
A Santa Croce Camerina la campagna elettorale è iniziata prima che finisse l’estate, come una melanzana sotto sale: prima ancora di maturare, ha già cominciato a fare acqua. Il cittadino camarinense si ritrova davanti a due prodotti elettorali dal packaging luccicante, ma dal contenuto ancora tutto da decifrare.
Da un lato abbiamo CambiaVerso, il prodotto “già in carica” guidato dal sindaco Peppe Dimartino: una lista che difende la propria relazione annuale come se fosse il terzo segreto di Fatima. Il vantaggio di chi governa è poter dire “guardate i cantieri”; lo svantaggio è che in questi anni i cittadini, più che i cantieri, hanno subito un bombardamento di flash e selfie compulsivi. Avremmo preferito decisamente vedere meno primi piani da copertina degli amministratori e più strade pulite, meno pose plastiche e più buche finalmente riempite di asfalto, o almeno una parvenza di manutenzione per le nostre vie costantemente dissestate.
Ma il vero rischio del “prodotto Dimartino” è il retrogusto autoritario. Se vince CambiaVerso, vi ritroverete con Fratelli d’Italia come unico partito di governo locale a senso unico, un monopolio politico senza filtri. Al contrario, il Laboratorio Camarinense – pur con tutte le sue contraddizioni – offre un minestrone di partiti di diversa estrazione che, se non altro, potrebbe garantire una gestione più democratica, pluralista e aperta della città. Anche perché per Dimartino si tratterebbe del secondo mandato: quella fase critica in cui i sindaci vengono storicamente colti da una acuta sindrome di “sindacatite”. Liberi dal pensiero della rielezione, molti si trasformano in piccoli dittatori locali, smettendo di ascoltare chiunque non sia il proprio specchio. D’altronde, la propensione a guardare prima al Palazzo che alla piazza si è vista chiaramente: dopo appena un anno di legislatura, nel 2023, la giunta si è raddoppiata lo stipendio al 100% attingendo direttamente dalle tasche dei contribuenti. Non contenti, a fine ottobre 2026 si è abbattuta una nuova stangata sopra la media sulle tasche dei cittadini: l’Assemblea Territoriale Idrica di Ragusa (ATI) ha approvato un pesante adeguamento tariffario del 10,5% sulle bollette dell’acqua. Un provvedimento che colpirà progressivamente tutti i 12 comuni del territorio ibleo, e che ha ricevuto il via libera e il voto favorevole proprio del sindaco di Santa Croce. Un vero capolavoro di empatia sociale. Ricordiamoci che a Santa Croce le promesse viaggiano con la velocità di un trattore con le ruote sgonfie su una strada sterrata.
Dall’altro lato della piazza si è materializzato il Laboratorio Politico Camarinense. Più che un laboratorio di politiche pubbliche, per ora sembra il bancone di un barchimico affollatissimo. Nel 2025 sono partiti con Democrazia Cristiana, Forza Italia, e PD, ma per non farsi mancare nulla hanno aggiunto altre aggregazioni civiche come Movimento Territorio e Terra Mia. Praticamente una Arca di Noè della politica locale. Hanno annunciato di voler scendere in piazza con un gazebo per raccogliere idee e schede anonime. Bellissima iniziativa, perché ascoltare i cittadini evita di dover parlare da soli davanti allo specchietto retrovisore dell’auto. Ma se il gazebo produrrà solo selfie e pacche sulle spalle, rischia di essere solo un “gazebo con il wifi politico”. Un laboratorio con troppi scienziati, troppi alleati e troppi capi tribù rischia solo l’esplosione controllata prima ancora di trovare la formula.
Il mistero del candidato “Rambo-Messia”
In questo affollatissimo Laboratorio, mentre dall’altra parte della piazza Dimartino esercita la sua “sindacatite” a senso unico, manca ancora l’elemento chimico fondamentale, il vero valore aggiunto: il candidato a sindaco. L’identikit che circola tra i tavoli della coalizione è quasi mitologico. Cercano una figura che dia un valore aggiunto indiscutibile, capace di mettere magicamente d’accordo tutte le componenti, le civiche e i leader storici senza far volare gli stracci. I requisiti? Deve avere esperienze importanti e certificate sul campo della sicurezza e dell’ordine pubblico. In pratica, non cercano un politico, cercano una via di mezzo tra un commissario di ferro e un diplomatico delle Nazioni Unite capace di disarmare le correnti interne prima di quelle della strada. Resta da capire se questo candidato esista davvero o se lo stiano clonando in provetta.
Altro che facelift, in centro ci vuole un miracolo (sociale)
E a proposito di sicurezza e ordine pubblico, parliamo del cuore del paese. Qualcuno diceva che la piazza ha bisogno di un semplice facelift. Diciamoci la verità: qui ci vuole un miracolo vero e proprio. La gente del posto è letteralmente scappata dal centro storico, lasciando un vuoto pneumatico oggi riempito quasi esclusivamente da presenze straniere, con tutte le complessità che ne conseguono.
La rigenerazione strutturale, i marciapiedi nuovi o i vasi di ficus non bastano più. Se non si mette in piedi una profonda, radicale riqualificazione e rigenerazione sociale, la piazza rimarrà un bellissimo guscio vuoto (o peggio, un teatro di tensioni quotidiane). Chiunque vincerà non dovrà solo ridipingere le facciate, ma dovrà inventarsi un modo per far tornare i santacrocesi a vivere, investire e passeggiare nel proprio centro.
Sette vigili e il test del litorale
Anche perché, sul fronte controllo del territorio, la situazione attuale è riassumibile nello slogan: “Sette vigili, mille santi”. Con una pianta organica ridotta all’osso, la gestione della sicurezza è affidata alle preghiere. Sette vigili urbani devono controllare un intero comune e le sue frazioni marinare. Prima di uscire in pattuglia non si consulta il codice della strada, si guarda il calendario per capire quale patrono sia disponibile per un miracolo.
Niente racconta la nostra politica meglio delle spiagge. Tra polemiche social su strisce blu, servizi estivi e il caso Anticaglie, la politica si scalda solo quando c’è da fare un post tagliente. Il cittadino vuole solo trovare le docce funzionanti e capire dove diavolo deve pagare il parcheggio. In tutto questo, il mare avrebbe il diritto di rispondere: “Io sono sempre stato qui. Voi, invece, vi ricordate che esisto solo quando dovete montare i gazebo elettorali”.
In conclusione, la vera opposizione nel 2027 non sarà tra un logo e l’altro, ma tra chi risolve i problemi e chi li usa come palcoscenico. Cari concittadini, non comprate la confezione. Chiedete la ricevuta. Anche perché, tra il raddoppio delle indennità della giunta nel 2023 e la freschissima stangata d’autunno sulle bollette idriche deliberata dall’ATI, il rischio è altissimo. L’anno prossimo rischiamo di scoprire che abbiamo solo cambiato l’inquadratura, ma la foto del disastro – e il conto da pagare – sono rimasti esattamente gli stessi.
Come dice il saggio e crudo proverbio siciliano:
“Cancia u fidirizzu ma non cancia u fissa.”
(Cambia l’indirizzo, cambia l’ordine delle cose, ma l’ingannato resta sempre lo stesso).