Santa Croce supera i 10 mila abitanti, eppure l’amministrazione comunale tarda ad attivare il quinto assessorato, nonostante fosse un punto cardine della campagna elettorale. La mancata nomina solleva interrogativi e critiche, soprattutto da chi vede in questa scelta una strategia politica. Perché accontentarsi di quattro assessorati se la città, per diritto, ne può avere cinque? Durante le elezioni, l’istituzione del quinto assessorato era stata presentata come una conquista imprescindibile per lo sviluppo della città. Tuttavia, a distanza di tempo, la promessa non si è concretizzata. Pensare di istituire un assessorato dedicato alle politiche extracomunitarie, perché no? Santa Croce ospita una vasta comunità di immigrati, ma le iniziative di inclusione sono ancora limitate. Gli episodi di tensione sociale e delinquenza rendono necessario un piano di intervento mirato che favorisca la convivenza e l’integrazione; un assessorato specifico potrebbe rappresentare un passo avanti nella gestione delle diversità culturali, promuovendo progetti di inclusione e rafforzando la sicurezza del territorio. Sarebbe tanto – forse troppo – chiedere un assessorato, anche in una prospettiva di maggiore sicurezza per il territorio? Non parlare di inclusione perché fa “trendy”, ma dare a questo concetto il giusto peso. Riprendendo le parole di Italo Calvino, “D’una città non godi le 7 o 77 meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda”. La domanda che molti cittadini si pongono è semplice: perché rinunciare a una risorsa che per diritto spetta alla città? In attesa di risposte concrete, il dibattito resta aperto. Da Santa Croce è tutto… per ora.
Il Pungitopo