
Benvenuti a Santa Croce Camerina, il comune siciliano che fluttua in una confortevole mediocrità statistica. Trasparenza.ai ci ha rifilato un bell’58/100 come indice sperimentale. Un voto da “6 politico” sbiadito che ci vede rincorrere la media regionale con il fiatone (-8 punti, per l’esattezza). Ma non temete: mentre i numeri dicono che siamo a metà del guado, la narrazione ufficiale vola altissimo.
Prendete la recente apparizione nella trasmissione “Aria Pulita”. A raccontare la nostra storia, le tradizioni e le meraviglie locali non c’era il Sindaco Peppe Dimartino. No, la scena se l’è presa direttamente il Presidente Agnello. Ormai a Santa Croce Camerina abbiamo sdoganato la “fluidità amministrativa”: i ruoli istituzionali sono diventati un optional intercambiabile, concetti elastici e del tutto sovrapponibili. Oggi sei Presidente, domani fai il Sindaco, dopodomani chissà. Ognuno si sente libero di saltare da una sedia all’altra e di fare il lavoro degli altri, in un affascinante gioco delle tre carte istituzionale.
E la stessa splendida metamorfosi la troviamo tra i banchi del Consiglio comunale. Qui la sovrapponibilità tocca vette artistiche: consiglieri eletti nelle file della minoranza e dell’opposizione che, con un colpo di magia degno del miglior trasformismo, oggi siedono comodamente a lavorare per la maggioranza che governa. Destra, sinistra, opposizione, maggioranza… dettagli superati! Purtroppo la realtà locale è amara, e va vissuta consapevolmente: i confini politici sono liquidi e le poltrone si spostano a seconda del vento. In fondo, perché lasciare che sia il primo cittadino a parlare della propria città quando si può applicare il principio del “faccio tutto io” e del “tutti fanno tutto”? A Santa Croce l’aria sarà anche pulita, ma la leadership si respira decisamente a modo suo.
Il gioco del silenzio: buone notizie per tutti, nel deserto dell’aula
A proposito di Consiglio comunale, avete ascoltato l’ultima seduta? Ad apertura di sipario, durante le consuete comunicazioni iniziali, il sindaco Peppe Dimartino è stato un fiume in piena: un elenco scoppiettante di iniziative, finanziamenti in arrivo, opere pubbliche da appaltare e trionfi assortiti. Tutto bellissimo, tutto estremamente positivo, un vero paese dei balocchi. Eppure, in quell’aula non c’è stato alcun applauso per il semplice fatto che tra i banchi del pubblico non c’era anima viva: un deserto spettrale che la dice lunga sulla distanza tra la politica e i cittadini. E proprio nel silenzio di quell’aula vuota, si è consumato il perfetto gioco delle omissioni.
Il sindaco si è “dimenticato” di accennare a un piccolo dettaglio che l’Assemblea Territoriale Idrica di Ragusa (ATI) ha approvato a fine ottobre 2026: un pesante adeguamento tariffario del 10,5% sulle bollette dell’acqua. Una stangata progressiva che colpirà tutti i 12 comuni del territorio ibleo.
Davanti a questa batosta per le tasche dei cittadini, sorge spontanea qualche domanda da porre al nostro primo cittadino: qual è stata la sua posizione al momento del voto nell’assemblea ATI? Dei dodici sindaci presenti, nove hanno votato a favore del rincaro e uno si è astenuto. Sindaco Dimartino, lei da che parte stava? Faceva parte del blocco dei nove favorevoli o si è rifugiato nella tiepida nebbia dell’astensione? Ha provato a difendere le peculiarità e i sacrifici della nostra comunità, o ha preferito accettare in silenzio una decisione calata dall’alto dai vertici provinciali per poi venire in consiglio a parlarci solo di nastri da tagliare? Questo, purtroppo, ai cittadini non è stato spiegato.
Il miracolo dei nidi e lo “Spazio” dei dubbi
Nel frattempo, consoliamoci con i cantieri. Grazie al PNRR sono arrivati ben 2 milioni e 600 mila euro per il nuovo asilo nido comunale di via Iozzia. Un’opera splendida, se non fosse che nessuno sa ancora quando aprirà, chi lo gestirà e come avverranno le assunzioni. In compenso, le leggende metropolitane dicono che in paese qualcuno abbia già iniziato a stirare il grembiule da lavoro. Ricordate il vecchio adagio? Un pilastro di cemento armato per ogni bambino nato, specie se le elezioni si occupano di riempire i programmi elettorali.
E che fine farà il tanto lodato “Spazio Gioco” per i bimbi dai 18 ai 36 mesi, fiore all’occhiello per le mamme lavoratrici? Coesisterà con il nuovo asilo o verrà sacrificato sull’altare della novità? Una cosa è certa: in entrambi i casi la comunità pretende concorsi pubblici trasparenti e non “uffici di collocamento” elettorali.
Menu elettorali, nostalgie social e l’esercito (mancante) dei vigili
Se cercate un posto fisso last-minute, vi conviene però evitare la nuova mensa scolastica da 320 mila euro. Con i suoi 120 posti a sedere, la struttura appalterà solo la distribuzione e la somministrazione dei pasti. Tradotto per i non addetti ai lavori: se qualche politico vi promette una poltrona tra i fornelli della mensa in cambio di un voto, vi sta rifilando una bufala fuori menu.
Eppure, sulla mensa scolastica la storia locale ricorda ben altre ambizioni. Sulla questione si era battuto con forza anche l’ex sindaco Giovanni Barone, che nei suoi piani aveva previsto una vera e propria “Cucina didattica con refettorio annesso”, ristrutturando e attrezzando i locali al servizio della scuola materna. Si era arrivati persino al collaudo tecnico delle attrezzature della cucina, quelle che oggi non si trovano più presso i locali annessi alla scuola materna. “Un altro piccolo obiettivo intermedio raggiunto”, scriveva orgoglioso Barone in un post Facebook datato 21/02/2020, portando a casa la bellezza di 251 like e una pioggia di apprezzamenti dai cittadini. Chissà adesso cosa pensa l’ex sindaco di quello che verrà, vedendo quel progetto ridotto a un semplice terminale di scatoloni e cibo preconfezionato da distribuire?
Ma se c’è un posto dove servirebbero assunzioni vere, trasparenti e senza sotterfugi clientelari, è il comando della Polizia Municipale. Il corpo dei vigili urbani è ormai ridotto a un glorioso ma microscopico comitato di sette persone. Viviamo nel paradosso europeo dei paradossi: a Santa Croce ci sono più assistenti sociali in organico che agenti in strada a controllare il territorio.
Dagli uffici comunali, però, l’amministrazione preferisce attivare lo “scudo spaziale della burocrazia”. Quando si chiede come risolvere il deficit della Polizia Locale, i politici sfoderano il volto contrito e recitano il rosario dei vincoli di bilancio, dei tetti di spesa e del turn-over ministeriale. Mancano i soldi o manca la volontà politica (e il tornaconto elettorale)?
Ma d’altronde, in una terra dove il Presidente fa il Sindaco, i Consiglieri cambiano casacca e i ruoli si scambiano con la stessa disinvoltura delle figurine, una soluzione creativa ci sarebbe: perché non mandare gli assistenti sociali a fare le multe in strada e i sette vigili rimasti a gestire le pratiche di ufficio?
Nel dubbio, ci godiamo la nostra sufficienza risicata in trasparenza, consapevoli che a Santa Croce Camerina la confusione regna sovrana e le promesse volano alto. Come dice il saggio proverbio siciliano: “Sutta a parrucca, ogni fissa si ammucca” (Sotto la parrucca, ogni fesseria si fa credere). E noi, a furia di bere bugie elettorali, digerire ruoli ribaltati e pagare l’acqua a peso d’oro, rischiamo di trovarci tutti con la testa coperta… e le tasche decisamente vuote!
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