli standard estetici e igienici del centro storico, trasformando le loro botteghe in attrazioni multiculturali ordinate e non in elementi di rottura urbanistica. Parallelamente, servono agevolazioni fiscali e azzeramento delle tasse comunali per chi apre botteghe artigianali e negozi tradizionali storici, tutelando l’artigianato locale e la nostra identità. A fare da collante in questa transizione devono esserci figure stabili di portierato sociale e mediazione culturale, pronte a spiegare le regole della civiltà (dalla raccolta differenziata al codice della strada) e a spegnere sul nascere i conflitti condominiali prima che richiedano l’intervento delle forze dell’ordine.
Giovani Telemaco, scendete dalle panchine!
L’appello finale torna a voi, ragazzi di Santa Croce. Non lasciate che il timone di questa barca rimanga in mano a una classe dirigente che pensa di risolvere il declino demografico e la sicurezza sostituendo un tubo di scarico. La nostra Santa Croce ha sempre saputo navigare le acque difficili, ma una barca non va da nessuna parte se chi conosce la sua storia scende a terra, rinuncia a partecipare, sceglie l’abbandono e lascia il timone a chiunque sia disposto a prenderlo a fari spenti e contromano.
La primavera del 2027 è la vostra Itaca: organizzatevi, candidatevi, pretendete che questo piano integrato diventi realtà e riprendetevi lo spazio che vi spetta nelle istituzioni. Dopotutto, come recita un antico e saggio proverbio siciliano: “Socchi si simina, si cogghi” (Ciò che si semina, si raccoglie). Se oggi continuiamo a seminare silenzio, disinteresse e bonus per le grondaie, raccoglieremo solo un paese fantasma. Se seminiamo coraggio, regole e partecipazione, ci riprenderemo Santa Croce. La dignità del nostro paese non si dipinge a fondo perduto, si governa. Andiamo!
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